Sesso sfortunato o follie porno

La contemporaneità digitale, l'ipocrisia, il brutto nel vincitore della Berlinale

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Sesso sfortunato o follie porno
di Radu Jude
con Katia Pascariu, Claudia Ieremia, Olimpia Malai

Il video di una seduta di sesso di una professoressa rumena con suo marito finisce in internet. Nella prima parte del film vediamo la professoressa attraversare Bucarest e il regista ci dà una visione di come si abbinino brutte architetture, brutte pubblicità e brutti stili di vita in un connubio tra brutto estetico e brutto mentale. Non è una critica alla Romania, noi ci siamo abbastanza vicini: diciamo che è una visione della contemporaneità nella pandemia, orribile ma anche comica in una maniera oscura. La seconda parte è diciamo così una serie di reperti storici di quanto kitsch, religione e storia patria hanno lavorato nel tempo e con la retorica per costruire questa contemporaneità. Cartoline dall’inferno del cattivo gusto. La terza parte è il processo scolastico alla professoressa: perché ha messo in pericolo l’innocenza degli alunni (che vanno su internet a vedere il video e l’hanno anche trovato su pornhub) e perché calpesta tutti i sacri valori nazionali, è quindi è accusata di pornografia, fascismo, comunismo, di essere troia, zingara, ebrea e insomma le solite cose delle masse in calore quando sentono l’odore del sangue. Tre finali, con uno di grande delirante modernità: l’invocazione dei supereroi, nuova religione del mondo. Nella parte delle cartoline il cineasta (di cui si ricorda un analogo trattamento storico in bianco e nero dell’orrore profondo e stupido della Storia con Aferim!), ci spiega che il cinema è il modo per affrontare i mostri (come la Medusa) senza farsi pietrificare: uno specchio che rifletta gli orrori: lo schermo del cinema è lo scudo lucido che Atena  diede a Perseo… Ha vinto a Berlino

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