Spadò il danzatore nudo, documentario di Riccardo De Angelis e Romeo Marconi

Film selezionato alla 16esima edizione del Los Angeles-Italia Film Fashion and Art Festival in programma dal 18 al 24 aprile 2021

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Foto film Spadò il danzatore nudo

La riscoperta di un artista eclettico e geniale dell’avanguardia italiana e europea   

Grazie al Marco Travaglini, nipote di Alberto Spadolini la figura di Spadò, danzatore, attore, regista e pittore, è stata riscoperta in seguito al ritrovamento di un ricco archivio fotografico e giornalistico contenuto in una scatola “dimenticata” in una soffitta di Fermo. Nato a Ancona nel 1907, ma trasferitosi presto a Roma, Alberto dimostra già da ragazzo una spiccata predisposizione per la pittura e per la danza. Negli anni Venti è aiuto scenografo e matura il suo talento presso l’atelier di Giambattista Conti, pittore del Vaticano, l’Accademia di Belle Arti e la scuola di Duilio Cambellotti. Decoratore presso il Vittoriale degli italiani, stringe amicizia con Gabriele D’ Annunzio. Alla fine degli anni Venti si trasferisce a Parigi frequentando da pittore Max Jacob e Jean Cocteau e poi da danzatore il gruppo di Mistinguett, Joséphine Baker e Serge Lifar, mentre come attore lavora al fianco di Jean Marais e Jean Gabin e ancora come coreografo è stimato da Maurice Ravel e Paul Valéry. Artista eclettico e geniale, Spadò così chiamato dagli amici, è anche un grande seduttore di donne, da Joséphine Baker a Marlene Dietrich. In particolare il suo legame con la Baker, tormentato e complesso, sarà molto chiacchierato. I due amanti, accomunati da un’infanzia di sofferenze e povertà, emigrati entrambi in Francia e senza aver mai studiato nelle Accademie, diventano celebri danzatori. Le loro incisive personalità rivoluzionano la scena parigina con una ventata di novità. La coppia opererà anche nella Resistenza anti-nazista nel corso della seconda Guerra Mondiale battendosi per tutta la vita contro la segregazione razziale. Secondo alcune testimonianze Spadolini avrebbe continuato nel dopoguerra la sua attività di spionaggio a favore dei servizi segreti occidentali. Altro grande amore di Alberto è la divina Marlene Dietrich. I due, dopo la fine della loro storia, si ritroveranno il 14 luglio 1939, per danzare nell’ ultima grande festa popolare prima dello scoppio del conflitto. Attivissimo in tutti i campi artistici, Spadolini è presente insieme a Jean Marais, per la prima volta sulla schermo, nel film di Marcel L’Herbier del 1933 L’ Herpier, in Marinella di Pierre Caron del 1936 e in Le Monsieur de 5 heures ancora di Caron del 1938. L’ anno dopo fa parte del cast del capolavoro di Marcel Carné Alba tragica con Jean Gabin, film attaccato dalla censura e riproposto con alcuni tagli tra i quali la scena nella quale Spanò interpreta un piccolo gangster italiano. Nel ’41 di ritorno da Stoccolma l’artista recita nel ruolo di un minatore rissoso in Le pavillon brule di Jacques de Baroncelli e nel 1950 è regista di Rivage de Paris, con le musiche di Django Reinhardt. Poi a Londra è assunto da Alexander Korda come adattatore dei dialoghi per la versione francese del film L’ avventuriero della Malesia di Carol Reed e di I racconti di Hoffman di Michael Powel e Emeric Pressburger. Da non trascurare è la sua attività di pittore. Negli anni immediatamente prima la seconda guerra mondiale e durante il conflitto alcuni suoi dipinti sono ritenuti ricchi di simboli misteriosi che, avrebbero potuto contenere un codice segreto con il quale Spadolini forniva alla Resistenza informazioni sulle attività dei nazisti. Il 17 dicembre 1972 Alberto è rinvenuto morto nel sua appartamento. Il documentario Spadò Il danzatore nudo di Riccardo De Angelis e Romeo Marcon con la partecipazione dell’Atelier Spadolini di Marco Travaglini, è stato girato tra Ancona, Fermo, Riccione e Gardone Riviera e sarà presentato al Los Angeles-Italia Film Fashion and Art Festival in programma dal 18 al 24 aprile 2021.

Foto Alberto Spadolini

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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