Zibba torna con “Arancione”: la trilogia dei colori proseguirà poi con gli EP “Viola” e “Verde”

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Zibba

È un progetto ambizioso quello che vede protagonista Zibba, un progetto che andrà a concludersi fra diversi mesi. Alcuni giorni fa il cantautore ligure ha pubblicato Arancione, un EP che contiene cinque canzoni, una delle quali vede anche la collaborazione del cantautore napoletano Gnut. Questo primo EP rappresenta il capitolo iniziale di un concept intitolato Amore, Morte e Distrazioni. La cover è la prima parte di un unico grande quadro dipinto da Camilla Jeanine, che sta rappresentando il mondo delle canzoni in chiave cubista attraverso la pittura.

Zibba è un nome importante della musica d’autore italiana. Nel 2012 ha vinto la Targa Tenco, nel 2014 il Premio della Critica al Festival di Sanremo e dal 2017 è il direttore artistico del Premio Bindi. Lo abbiamo intervistato.

Perché hai scelto di pubblicare tre EP e non direttamente un album?
Questi tre EP, insieme, sono un album, un unico grande concept. Ho deciso di dividerli perché mi sono reso conto che le canzoni trattavano tre grandi argomenti. C’erano canzoni che parlavano d’amore e canzoni che parlavano di morte e mi andava di separarle, per dare colori e arrangiamenti diversi a queste canzoni, già nate con mood differenti, in momenti differenti della mia vita. Sono canzoni che secondo me avevano bisogno di piccoli contenitori, per poi avere un unico grande contenitore alla fine.

Hai parlato di colori delle canzoni e non a caso questo primo EP si chiama Arancione
Esatto. Il secondo, invece, sarà l’EP Viola e il terzo l’EP Verde. Questi sono i colori del nostro concept, che sto dividendo con la mia compagna, che si occupa della parte artistica e pittorica. I colori sono una parte fondamentale di questo progetto, dai colori è nata l’idea degli insiemi e tutta l’idea grafica che c’è dietro.

Arancione fa pensare ad atmosfere più calde e solari rispetto a quelli che saranno i due lavori successivi. È così?
In questo primo EP le canzoni parlano d’amore, su una musica tendenzialmente più funk o anche ballabile, decisamente più spensierata. Però l’amore non è trattato in modo spensierato, ci sono delle spigolature. I prossimi EP saranno musicalmente diversi, come diversi saranno gli argomenti, anche nel modo in cui saranno trattati.

Zibba

Collegato ai tre EP c’è anche un discorso legato alle cover. Ce lo puoi illustrare?
Dopo aver capito che c’erano questi tre gruppi, dove le canzoni andavano perfettamente a collocarsi, mi è venuto in mente di chiedere alla mia compagna se avesse voglia di collaborare con un trittico che rappresentasse le tre copertine ed insieme tutto il concept. Abbiamo iniziato comprando tre tele uguali e poi un arancione, un viola e un verde. Abbiamo capito che le canzoni, anche se divise in tre gruppi, avevano un unico filo conduttore e che quindi il quadro poteva essere concepito come uno unico. È venuto molto naturale mettersi a lavorare, io alle canzoni e lei al quadro, e far sì che questo diventasse il modus operandi del progetto.

I tre EP escono solo in formato digitale?
Sì, in formato fisico uscirà solo l’album alla fine. Non sarà un cd, pubblicheremo un vinile, magari in edizione limitata, che possa dare anche risalto alla parte artistica e non solo a quella musicale.

Quali sono le prossime tappe del progetto?
Il secondo EP uscirà in estate, le canzoni parlano di morte, ma in senso lato, non nel dettaglio di quello che sta succedendo, anzi, nessuna canzone nasce da questo. Lo spunto parte da cose personali, dal fatto purtroppo di dover fare i conti anche con la morte ogni tanto. Il capitolo successivo si chiuderà fra l’autunno e l’inverno. Il progetto è quello di avere tante cose da fare, belle, per un lungo periodo di tempo.

Zibba

In Cani, uno dei brani di questo primo EP, canti: «Il mio migliore amico dice che nelle canzoni parlo solo di me». Ha ragione questo tuo amico?
Io penso che per raccontare una cosa, anche se non ci riguarda, il mio punto di vista sia quello da cui devo partire. Quindi, se anche sto parlando di qualcos’altro, parlo sempre di me, questo è vero. Era una cosa buffa, molto spesso capita che una canzone venga ispirata da una frase detta in un momento e che poi diventa qualcos’altro più avanti.

Perché hai pensato a Gnut per Cosa ‘e nient?
Questa canzone era ferma da un po’, l’avevo nel cassetto. Mi piaceva l’idea musicale, ma l’avevo chiusa un paio di anni fa, quindi prima della pandemia. Nel ritornello la canzone diceva «tutto passa, tutto si sistema, andrà tutto bene». Quando è arrivata questa situazione, la canzone è diventata brutta, sbagliata, ha cominciato ad essere in contrasto con quello che io avrei voluto comunicare. In un mondo normale comunicare alla mia persona che tutto passa e tutto si sistema è facile, in un momento del genere non sono io a poter dire una cosa così. Di conseguenza questa canzone è rimasta orfana di un ritornello e ho fatto qualche tentativo, finché poi non ci siamo trovati a scambiarci qualche file con Claudio. L’ultima cosa che mi ha mandato è stata questa canzone, sulla quale ha provato ad incastrarsi in napoletano. Volevo fare un omaggio a quella musica che mi ha affascinato tanto negli anni, che è la musica di Pino Daniele, della Napoli Centrale degli anni ’70.

Di solito un artista, quando pubblica un disco, poi non vede l’ora di andare a suonare dal vivo. In questo periodo però non è facile fare progetti di questo tipo, come pensi di procedere?
L’idea di fare un progetto così lungo, che durasse anche un anno e mezzo, era anche pensata per non avere l’ansia di uscire ora con i live, ma di poter aspettare anche la fine di un ciclo, per poi avere uno spettacolo completamente nuovo. Avrò 15 canzoni nuove e aggiungendoci i miei successi storici lo spettacolo sarà pronto, fra un anno. Mi sono preso tempo, perché non ho fretta. Non voglio fare delle cose fatte male. Ho voglia di sapere che il mondo è tornato a vivere esattamente come era prima, che tutti sono in pace e che si può tornare a suonare nei locali come era due anni fa. Se questa estate uscisse qualche concerto, li affronterei con poca spensieratezza, poca serenità d’animo.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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