Concerti rinviati all’infinito e impossibilità di avere un rimborso: un problema italiano

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https://www.spettakolo.it/2021/04/02/tra-i-singoli-sempre-primo-musica-leggerissima-con-gli-album-i-sanremesi-stentano/

Esattamente un mese fa ci chiedevamo quando avrebbero iniziato a rinviare i grandi live estivi che sicuramente non si terranno, ma a parte qualche timido segnale (Vasco Rossi ha annunciato che il tour verrà posticipato ed entro il 15 aprile si dovrebbero conoscere le nuove date, Zucchero ha comunicato oggi i recuperi per i 14 live in Arena, Emma e Francesco Gabbani hanno “spalmato” su più date i loro concerti veronesi) sono ancora tantissimi i concerti (o i tour) che con ogni probabilità non si potranno tenere, ma i cui biglietti sono ancora in vendita come se nulla fosse (sold out a parte, ovviamente). Qualche nome: Ligabue, Cesare Cremonini, Ultimo, Max Pezzali, ed altri ancora.

Ovviamente non sono da meno i tour teatrali primaverili ancora in calendario: pensiamo a Fiorella Mannoia, Francesco Renga, il giro europeo di Ligabue prima di Campovolo e quello di Gianna Nannini prima del concerto allo Stadio Franchi (che presumibilmente non si potrà tenere a fine maggio), e così via…

Ma il punto su cui vorrei soffermarmi stavolta è un altro: perchè in Italia non viene concessa la possibilità di avere un rimborso del biglietto acquistato, ma si continuano a spostare le date dei concerti e a mantenere la validità dei biglietti per la nuova data? Perchè una persona che ha acquistato un biglietto nel 2019 per un concerto che si doveva tenere nel 2020 ora vede spostato quel live al 2022 e non può avere il sacrosanto diritto di riavere indietro i soldi spesi, ma deve tenere quel denaro “impegnato” per due anni e mezzo?

E non è difficile pensare che tra chi vorrebbe vedere il proprio biglietto rimborsato non ci sia magari qualcuno che di quei soldi ha bisogno, perchè magari la pandemia gli ha portato via il lavoro oppure lo ha messo in difficoltà economiche, e anche quei 100 € potrebbero tornare utili.

Ma anche senza voler fare questo tipo di discorsi, il rimborso monetario (e non tramite voucher) a fronte di un rinvio dovrebbe essere un diritto sacrosanto, ed è un problema che in Italia esiste da sempre, il Covid l’ha solo accentuato, avendo portato al rinvio di ogni live.

Giusto per farvi innervosire un po’ di più, sappiate che all’estero (quantomeno in alcuni paesi), nel momento in cui viene rinviato un concerto si può scegliere se tenere i biglietti o chiedere il rimborso di quanto speso, fino all’ultimo centesimo.

Vi porto un paio di esempi che mi hanno riguardato da vicino: anche quest’anno il British Summer Time, festival che si svolge a Londra, per la precisione ad Hyde Park, non ci sarà. Gli organizzatori hanno scritto una mail che, dopo le abituali parole di dispiacere per l’annullamento e le prime news sulla line-up 2022, recitava così: «Tutti i biglietti rimangono validi per le rispettive date del 2022. Sarete contattati dal rivenditore dei vostri biglietti con maggiori dettagli, incluse le informazioni riguardo il rimborso nel caso non siate più in grado di poter prendere parte ai concerti nelle nuove date. Se non sarete contattati entro venerdì 30 aprile, per favore contattateli direttamente voi.»

Altro giro, altro esempio: addirittura a dicembre del 2018 avevo acquistato dei biglietti per il concerto di Zucchero alla Royal Albert Hall di Londra, che si sarebbe dovuto tenere il 10 giugno 2020. Una volta arrivata la notizia del posticipo (al 13 maggio 2021), ho contattato il Box Office del teatro e in 15 giorni mi hanno rimborsato 2 dei 4 biglietti che avevo acquistato: è stata una mia decisione tenere gli altri due per poter poi assistere al concerto.

Ma non è finita qui: è di qualche giorno fa la notizia che, a causa delle restrizioni imposte dal premier britannico Boris Johnson, anche questi concerti saranno posticipati, e ovviamente viene data ancora una volta la possibilità di scegliere se tenere i biglietti per la nuova data (il 21 e 22 aprile 2022) oppure ricevere un rimborso totale.

E qui arriviamo al fulcro di questo articolo: come si può vedere da questo link, i biglietti per i due concerti londinesi di Zucchero sono stati venduti quasi tutti, nonostante ci sia la possibilità per chi li aveva acquistati di poter chiedere il rimborso.

Questo cosa significa? Che la gente perlopiù ha scelto di tenersi i biglietti oppure (come nel mio caso) i biglietti rimborsati sono stati già rivenduti a qualcun altro.

Ma la differenza sta tutta in quelle poche parole: “la gente ha SCELTO di tenersi i biglietti”. È stata quindi una libera scelta e non un’imposizione da parte dei promoter.

L’altra considerazione che si può fare è appunto che, nonostante i rimborsi, i biglietti reimmessi sul mercato sono stati comunque (ri)venduti, non arrecando quindi nessun danno economico al promoter.

In sostanza un’operazione win-win, in cui tutti hanno potuto scegliere la soluzione migliore per loro, basata su un concetto molto semplice: il rispetto del cliente.

Perchè in Italia questo non succede? Perchè chi ha un biglietto in mano deve essere ostaggio di continue riprogrammazioni senza aver diritto ad un rimborso?

D’altronde chi è che chiederebbe il rimborso per un biglietto preso magari con molta fatica come quello per Ligabue, Vasco, Ultimo?
È chiaro che la quasi totalità delle persone si terrebbe stretto il proprio ticket, così come è palese che se qualcuno dovesse chiedere il rimborso quello stesso biglietto sarebbe venduto a qualcun altro in un istante.

Allora perchè non concedere questa possibilità, che farebbe fare anche una bella figura agli organizzatori dei live? Perchè far correre il rischio di non poter più assistere al concerto e magari rimanere col classico “cerino in mano” del biglietto pagato e non utilizzato?

In questo anno e mezzo di cose ne sono successe abbastanza, quindi una persona può essere impossibilitata ad andare a un concerto per i motivi più disparati, oppure molto più banalmente perchè magari aveva preso il biglietto per un concerto a due ore di distanza da casa per il sabato con l’intento di farsi un weekend fuori città e ora si ritrova il live spostato al martedì e l’impossibilità di spostarsi in mezzo alla settimana.

Quindi perchè se l’organizzatore spariglia le carte in tavola (non per colpa sua, ovviamente, ma la pandemia c’è per tutti e non solo per loro) è sempre e solo il fan a subirne le conseguenze?

E non si venga a dire che c’è la possibilità di utilizzare FanSale, la rivendita di biglietti ufficiale a prezzo di costo, perchè per un biglietto di Vasco che verrebbe piazzato in un nanosecondo ci sono altre decine e decine di concerti che non sono sold out e per i quali bisogna aspettare anche mesi per riuscire a piazzare il proprio ticket, sempre ammesso che ci si riesca.

Eppure dopo mesi e mesi di battaglie da parte del settore il Governo ha finalmente e giustamente stanziato dei fondi anche per i promoter che hanno visto azzerata la loro attività, quindi adesso che nelle loro casse c’è un’ulteriore iniziezione di liquidità oltre a tutti i biglietti messi in stand-by e non rimborsati e ai nuovi concerti messi in vendita (spesso a capienza del 100%, con un po’ troppa leggerezza riguardo lo sviluppo della pandemia) potrebbe e dovrebbe essere arrivato il momento giusto per concedere il rimborso all’utilizzatore finale.

Così facendo si demotivano milioni di fan che amano la musica dal vivo e che hanno comprato, a volte con anni di anticipo, biglietti che progressivamente diventavano sempre più cari. Ora è giunto il momento di dimostrare che si ha a cuore anche gli interessi dei fan, non solo il loro portafogli.

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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