Un libro racconta la musica ai tempi del Covid-19

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Musica in lockdown

Come è cambiato il modo di ascoltare musica dopo l’esplosione del Covid-19? Quali sono stati i danni economici, ma anche psicologici e sociali? Può esistere un mondo senza musica? Cosa unisce l’ascoltatore casuale al cantante pop di successo? E come ha reagito il settore tecnico-discografico? Sono alcune domande che si pone Riccardo De Stefano, autore di Musica in lockdown. Come si è fermata e come farla ripartire (Arcana, 240 pagg, 17,50 €).

Anche grazie all’aiuto di numerosi interlocutori (dal direttore generale della SIAE Gaetano Blandini ai discografici Emiliano Colasanti, Roberto Trinci, Gabriele Minelli, Enzo Mazza e Antonio Sarubbi ai promoter Claudio Trotta, Massimo Bonelli e Alessandro Ceccarelli, più altri professionisti del settore, inclusi i musicisti Colapesce, Riccardo Zanotti e Galeffi), De Stefano spesso riesce a dare risposte convincenti, o perlomeno documentate, su come si è evoluto il settore musicale italiano negli ultimi anni, e come ha reagito a quella mazzata tremenda rappresentata dal Covid.

Musica in lockdown affronta il tema della centralità della musica in una società che da una parte sente il bisogno di suonare e cantare, e dall’altra dà per scontato il lavoro dell’artista, magari commettendo il grossolano errore di mettere tutti sullo stesso piano, dalle superstar che riempiono stadi e arene ai chi se non fa svariate decine di concerti all’anno magari in club da poche centinaia di persone non riesce a sbarcare il lunario.

Insomma, una lettura interessante per cercare di capire cosa vuol dire fare musica al tempi del Covid-19.

Di seguito pubblichiamo un estratto dell’introduzione di Musica in lockdown. Come si è fermata e come farla ripartire di Riccardo De Stefano, Arcana edizioni (© 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione).

di Riccado De Stefano 

Il Covid-191 e le conseguenze dei lockdown vissuti resteranno per anni sulla pelle di chi è sopravvissuto, oltre a lasciare un marchio indelebile nell’anima delle persone di tutto il mondo, adesso consapevoli di non essere necessariamente protette e al sicuro da qualcosa di così subdolo e imprevedibile come un invisibile virus. Perché da oggi, anzi da ieri e forse per sempre, sappiamo che se è successo, potrebbe accadere ancora in futuro e nessuno può realmente dire quando o come accadrà.

Senza andare a scavare in terreni che non mi competono, come quello della sociologia o della politica, il mio ruolo, qui, è solo quello di vedere gli effetti di una cosa così grande – la pandemia – sulla musica in Italia e nel mondo. Come, cioè, sia cambiato il modo di percepire la musica, negli ascoltatori, per chi ci lavora e perle istituzioni, ritrovatesi nello scivoloso compito di dover tutelare una filiera che viene reputata indispensabile da quasi ogni persona al mondo, eppure di cui non si cura praticamente nessuno, spesso neanche chi ci si muove dentro.

Il punto centrale di questo libro sta tutto nella sua domanda, quella che mi ha spinto a scriverlo: a chi interessa davvero della musica?

Fino allo scorso decennio, o meno retoricamente fino a qualche mese fa, la musica era una cosa data per scontato, sempre perennemente presente nella nostra vita quotidiana in una forma o nell’altra e comunque necessario corredo a qualsiasi altra forma espressiva, dai film, ai contenuti web fino alle musiche nei supermercati, che ci tengono compagnia mentre scegliamo quale marca di fagioli comprare in caso di un altro lockdown.

L’obiettivo di questo libro è quindi quello di catturare uno stato d’animo di un preciso settore – quello musicale – nel momento in cui molte delle sue certezze sono venute meno. Cercando di fare chiarezza su quanto è stato fatto, quanto si farà e quanto si poteva fare, e come, per tamponare un’emergenza che ha toccato indiscriminatamente ogni settore della società civile, di qualsiasi nazione al mondo. In un certo senso correggendo da una parte quanto scritto da me alla fine dello scorso decennio, dall’altra parte, provando a dare voce a chi sta lottando per far sì che la musica, in Italia, non venga considerata esclusivamente un hobby, o intrattenimento facilmente trascurabile, ma un settore culturale importante, essenziale e capace di dare lavoro a centinaia di migliaia di persone, oggi – a inizio 2021, nel momento in cui finisco di scrivere – pesantemente a rischio per il loro futuro e il loro lavoro.

Musica in lockdown

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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