Tazenda, “Antìstasis”: l’importanza delle proprie radici tra equilibrio ed empatia

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tazenda antìstasis recensione
Foto di Domenico Rizzo

Antìstasis è il nuovo album dei Tazenda, uscito il 26 marzo. Tra live, raccolte e in studio, si tratta del 20° lavoro della band sarda.

Il disco si compone di 11 storie che raccontano la quotidianità dei sentimenti umani, tra pene d’amore e speranze in un futuro migliore. Tutti questi sentimenti sono sintetizzati dal titolo Antìstasis. Cosa significa? Deriva dal greco antico e si traduce come “resistenza”, termine che i Tazenda hanno scelto per descrivere i modi in cui gli uomini tentano di sopravvivere a tutto.

Un matrimonio tra digitale e il tradizionale: è questa la sintesi di Antìstasis. Il suo messaggio? Equilibrio ed empatia.

Antìstasis track by track

Coro

A dettar l’atmosfera sonora è un’energetica batteria che non si limita a scandire i tempi musicali e delle parole, ma anche delle emozioni. Un crescendo di intensità e riflessione dove l’uomo, consapevole del tempo che scorre, sa bene a cosa  ha rinunciato per comprendere meglio quella parte del proprio universo.
“Ho messo in dubbio la mia sacra promessa per dare spazio a vanità e confusione. Nella palude degli amori indecisi ogni saggezza è condannata a prosciugarsi”.

La ricerca del tempo perduto

Elettronica e rock si incontrano e duellano in questo brano. Una ballad dove si ammettono le proprie debolezze, messe prima a nudo per accettarle a pieno, e poi da parte per il bene della persona amata.
“E vado con le mie lacrime, con le mie paure. Io vado dove c’è un deserto, una festa, mi basta parlare con te. E vado, io vado verso il tuo nome. Spero di perderci il cuore perché io vado dove c’è un profumo si chiama ricerca del tempo perduto”.

Ammajos

É il suono del pianoforte ad aprire il pezzo, dove il canto è una viva preghiera e omaggio all’amore e a quanto questo abbia il potere di far emergere la parte migliore di noi stessi. La magia di questo sentimento universale è riconosciuta fin dall’antichità, atmosfera richiamata dal tipo di tecnica canora e degli strumenti, dando l’impressione di ascoltare la trama di una storia di passate culture.
“Coltivo le rose e i pensieri del regno di me per conoscermi meglio così da esser cibo per te. Se c’è bellezza in me, senza orgoglio in me posso incontrarmi con te. Le nuvole sono incantesimi sopra di noi”.

Splenda

I cori sono le voci delle nostre coscienze, ben consapevoli del fatto di essere in procinto di abbattersi contro un dolore che solo l’amore riesce a dare. Ma no, non sarà questo a fermare l’animo che per natura  si risolleverà nella speranza del futuro e nella bellezza della natura.
“Amore splenda l’estate. Sarai veleno o medicina, ma so che l’anima cammina. Non mi piace la stagione dell’umore senza amore e poco sole tra le nebbie e quelle piogge”

A nos bier

Il brano è cantato in parte in inglese e in parte in dialetto sardo, con sonorità elettroniche che invitano alla spensieratezza, ma non così leggera come potrebbe sembrare, ma riflessiva.
“We really want to set you free. We really want to set me free. E boccherimos liberos. E noccherimos liberos. Misty and pouring
thunders and rain. But you now must go home”

Essere magnifico (feat. Black Soul Gospel Choir)

Nella canzone il ruolo dei colori assume una forte immagine evocativa e descrittiva, di sentimenti e scenari che spaziano tra strofe in italiano, inglese e dialetto. Un inno valorizzato dalla collaborazione con i Black Soul Gospel Choir, un tributo alle forme di vita e alla forze del cambiamento.
Essere magnifico. E spegnere se mi va. Tutte le stelle che mi si oppongono nella strada verso di te. L’amore è fatto di musica che dal cuore va verso te. Ma tutto questo non mi comunica come averti tra le mie braccia. Si tue mi naras che ses sonniu deo apo a sonniare. Baby I will dream tonight

Dolore dolcissimo

In questa canzone, Mogol lascia la sua firma garantendo uno spessore lirico ad una melodia struggente che ben comunica lo stato d’animo del protagonista. Parole semplici, ma che descrivono esattamente il dolore, il dubbio che divora, la paura di perdersi e il benessere dell’altro quando si capisce, si ammette che ormai è finita, ma la routine delle emozioni non fa mettere punti.
“Oramai tra di noi l’amore è un dolore dolcissimo. Anche se senza te un vuoto nello stomaco c’è”

Tempesta mistica

La canzone è un piccolo manuale per chi ha voglia di innamorarsi, senza lasciare però il mondo reale. Ammettere i propri limiti e riconoscere l’importanza di non distruggere la propria personalità in nome dell’amore, anche se questo è pieno, agli occhi degli altri, di bellezza.
“A volte sembra che sussurrino che nell’amore serve un po’ di più
di quello che crediamo ci basterà ma non è sempre così. Non chiedermi nemmeno un attimo di più di quanto posso dare a te.
Non ce la faccio a sopportare di più anche se il premio sei tu”

Dentro le parole

È il brano più pop di questo album: la richiesta di un amore corrisposto è cantato con spirito mistico, religioso. Le sonorità scelte permettono all’ascoltatore di riflettere e far ordine dentro di sé per confessare e dichiararsi all’amore e alla vita.
“Amore che passi lontano dagli occhi aspetto che gridi il mio nome e mi tocchi. D’improvviso ci coglierà come un senso di libertà”

Innos (feat. Bertas)

Come ogni inno, l’attacco è interpretato dal coro ed è un omaggio alle proprie radici e alla propria cultura.
“Chentu oghes faghent coro. Ca sa musica est sa nostra indipendentzia Oh oh oh e ya. Cun sa manu in su coro
Cantamus in limba s’innu de sa nostra terra. S’innu ‘e Sardi-i-gna”

Oro e cristallo (feat. Matteo Desole)

Pianoforte ed archi per ricreare quell’atmosfera romantica e solenne che piace agli emigrati a New York e che trascende pop ed opera.
“Mai così confuso io mi risvegliai come se tra me e il mondo tutto si spegnesse. Mai così impaurito io mi addormentai senza me un volo avanti forse un’altra vita. E sarà benedizione che come pioggia distende. E sarà rivelazione rincontrarsi”

A nos bier

I Tazenda hanno scelto di concludere l’album con questo mix prodotto da un ventenne della new generation post, post, post tutto.
Un augurio per un incontro tra generazioni diverse.

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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