Giovanni Neve: mi sento come il protagonista de “Le Notti bianche” di Dostoevskij

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Due singoli già pubblicati, un album in lavorazione e tanta determinazione. Giovanni Neve – classe 1997 – è un giovanissimo artista che, nella scrittura e nell’interpretazione, riesce a rappresentare al meglio le caratteristiche che rispecchiano pienamente il suo modo di essere. A tratti un po’ retrò.

Si definisce un romantico e un sognatore, stralci di personalità che si ascoltano chiari e forti  in ogni nota e si ritrovano anche in ogni sua risposta non in musica.

Così come, nelle sonorità e nei testi immediati, si scorge la solarità tipica della  giovanissima età di questo cantautore marchigiano. Una solarità che non diventa mai superficialità e che Giovanni riesce a mescolare ai profondi spunti di riflessione che –  come ogni artista che si rispetti – è capace di trovare in ciò che gli accade intorno.

Abbiamo intervistato Giovanni Neve per farci raccontare dei suoi due singoli: Camini e Astronavi da Crociera (quest’ultimo uscito lo scorso 9 aprile) e di tanto altro ancora.

Il tuo primo singolo, Camini, parla della fine dell’estate e di una separazione tra due innamorati, questo secondo, Astronavi da Crociera, si affaccia invece alla rinascita tipica delle stagioni migliori e racconta di un amore pieno. Come mai due brani così diversi, quasi opposti, usciti a così poco tempo di distanza?

Perché sono canzoni nate in due momenti diversi. Camini è nato alla fine di un’estate piena di amore. Ho vissuto una storia di quelle che non ti fa toccare coi piedi per terra, poi però la vita ricomincia con la routine, la scuola, il lavoro e quando ritocchi il suolo terrestre, capisci che la vita non è solo rose e fiori. Allora nasce la malinconia e la nostalgia. È la storia di due amanti che si devono separare perché uno deve andare a studiare in America e l’altro a fare la vita di sempre tra lavoro e studio. È autobiografico in parte anche se un po’ romanzato, lo ammetto. Invece Astronavi da crociera è nato negli ultimi due mesi. Avevo scritto solo la prima strofa tanto tempo fa ma il resto è recentissimo. Sono molto suscettibile alle stagioni, al meteo che cambia e alla natura. Mi ritengo una persona in armonia con la natura e quindi è quasi normale che mi trasporti dove vuole lei. L’autunno mi da quella sensazione di nostalgia e malinconia, se penso alla primavera invece penso alla rinascita, sento spensieratezza, leggerezza, freschezza. Tutte cose di cui abbiamo assoluto bisogno, soprattutto nel contesto storico che siamo chiamati a vivere.

Da cosa viene il titolo Astronavi da crociera che può sembrare un ossimoro?

Astronavi serve per evocare uno spazio universale, lo Spazio ultraterrestre appunto. Da crociera invece è  un elemento che mi lega alla realtà che vivo. Casa mia è una città di 50.000 abitanti e a ridosso del mare: Civitanova Marche. La presenza di navi, del porto e del mare è dentro la mia storia. Ho voluto creare un binomio tra spazio – inteso come universale – e il mare dove io vivo. E in cui mi perdo mentre guardo l’orizzonte, che spesso non riesco a distinguere dal cielo in un gioco di finito-indefinito.

In entrambi i pezzi parli di cielo, nuvole e soprattutto in Astronavi da crociera c’è un forte ruolo ricoperto dall’immaginazione e dalla necessità di sognare. Sei un sognatore?

Mi sento un po’ come il protagonista de Le notti bianche di Dostoevskij. Un grande sognatore, che va in giro e sembra vagabondare ma in realtà vive in un mondo ideale purtroppo molto lontano dalla terra che calpestiamo. La natura in generale, intesa come spazio indefinito e a cui non sappiamo dare delle risposte, e la dimensione dei sogni che ancora non riusciamo a spiegare sono tra le cose che mi attraggono di più. Io voglio buttarmi dentro tutto questo, completamente. Gli elementi naturali che mi circondano fanno di me un sognatore perché alcune domande che mi faccio possono trovare risposta solo attraverso i sogni e gli ideali.

Quindi hai questo animo di un ragazzo di un’altra epoca ma riesci ad essere anche pienamente parte del tuo tempo. Anche il video di questo ultimo singolo, fatto in verticale, ricorda tanto le IG stories e nel testo i riferimenti alla tecnologia e alla contemporaneità sono tanti…

Esatto, bravissima, il senso era esattamente quello di ricordare le stories. Voglio essere vicino alla mia generazione e cerco di mescolare questo linguaggio incognito, misterioso, onirico e aulico – perché se parliamo di sogni e ideali, parliamo di cose “alte” – ai mezzi dei giovani di oggi che io stesso utilizzo. Cose fresche, semplici, quotidiane che fanno parte della vita di ogni giorno. Voglio tradurre pensieri alti in semplicità.

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Visto che stiamo parlando di sogni, torniamo al tuo pezzo d’esordio: Camini, perché c’è un verso del brano che dice “il cielo arrugginisce dietro a un sogno a stelle e strisce”. Pensi che al tua generazione si faccia ancora affascinare dal sogno americano?

Per me si. Io sono nato nel 1997, sono quasi un “millennials” e nel 2000 il sogno americano è stato molto presente nella vita di ognuno di noi. Anche solo per le serie TV che abbiamo visto, dal Principe di Bel Air in poi. Alcune serie TV ci hanno catapultato in un mondo che ci ha fatto venire la voglia di America. Forse di soddisfare quelle che sono le possibilità che si riscontrano in quel continente che è ovviamente considerato più all’avanguardia rispetto a noi per tanti versi.

Se ti chiedessi il nome di un cantautore italiano e di uno americano che ti hanno ispirato nel tuo percorso?

Tra gli americani direi tutti ma dovendo scegliere, tra pelle e cuore, ho Johnny Cash. Tra gli italiani, quello che mi ha formato più di tutti e a cui devo tanto da ascoltatore e da artista, è De Andrè.

Che progetti ci sono nel tuo futuro?

Ci saranno altre novità e sorprese, di certo un nuovo singolo a breve. E poi un album. Ad oggi non so ancora dirti se l’album uscirà a fine 2021 o nel 2022 ma sarà un disco che parla della vita quotidiana di un 23enne passionale e romantico. Non nel senso consumistico del termine ma proprio nel vero senso della parola: sturm und drang, tempesta e impeto. Penso sia un disco che parla tanto di me: ha molti tratti di solarità che fanno parte del mio carattere ma allo stesso tempo io sono anche una persona che sa prendersi i propri momenti per analizzare bene il proprio essere e il proprio stato d’animo. Non si tratta di romanticismo sensuale e fisico ma di un punto di vista romantico verso la vita. La visione romantica della gioventù.

E per quanto riguarda i live? Se ci sarà la possibilità ti vedremo suonare in giro quest’estate?

Sono stato contattato per un po’ di progetti, ma devo valutare con il team di persone che lavora con me e soprattutto il mio managment se ci sono le condizioni per poter suonare. Voglio esibirmi ma soprattutto vorrei che tutto fosse fatto con la  massima sicurezza, rispettando le misure che verranno imposte. Il live è la cosa più bella per un artista e quindi è ciò che sogno al momento: cantare davanti e di fronte a delle persone. Ma voglio che io e il mio pubblico possiamo vivere quel momento in serenità.

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