Minari

Vita di immigrati coreani nell'Arkansas degli anni Ottanta. Oscar alla nonna

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Minari
di Lee Isaac Chung
con Steven Yeun, Ye-ri Han, Yuh Jung Youn, Alan S. Kim, Noel Cho, Will Patton

In sala e su Sky

Jacob e sua moglie, coreani del Sud immigrati in California, specialisti nell’individuare con un soffio il sesso dei pulcini (lui è veloce, lei no) tentano negli anni Ottanta il salto di qualità trasferendosi nell’Arkansas a coltivare verdura  per il mercato dei coreani d’America. In una casa su ruote nel niente dei campi. Due figli, il maschietto col soffio al cuore. La terra è bassa e dura, coltivarla richiede fatica, la moglie è sul punto di rottura, l’acqua va cercata coi rabdomanti perché a pagarla si va in bancarotta, c’è un vicino che si fa una via crucis personale ogni tanto e vede i demoni e poi arriva la nonna. Che, dice il bambino, puzza di Corea, e forse non è una vera nonna perché i biscotti non li fa ma li mangia. Però la buffa vecchietta sa come piantare il minari, detto anche prezzemolo giapponese, e come trattare i bambini anche col soffio al cuore. Ovviamente l’Oscar come non protagonista l’ha vinto lei. Film di delicatezze orientali e di fatica di stare al mondo in terra straniera, anche senza razzismo. Risponde ai criteri dell’inclusività del nuovo protocollo dell’Oscar? A pensarci sì, rispetta la quota immigrati e minoranze razziali. Se uno non ci pensa è un film sentimentale, gradevole ma non speciale.

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