Il bandito e il campione

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Prima parlava strano e non lo capivo
e Francesco non sembrava poi  cattivo …

Io non ci troverei niente da dire
E  non c’è niente da capire …

Quando mi rivolse la domanda:- Vuoi più bene a Francesco De Gregori o a Claudio Baglioni?– non desiderava solo conoscere la quantità  di affetto che io provavo nei suoi confronti e nei confronti della qualità della sua scrittura musicale rispetto a quella di Claudio, con cui spartiva i miei servizi; da buon provocatore metteva alla prova la mia capacità di uscire da una situazione alquanto imbarazzante, visto che Claudio Baglioni era al tavolo con noi.

Francesco De Gregori è certamente vanitoso. Chi non lo sarebbe se fosse stato l’autore di versi che vengono evocati quotidianamente per la loro forza e per il loro significato? L’autostima di una persona intelligente produce effetti positivi nel suo operato artistico, poiché è la prima leva che porta a pretendere da se stesso un livello sempre più elevato, nel proprio impegno artistico. Francesco De Gregori è così. Sul lavoro non è indulgente con se stesso, come non lo è con il prossimo. Pretende il meglio. Pretende serietà e lealtà, perchè lui stesso possiede queste virtù.

Ecco, io non vi racconterò le tappe della sua carriera o le date e le ricorrenze che la rappresentano: per questo potete leggere una delle tante biografie dedicate al Principe dei cantautori. Vi racconterò piuttosto qualche aneddoto, divertente o meno, del suo quotidiano, sia come artista che come persona.

Quando negli anni’70 avevo collaborato con Luigi Grechi, il fratello più grande che aveva sacrificato il cognome De Gregori per non restarne vittima, spesso gli facevo delle domande su Francesco, non sembrava però essere uno dei suoi argomenti preferiti. I loro mondi musicali erano distanti. Se quello di Francesco era indirizzato quasi unicamente verso i folksinger statunitensi, quello di Luigi lo era verso i chitarristi country blues.  Luigi subiva l’ombra di Francesco senza drammi, muovendosi nei suoi piccoli ma virtuosi spazi.  Eravamo molto amici e ci frequentavamo volentieri. Io assaporavo la sua zuppa di fave e il suo fingerpicking e lo assistevo come discografico. In un’occasione, conobbi anche il celebre fratello, niente di più che un saluto.  Qualche anno più tardi, Luigi regalò una canzone a Francesco: il bandito e il campione.

Luigi Grechi De Gregori con me, primi anni'70

Una quindicina di anni dopo, iniziai la mia collaborazione con Francesco De Gregori. I nostri incontri,in breve tempo, si moltiplicarono anche al di fuori dell’impegno professionale . Con Francesco avevo molte cose in comune, la visione sociale e politica, la passione per la lettura e  per la musica, oltre all’amore per la cucina di pesce. Quindi, oltre a elaborare strategie per il lancio dei suoi nuovi album, ci dedicavamo a questi “vizi”. Facevamo tour gastronomici ovunque ci trovassimo. Credo di essere stato seduto con lui al tavolo dei migliori ristoranti di pesce sia di Roma che di Milano, le nostre rispettive città. Nella sua dimora di campagna in Umbria, luogo dove Francesco produce dell’ottimo olio, una volta trovai a fargli da cuoco il bravissimo e simpatico chef  Giorgione, star dei programmi gastronomici in tv.  Nel campo musicale invece, tramite la Sony Music americana, io gli procuravo un considerevole numero di dischi di artisti di suo interesse e, lui, per contraccambiare, mi procurava libri del filone “grottesco” statunitense: Jim Thompson e Joe R. Lansdale, che erano anche i suoi preferiti. La sua è stata una compagnia accrescente di molti valori. La nostra confidenza e amicizia nell’ambito personale, non doveva alleggerire la maiuscola serietà con cui lui si aspettava che io affrontassi i miei impegni professionali. Era, e forse è ancora, molto rigoroso. Una volta si è infuriato perchè in un suo video, che era appena entrato in rotazione su Videomusic, l’emittente musicale più importante all’epoca, non era stato inserito il logo della sua etichetta. Non ci fu nulla da fare; contrariato, mi fece svegliare in piena notte il responsabile della TV, affinché si recasse negli studi e, immediatamente, includesse nella clip l’informazione mancante.

Ma si era dimostrato anche imprevedibile nelle sue scelte, normalmente rigorose e con poche concessioni ai media. Faccio un esempio. Non avrei mai proposto a Francesco di farsi intervistare per il programma televisivo “Superclassifica Show” di Tv Sorrisi e Canzoni, condotto da Maurizio Seymandi con il “telegattone”. Conoscendo l’artista, era meglio tenersi alla larga da certe “leggerezze un po’ kitsch”, che vanno benissimo per qualsiasi altro prodotto  pop. Forse per spiazzarmi o, più facilmente, per provocarmi, Francesco De Gregori mi disse: – Perché  non mi fai partecipare alla Superclassifica Show?- Alla fine la fece e io dovetti parare, nel senso reale e fisico del termine, il lancio del suo disco.

Francesco De Gregori in conferenza stampa, con me

Il suo essere rigoroso, nell’attività artistica, gli aveva imposto di non partecipare mai ad alcuna iniziativa di beneficenza. Non che Francesco sentisse poco la solidarietà sociale, anzi,  la affrontava privatamente, come persona, e non  nella vesta di artista e, soprattutto, cercava di evitare il proliferare di richieste, molto spesso poco serie e attendibili, che venivano rivolte in quell’ambito. Quando aderì, forse l’unica volta, poi se ne pentì e chiese a me di cancellargli l’impegno che lui stesso aveva preso.

La sua passione per Bob Dylan fu il motivo per cui ci separammo per un breve periodo. Infatti, quando la CBS divise le etichette principali Columbia ed Epic, io diventai direttore di quest’ultima ma lui volle restare legato all’etichetta a cui appartiene anche Bob Dylan, la Columbia. Più tardi, quando la CBS passò alla Sony Music ed io tornai a capo di entrambe,  mi ritrovai con Francesco De Gregori.

Nel lungo periodo della nostra collaborazione ebbi, grazie a Francesco, l’occasione di conoscere e lavorare con la straordinaria Giovanna Marini,  musicista, cantautrice e ricercatrice etnomusicale e folklorista italiana. L’album “Il fischio del vapore”, che permise a questa splendida autrice di farsi conoscere da un pubblico più ampio, è stato frutto di un lavoro corale con Francesco De Gregori. In genere, quando si ha a che fare con una persona intelligente e creativa, è facile avere la possibilità di  incrociare altri artigiani dell’arte musicale. Una sera, dopo un concerto in Emilia Romagna, credo a Correggio, fummo ospiti di Luciano Ligabue. Fu una serata molto piacevole tra due persone che si apprezzano e che donano, anche fuori dal palco, esempi di divertente e buona cultura.

A proposito di serate dopo concerto ne ricordo una molto buffa, da qualche parte in Italia. Francesco De Gregori e io, dopo lo spettacolo, ci facemmo indicare un posto dove andare a cena. Arrivati nella trattoria segnalataci, seduti e rilassati, ordinammo e iniziammo a chiacchierare.  A un certo punto, sentimmo un gran vociare ad un tavolo vicino. La persona, che stava parlando ad alta voce al telefono, si alzò dal suo tavolo e venne vicino al nostro. Noi, che stavamo parlando allegramente,  non ci eravamo accorti  dell’individuo in piedi, di fianco al nostro tavolo, che brandiva il cellulare come fosse una spada laser di Star Wars, fino a quando non lo posizionò sotto il mento di De Gregori, dicendo: – Scusa Francesco, è mia moglie. Non crede che siamo al ristorante insieme. Non è che potresti cantarle “La Donna Cannone”?- Il volto dell’artista si irrigidì, gli occhi lo fulminarono di milioni di schegge cariche di fastidio, le labbra si serrarono sbarrando ogni possibilità di far uscire insulti indecenti di cui poi pentirsi e tanto meno per cantare La Donna Cannone. Si scrollò di dosso tutta la rabbia e, con formale gentilezza ed educazione,  rispose:- No, mi dispiace, sono impegnato in una complessa discussione con il mio discografico. Segua i miei concerti, ci sarà un’altra occasione.-

Una volta, l’ho accompagnato all’aeroporto di Linate, doveva rientrare a Roma ed era senza soldi. – Massimo, mi presti cento euro per il taxi a Roma? – Gieli diedi e, il giorno dopo, mi inviò un fax con la fotocopia della banconota  con scritto sopra: “Siamo a posto, grazie”.  Forse non c’è niente da capire, ma decidete voi, fra noi due, chi era il bandito e chi il campione.

Oggi, è un suo importante compleanno, quindi, ho deciso come regalo di cancellare il suo debito nei miei confronti.

Auguri “Principe” dei cantautori.  

E allora eccoci, siamo qua
Siamo venuti per niente
Perché per niente si va
E c’inchiniamo ripetutamente
E ringraziamo infinitamente …

 

 

 

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.

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