Quattro classici del cinema francese da riscoprire

Da martedì 13 aprile 2021 in streaming Il disprezzo di Jean-Luc Godard, Lo spione, Leon Morin, prete di Jean-Pierre Melville e Lancillotto e Ginevra di Robert Bresson

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Foto film Il disprezzo

La visione di ogni film costa Euro 5.00

Chi ama il cinema francese è servito. La Cineteca di Milano offre in streaming la visione di quattro pellicole che ogni cinefilo dovrebbe vedere o rivedere. Si inizia con Il disprezzo, tratto dal romanzo di Alberto Moravia diretto nel 1963 dal detestato, amato, odiato, discusso Jean- Luc Godard, riconosciuto come uno dei più grandi autori del cinema emergente. La storia è quella dell’autore di gialli Paul Javal (Michel Piccoli) scritturato dal produttore americano Jeremy Prokisch (Jack Palance) per rimaneggiare la sceneggiatura di un film tratto dall’Odissea, la cui lavorazione è già in corso, ma che è ritenuto poco commerciale.  Javal è un intellettuale in crisi, sposato a Camille (Brigitte Bardot), una francese molto affascinante, che è corteggiata insistentemente da Prokosch. Per il suo atteggiamento ambiguo lo scrittore mette a repentaglio il suo matrimonio provocando in Camille un profondo disprezzo. La pellicola avrà una travagliata esistenza. Il produttore Carlo Ponti nell’ edizione italiana, come scrive Gian Piero Brunetta in Il cinema che ho visto- Frammenti di un’autobiografia – Carocci editore, “non solo ha tagliato 400 metri di film, e ne ha modificato del tutto i dialoghi, trasformando anche i caratteri dei personaggi, ma ha sostituito le musiche originali del compositore francese Georges Delerue con quelle dell’italiano Piero Piccioni e ha invertito le scene finali. Il risultato è stato il misconoscimento dell’opera da parte del regista”.  Da non perdere sono anche due opere di Jean- Pierre Melville.  La prima è la trasposizione filmica di un romanzo di Béatrice Beck intitolata Léon Morin, prete, interpretata da Jean – Paul Belmondo, il nuovo astro del cinema francese messosi in luce con Fino all’ultimo respiro. L’ azione di Léon Morin si svolge durante occupazione tedesca. Barny (Emanuelle Riva), giovane vedova di un ebreo comunista, madre di una bambina che lavora in una scuola per corrispondenza, è rimasta in contatto con i partigiani nascosti sulle colline circostanti. La donna è critica nei confronti dei fedeli e dei preti della sua parrocchia. Così decide di farsi confessare dal sacerdote più popolano e bello con cui si instaura un rapporto dialettico intenso. Poi lei gli si offre, ma viene respinta. Ha così fine una storia mai iniziata: quella di un prete e di una giovane donna che voleva perderlo. La secondo pellicola di Melville Lo spione tratta da un romanzo della Série Noire di Pierre Lesou, ancora con Belmondo, ruota attorno a Maurice Faugel (Serge Reggiani) appena uscito di galera, che si reca nella casa del ricettatore Gilbert Varnove (René Lefèvre) e lo uccide per vendicarsi della morte di sua moglie Arlette, rubando alcuni gioielli provenienti da un colpo organizzato da Nuttecchio (Michel Piccoli), proprietario di un locale molto frequentato. Silien (Jean – Paul Belmondo) sospettato di essere un doulos – un informatore (come sono chiamati nell’ambiente del milieu, la malavita) e in particolare amico dell’ispettore Salignar (Daniel Crohem), mette in moto una macchina infernale che porterà ad un finale sanguinoso e feroce. Alla fine della lavorazione Belmondo guardandosi per la prima volta sullo schermo  esclamerà sorpreso: “Ma merda! Ma allora l’informatore sono io?!”.  Ultimo gioiello in programma è Lancillotto e Ginevra, 1974, dell’austero Robert Bresson, storia del cavaliere Lancilotto del Lago (Luc Simon) tornato sconfitto dopo essere stato inviato da Re Artù (Vladimir Antolek-Oresek) alla ricerca del Graal. Convinto che il suo fallimento sia dovuto al castigo divino inflittogli per la sua relazione amorosa con Ginevra, la moglie del re (Laura Duke Condominas), Lancillotto vorrebbe cambiare vita, ma dopo un torneo rapisce Ginevra che Artù aveva segregato, contribuendo a far esplodere tensioni tra i cavalieri.  Il film, realizzato dal regista dopo venticinque anni di preparazione, ottiene buone recensioni , ma non un grande interesse da parte del pubblico.

Foto film Lo spione

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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