Non di solo rap, o trap, o altri derivati, vive l’ascoltatore di musica italiano. E neppure di pop, più o meno indie. Viene da dire: meno male! Diversi giovani talenti stanno uscendo dalle chiusure e dal coprifuoco della pandemia con progetti interessanti e da ascoltare. Uno di questi è il milanese Alex Ganassini, non certo un debuttante, che con il quarto album Recycled Sounds cambia decisamente rotta.
«Io ho sempre suonato e composto musica rock», ci ha detto, «ma durante la pandemia mi sono ritrovato come tutti in solitudine e ho deciso di utilizzare un nuovo approccio alla musica, ispirato a una certa arte figurativa contemporanea, che rielabora e ricombina materiali preesistenti o di scarto per creare un’opera d’arte. Nel mio caso ho fatto quindi massiccio uso dei cosiddetti audio free sample, cioè materiale di scarto musicale di varia natura per creare dei brani di musica elettronica.»
Gli 11 incisivi pezzi di Recycled Sounds presentano un rock truciolare, assemblato con il collante forte di chi coglie dal passato per andare deciso verso il futuro, i cui ritmi frastagliati uniscono frammenti lounge, pulsioni disco, psichedelia robotica e pathos emozionale, il tutto sulle zigzaganti traiettorie che aveva intrapreso l’ultimo David Bowie.
«Bowie è stato il mio musicista di riferimento per moltissimo tempo. È stato tra gli artisti più influenti del XX secolo: praticamente vent’anni di pop e rock sono stati influenzati da lui. Nel mio nuovo album ho cercato di cogliere il suo stesso spirito di avanguardia e per questo ho deciso di inserire una sua cover.»

Si tratta dell’innovativa DJ, tratta dall’album berlinese Lodger del 1979, che mantiene tutta la sua forza dirompente e propulsiva nella nuova versione e si fonde perfettamente al flusso sonoro, per la gran parte elettronico ma che non rinuncia agli strumenti “reali”, messo in opera dal polistrumentista milanese. Per Ganassini il cut and paste (molto usato soprattutto in ambito hip hop) diventa un trampolino per strumentali di gran classe e di palpabile creatività, capaci di attraversare le più diverse temperie sonore. Come dicono della Scozia, “la terra delle quattro stagioni in un giorno” a causa dei repentini cambi di clima e di temperatura, così questo album raccoglie di tutto nei suoi solchi, dalla musica orchestrale al jazz, dal rock alla house, dalla trap alla world music, senza alcuna impressione né di costruzione forzosa né di aleatoria volatilità, bensì in un volo prospettico che possiede la coreografia coraggiosa delle Frecce Tricolori.







































