Un libro ci porta dietro le quinte della canzone italiana

"Quello che le cantanti non dicono... Ma anche i cantanti non scherzano!" di Lucio Nocentini raccoglie centinaia di aneddoti e dichiarazioni – dalla Cinquetti al Liga, da Wilma De Angelis a Ermal Meta – sul mondo che amiamo di più.

1
canzone italiana

Non è assolutamente facile trovare un libro tutto costruito sulle più disparate dichiarazioni che ti prenda dall’inizio alla fine. Quasi trecento pagine in cui sono allineate le parole di pressoché tutti i protagonisti della scena musicale italiana (compresi alcuni stranieri che da noi sono transitati lasciando tracce più o meno profonde, da Sandie Shaw a Geoff Wesley, a Nena, la famosa cantante tedesca che cominciò la carriera facendo la truccatrice di Gianna Nannini, e compresi alcuni compagni di viaggio come lo scrittore Andrea Pinketts e Franca Valeri, recentemente scomparsi) a raccontarci il dietro le quinte dell’universo canzonettistico di casa nostra, divise per capitoli sviluppati cronologicamente.Parliamo del bel volume di Lucio Nocentini Quello che le cantanti non dicono… Ma anche i cantanti non scherzano! (Raropiù Libri, pgg. 295) che inizia con “Un tuffo nel passato, gli anni ’40 e ’50, mondi lontanissimi”, da quando cioè Carla Boni, quella della Casetta in Canadà, al suo primo festival di Sanremo non avendo il becco di un quattrino andò a dormire nella buca degli orchestrali. Oppure da quando una giovanissima Ornella Vanoni avvertiva “un senso di non appartenenza, un disperato senso di inadeguatezza, un continuo stato di imbarazzo”, che la portava a usare il corpo come fosse uno scudo: “ero una specie di guerriero con la bocca rossa, col sedere fasciato in abiti stretti, con cinture mozzafiato o un bikini troppo piccolo”.
E gli aneddoti e i ricordi continuano senza interruzione nei successivi 15 capitoli. Ne elenchiamo alcuni, tanto per sollecitare la vostra curiosità, che, per quanto sottile sia, troverà in queste pagine abbondante pane e companatico per canini e molari.

Nocentini con Eros Ramazzotti

In “Gran Milano – Milano vicino all’Europa” Paolo Limiti ricorda come, per scherzo, l’orchestra tentasse di far stonare Jula De Palma: “lei si mise a ridere, guardò gli orchestrali e continuò a cantare perfettamente”. In “Perché Sanremo è Sanremo storie di tutti i giorni” Edda Ollari rammenta come José Feliciano nel 1971, “durante le prove della sua canzone, Che sarà, fermò l’orchestra perché per errore un violino aveva suonato un fa diesis invece di un fa naturale”.
(Posso aggiungere, come ricordo personale, che, nel 1980, Dionne Warwick bloccò tutta la platea degli addetti ai lavori e dei tecnici Rai quando, durante le prove, partì il playback della sua I’ll Never Love This Way Again invece dell’orchestra: non aprì bocca per più di due secondi e ghiacciò tutti con uno sguardo offesissimo. Quando si dice: i grandi!)
In “I favolosi anni Sessanta… il boom e altri accadimenti” Natale Massara parla di come i musicisti girassero in treno durante le tournée con Adriano Celentano e si fermassero a mangiare alla mensa dei ferrovieri. E Ombretta Colli di come Franco Battiato si presentò nel 1965 a casa sua, alle sette del mattino, perché era venuto a Milano dalla Sicilia per conoscere Giorgio Gaber. “Dorme Gaber!”, disse lei piccata. “Beato lui!”, rispose l’allampanato siciliano, facendo nascere una bella amicizia. (Era il 1965 e in realtà era stato invitato dallo stesso cantautore, che lo aveva visto suonare al Cab 64 e che notoriamente era impossibile contattare prima di metà pomeriggio.)

Caterina Caselli

E ancora, citiamo nel mazzo veramente infinito, Patty Pravo che manda via tutti di casa con una scusa o l’altra per guardare indisturbata Hercule Poirot in tivù oppure la Vanoni che salva un uomo colpito da infarto togliendosi le mutande e Zucchero che chiude in un camerino Caterina Caselli per costringerla a prendere nella sua scuderia Andrea Bocelli. Oppure gli insulti reiterati agli orchestrali che sbagliavano accordi del maestro Gorni Kramer e i dolori di Milva per aver maltrattato il suo corpo con troppi medicinali, “non droghe, medicinali per dare il meglio di me stessa”, e il primo incontro di Fausto Leali con Francesco De Gregori: “mi piace A chi la strimpellavo alla chitarra da ragazzo, ma tu sei il negro-bianco e io il bianco-stanco, non posso cantarla”. Poi la incise nell’album Mix del 2003, ma nel cd in studio e non in quello dal vivo come afferma erroneamente Leali.
Da aggiungere che nel libro ci sono interessanti considerazioni critiche di Platinette, esplicative introduzioni ai vari capitoli di Enzo Gentile e il finale “Dulcis in fundo, tutti ai fornelli! – Cantare e mangiare di gusto” con 44 ricette firmate da Red Canzian e Orietta Berti, Ivan Cattaneo e Giuni Russo, Francesco Renga e la nonna di Patty Pravo… La gastronomomania degli italiani decisamente tracima.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome