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La nuova pandemia è la perdita della memoria. Un esordio surreale alla greca

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Apples
di Christos Nikou
con Aris Servetalis, Sofia Georgovasili, Anna Kalaitzidou, Argyris Bakirtzis, Kostas Laskos
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C’è un contagio in questo film greco andato a Venezia 2020 ad aprire la sezione Orizzonti (profetico, il lockdown in Grecia partì il giorno dell’anteprima): molti perdono la memoria. Aris viene portato all’ospedale dopo aver saltato la fermata del tram e aver dimenticato chi è, dov’è, che fa, chi era stato. Il programma dell’ospedale è algido come il film (Christos Nikou è partito come assistente di Yorgos Lanthimos in Kynodontas- Dogtooth) e prevede prescrizioni di azioni da fare e documentare per ricostruirsi un’identità senza recuperare la memoria: andare in bicicletta, andare al cinema, conoscere una ragazza in discoteca, magari farci l’amore per pura esperienza, tuffarsi da 10 metri, andare a visitare un malato terminale e via così. Sembra che il medico dia prescrizioni alla Lars Von Trier. Più avanti è previsto anche un salto col paracadute, ma la storia di sesso estemporanea di Aris rivela che in realtà anche la ragazza segue analoghe prescrizioni . Gli step vanno documentati con Polaroid  (è un mondo senza digitale, in effetti non si vedono cellulari), la musica introduttiva è Scarborough Fair Canticle di Simon & Garfunkel (forse), il film da vedere è Non aprite quella porta (però con il titolo originale un po’ diverso) e le mele del titolo sono la frutta prediletta del protagonista, che però smette di consumarle  quando gli dicono che aiutano la memoria. La metafora è partita da un lutto privato,  dalla condizione contemporanea e dalla malattia economica della Grecia, ma con la complicità del Covid diventa davvero universale. Opera di esordio interessante, i modelli, a parte il surreale glaciale alla Lanthimos, a detta del regista sono Spike Jonze, Leos Carax e Charlie Kaufman.

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