Mank

La storia dell'uomo che scrisse Citizen Kane. Forse è Citizen Mank. Niente Oscar maggiori: così impara

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Mank
di David Fincher
con Gary Oldman,
Amanda Seyfried, Lily Collins,
Charles Dance, Arliss Howard,
Tom Pelphrey, John Houseman,
Tom Burke.
In sala e su Netflix

Due Oscar laterali, ma era da tempo che si sapeva: a molti non è piaciuto perché un po’ troppo ben fatto, troppo colto, troppo citazionistico, troppo in bianco e nero, troppo troppo. E poi, secondo alcuni mette in dubbio che Orson Welles fosse un genio. Solo perché dice che la sceneggiatura di Quarto potere l’ha scritta Mankiewicz? Anzi, forse questo film spiega quanto geniale fosse Welles a tirar fuori un capolavoro da un altro geniaccio.

Genesi lunga: un film scritto dal padre, Jack Fincher, giornalista, morto nel 2003, e diretto il figlio, David Fincher, per intenderci il regista di Seven, Fight Club, Zodiac, The Social Network. Racconta un pezzo di vita dello sceneggiatore Herman Mankiewicz (una delle penne d’oro della Hollywood classica) mentre, in astinenza da alcool e con una gamba rotta, lavora in un ranch nel deserto a Quarto potere per Orson Welles: forse il film più bello della storia del cinema. Quarto potere (Citizen Kane) ricostruiva attraverso flashback di testimoni la vita di un magnate della stampa ricchissimo e infelicissimo: il modello reale era il miliardario William Randolph Hearst, coi suoi giornali che pilotavano la politica, il suo castello kitsch, i suoi amori. Mank conosceva il vero Hearst, l’aveva frequentato, era il suo buffone di corte (cioè l’unico che gli rinfacciava la verità), l’aveva anche amato perché lo riteneva un Don Chisciotte passato dall’altra parte della barricata, aveva vomitato sui suoi tappeti e guardando il vomito aveva tirato fuori la battuta -in tutti i sensi- più acida del film: “Non spaventatevi: il vino bianco era abbinato al pesce”. Mank, il film, in realtà si appoggia a Quarto potere -e usa la tecnica dei flashback- ma non ci dice molto del film, a parte che Welles è un giovane genio despota “che non si fida della fortuna” (e infatti sapendo che Mank è alcolizzato gli ha fatto riempire le bottiglie di whisky di sonnifero). Invece ci dice molto del periodo tra la fine del cinema muto e la seconda guerra mondiale: quanto guadagnavano o no gli sceneggiatori, come i capi delle major giocassero sulla retorica e lo sfruttamento (a un certo punto Louis B. Mayer spiega che MGM non vuol dire Metro Goldwyn Mayer, ma Mayer Ganza Mishpoka, “tutta la famiglia Mayer”, e taglia gli stipendi), come i registi si suicidassero scontrandosi con la politica che usa la pellicola per manipolare le elezioni, come tutta la vita di Mank sia un’altalena tra il successo e l’alcol per aver dissipato il talento tra Shakespeare e Hollywood, trasformando il film in una serie di battute taglienti: Se mai dovessi finire sulla sedia elettrica vorrei che venisse a sedermisi in grembo  o -alla vista dei seni enormi di una spogliarellista- il perfido Cosa non darei per vederle sotto un golfino attillato, o quando Louis B. Mayer spiega che tutto sta nelle emozioni e indica tre punti del corpo in cui risiedono (testa, cuore e mutande) oppure viene ricordato che il cinema è l’unica attività di cui al cliente resta solo il ricordo, ma tutto il resto va a chi lo produce. Infine c’è il sospetto (leggendario) che la parola che il magnate di Quarto potere rantola in punto di morte (Rosebud, Rosabella in italiano) non indichi lo slittino dell’infanzia perduta, ma i genitali della giovane amante: a quel punto Joseph Mankiewicz  (il futuro regista di Lettera a tre mogli e Eva contro Eva), guarda suo  fratello Mank e insinua “ma neanche tu ti saresti spinto a tanto”. E Mank, sconsolato replica “Solo perché non lo sapevo”. E giù risate amare. Rigorosamente in bianco e nero come Quarto potere o  un film girato con le ottiche di quel periodo, Mank ci ricorda che Quarto potere vinse solo l’Oscar per la sceneggiatura e Mankiewicz e Welles non andarono alla cerimonia. La leggenda vuole che Mank avrebbe accolto la statuetta ringraziando per aver scritto la sceneggiatura “in assenza del signor Welles”. Chissà se è tutto vero, ma di solito si stampa la leggenda. Lo diceva un altro film.

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