Per il suo esordio Mavì sceglie tinte “Noire”

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Giovane a e con un futuro musicale tutto da scoprire, un timbro vocale che non passa inosservato e una penna interessante. E’ Mavì, all’anagrafe Ludovica Sidoti, che  ha pubblicato con Cantieri Sonori il suo singolo d’esordio: Noire. In rotazione radiofonica dal 26 febbraio.

Un brano scritto a quattro mani assieme a Marco Canigiula che, per stessa ammissione dell’autrice, nasce da un sentimento complesso: la rabbia. E’ questo mood forte e negativo ad aver gettato le fondamenta su cui edificare il racconto di questo pezzo, che attraversa una storia difficile in cui i due protagonisti, addirittura, fanno fatica persino a mandarsi a quel paese.

Classe 1996, Ludovica/Mavì è un’artista a tutto tondo: nella sua vita ci sono il ballo, òa fotografia, il disegno ma soprattutto la musica, che questa giovanissima cantante studia da quando aveva 13 anni. L’abbiamo intervistata per farci raccontare di questo suo primo brano e dei progetti che ha in serbo per il futuro.

Il tuo brano di esordio si intitola Noire, un titolo un po’ forte per il primo pezzo di un’artista. Come mai questa scelta?

Volevo un titolo che racchiudesse al meglio il mood della canzone, quello da cui è nata. Il brano racconta di una storia finita, una storia tossica, molto noire. E’ questo il termine che la descrive meglio.

È un brano che, come hai raccontato, nasce dalla rabbia. Anche questa è una scelta alquanto insolita per una giovanissima come te. La rabbia è un sentimento che conosci da vicino?

Certamente. Quasi a tutti sarà capitato di trovarsi in una situazione scomoda, circondati da persone scomode, incapaci di fare un passetto in più verso di noi. Per quanto le si possa rincorrere sono sempre più lontane dal nostro mondo. Con Noire ho voluto esprimere proprio questa sensazione di vuoto e lontananza attraverso una storia priva di amore.

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Hai detto anche però che l’obiettivo del pezzo era “creare un brano che facesse viaggiare”. Come si concilia questa rabbia di base, da cui il brano prende vita, con la sensazione di viaggiare che hai voluto regalare a Noire?

Volevo creare un brano che trasportasse l’ascoltatore nella città dell’amore: Parigi, che nomino anche nel testo. Come già detto, a tutti sarà capitato almeno una volta di provare una sensazione come quella che per me ha fatto nascere il brano: una rabbia incontrollata nei confronti di qualcuno dal quale ci aspettiamo qualcosa. Spero che le sonorità che ho scelto riescano in un certo senso, e nonostante quel sentimento negativo, ad alienare l’ascoltatore “trasportandolo” a Parigi.

Il testo parla di una storia difficile vissuta da una coppia. Un leitmotiv ripreso anche nel video (nato da un’idea di Veronica Amorosi e Ludovica Sidoti e diretto da Marco Giorgi). Sei stata tu a volere che il videoclip enfatizzasse questo aspetto del pezzo?

Si, ho scelto io cosa raccontare anche visivamente. Volevo che il video non lasciasse troppo spazio all’immaginazione e camminasse di pari passo con ciò che cantavo.

C’è un album all’orizzonte? E quando uscirà?

Chi lo sa! È da vedere. Sicuramente Noire è solo l’inizio del mio progetto musicale. Ci sono tante belle cose in arrivo e a cui sto lavorando con Marco Canigiula e tutto lo staff di Cantieri Sonori. Non vedo l’ora di tirarle fuori e posso assicurarvi che non manca molto per ascoltare altre cose. Noi ce la stiamo mettendo tutta…vediamo che succede!

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