Vasco Brondi: “Paesaggio dopo la battaglia” raccoglie le mie canzoni d’amore anomale

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Arriva a quattro anni di distanza dall’ultimo album realizzato con Le luci della centrale elettrica, il primo disco da solista di Vasco Brondi: “Ma in realtà la scrittura è stata di soli due anni, per i due precedenti ho proprio allontanato la musica da me. Avevo bisogno di non pensarci. Non forzo mai il processo di scrittura, bisogna avere rispetto del tempo di silenzio e riflessione e per me è stato inevitabile. Aspettare i miei tempi non una scelta: è l’unico modo che conosco per rapportarmi a ciò che faccio”.

A parlare è lo stesso Brondi che racconta di una pausa voluta e cercata, in cui anche il titolo del disco (nonché di uno dei brano che lo compongono) trova fondamento: Paesaggio dopo la battaglia.

“Ho pensato che questo poteva essere un buon titolo perché il mio è un disco pieno di battaglie: intime, collettive, personali e universali. C’è anche e soprattutto una mia battaglia: nel mio rapporto con la musica fatto di immersione e allontanamento. In ‘26000 giorni’, il brano di apertura, dico: “siamo qui per rivelarci non per nasconderci” e per me questo è stato il mantra nello scrivere questo album”.

Prodotto dallo stesso Vasco Brondi in collaborazione con Taketo Gohara e Federico Dragogna, l’album è anche pieno di paesaggi interiori ed esteriori: “Luoghi che essendo i residui dopo la battaglia, per forza di cose sono diversi da quelli precedenti e completamente nuovi. Gli unici da cui si può ripartire”.

Questo primo lavoro da solista – la cui uscita prevista per il prossimo 7 maggio è stata anticipata nei mesi scorsi da due singoli di grande successo, Chitarra nera e Ci abbracciamo, e anche dal duetto con Francesca Michelin, Cattive stelle – in fondo ha l’ambizione di essere un disco ottimista. O comunque di ritrovare la voglia di esserlo. A partire dall’immagine scelta per la copertina, un inedito di Luigi Ghirri: “Credo che quella foto rappresenti quella strana capacità umana di risorgere, se ci si mette d’impegno. È vero che i gatti hanno 7 vite, ma gli esseri umani se vogliono possono averne 700. C’è questo pandino traballante con i fanali accesi che esce fiducioso da un’apocalisse e da una nuvola nera. In qualche modo mi risuonava rispetto al titolo”.

Un riferimento generico, certo, ma anche da ricollegare al periodo che stiamo vivendo e abbiamo vissuto: “La capacità di uscire da situazioni disastrose solo scrollandosi la giacca credo sia qualcosa che ci contraddistingue. È tipico dell’Italia. Ma – ci tiene a specificare – questo disco non è solo di attualità. Avevo il timore fosse un disco di attualità, soprattutto perché non credo nelle esperienze che vivi e immediatamente si trasformano in canzoni. In mezzo ci vuole un percorso contorto e importante”.

E aggiunge: “Ovviamente avendolo scritto in un periodo che ha compreso anche il lockdown non posso negare che qualcosa che mettevo in musica mi veniva fuori da ciò che stavo vivendo, dalle emozioni che attraversavo. Ma le canzoni devono essere documenti storici e soprattutto lirici. Credo che in ogni canzone ci sia bisogno di una scintilla di eternità. L’attualità è entrata in questo lavoro, ci ho fatto i conti e mi sembrerebbe strano se non fosse stato così: non avrei potuto certo far uscire un disco in cui dicevo che ero stato fuori a ballare tutta la notte.”

Il fatto che non ami inserire riferimenti stringenti all’attualità nella sua produzione artistica, però, non vuol dire che appoggi il “disimpegno politico” di alcuni colleghi e, anzi, sul caso Fedez è molto chiaro: “Spesso è cool essere disimpegnati e molti musicisti non prendono posizioni su questioni fondamentali, spariscono per calcolo o menefreghismo. Fedez è stata un’anomalia e forse ha mostrato anche come la tv generalista ha un potere inferiore rispetto a chi viene dal mondo della rete. La cosa interessante di tutta questa faccenda è che deve essere l’arte, a un certo punto, a riempire un vuoto lasciato dalla politica, e soprattutto da una parte. Ma Grazie a Dio qualcuno lo riempie ed è anche una persona disinteressata che non lo fa per essere votata, ma in maniera autentica perché ci crede, come fanno anche altri colleghi”.

Che negli ultimi tempi siano gli artisti pop a esporsi più di quelli indie da cui forse ce lo si aspetterebbe di più, secondo Brondi, cambia poco anzi, forse è un valore aggiunto alla causa: “Ci sono sempre stati artisti pronti a esporsi, la differenza fondamentale in questo caso è stata la visibilità dell’artista che l’ha detto: qualche anno fa magari erano i 99 Posse a portare avanti battaglie politiche, davanti a un pubblico di 2000 persone a concerto, Fedez ne aveva molte di più davanti alla TV ma soprattutto ha un seguito social enorme. Se un artista lo dice perché lo sente, non cambia quale sia il suo pubblico di riferimento, pop o impegnato. Si tratta di artisti che non riescono a stare zitti davanti a ingiustizie, penso anche a Emma o Elodie ad esempio. Le reputo persone coraggiose che parlando all’emotività riescono anche ad arrivare a un numero di persone che nessun politico potrebbe raggiungere. Credo comunque che qualcosa stia succedendo: gli artisti si espongono anche in cause che vanno oltre il loro mestiere perchè non possono farne a meno come esseri umani e forse sentono anche forte l’appoggio delle loro fanbase”.

Tornando a Paesaggio dopo la tempesta si tratta nel complesso di un disco che raccoglie canzoni d’amore, per dirla alla Vasco Brondi, un po’ anomale e fuori dal comune:  “’Chitarra nera’ è stata la prima che ho scritto ed è uscita così, prima ancora che volessi fare un disco. È una canzone d’amore dedicata a un amico. Così come ‘Paesaggio dopo la battaglia’ che da il titolo all’album: è una canzone d’amore ma dedicata a un’entità, a un luogo non una persona. ‘Due animali in una stanza’ invece è una canzone strana in un altro, ulteriore senso. La canzoni d’amore solitamente celebrano il primo giorno o l’ultimo, l’inizio o la fine di una storia, che sono considerate le parti più intense. Questo pezzo celebra invece la durata: ciò che c’è in mezzo. Ungaretti direbbe la quiete accesa. Mi interessava non celebrare la prima o l’ultima notte insieme ma la tremillesima”.

Ma anche Adriatico, a modo suo racconta di amore: “è un inno a questa acqua torbida che volevo scrivere da tanto. È come rivedere adesso il me ragazzino che andava lì in campeggio in tenda. Sono legato a quei posti, a quel mare che per centinaia di metri al mattino anche se basso non ti fa vedere il fondo perché il fiume che lo incrocia sparge argilla sul fondo. Non è trasparente ma è il mare che esiste nell’immaginario dell’estate italiana. Anche per questo nel pezzo ho coinvolto Moreno il Biondo degli Extraliscio: perché volevo che il pezzo fosse un liscio, ma in qualche modo esistenzialista. Volevo che parlasse come se fosse un romanzo di formazione”.

E a proposito di libri e romanzi, l’album di Vasco Brondi uscirà accompagnato da Note a margine e macerie, il diario on the road scritto dal cantautore in cui si racconta di un’Italia deserta, dei viaggi tra uno studio di registrazione e un altro e di tutti quei luoghi che, in questo lungo periodo di scrittura, Vasco ha attraversato e che sono diventati parte integrante del disco. L’attenzione alle vicende umane e la spiccata sensibilità di questo artista poliedrico non potevano infatti non ritrovare riscontro nella sua produzione intrisa di vita: “Nelle città a volte periamo il senso delle realtà, dimentichiamo che il mondo va avanti, grazie a una stella che si chiama sole e a nient’altro, e che abbiamo i giorni contati. Questo tutto sommato è bello, perché saperlo rende interessanti e uniche tutte le cose. Ogni momento è vita, anche questo periodo di lockdown non è stato uno stand-by ma parte della realtà: è sempre realtà quando la si vive con una certa pienenzza. Forse la quotidianità cittadina che non tiene conto delle leggi dell’universo è l’unica cosa non reale”.

Le riflessioni da cui il disco nasce – che non si fermano alla sintesi delle canzoni, obbligate a racchiudere i racconti in pochi minuti, ma esondano e attraversano pagine e pagine di appunti, raccolti in questo diario –  così come tutti i retroscena del processo creativo che hanno portato all’uscita di questo progetto discografico, avranno anche modo di essere motivo di confronto in una serie di incontri negli Atenei di tutta Italia. Brondi infatti, proprio nel corso del mese di maggio sarà ospite delle università di diverse città:  10.05 Università Statale di Milano, 11.05 Università degli Studi di Napoli Federico II, 14.05 Università di Siena, 18.05 Università degli Studi di Trento, 25.05 Università di Bologna.

A seguire arriveranno invece le prime date del nuovo tour: 28.06 Estate Sforzesca 2021, Milano; 30.06 Estate fiesolana, Fiesole (FI); 13.07 Sequoie Music Park, Bologna; 16.07 Flowers Festival, Collegno (TO); 18.07 Festival Estate al Castello – Villafranca non si arrende 2021, Villafranca di Verona (VE); 21.07 Villa Olmo Festival, Como; 30.07 Tener-a-mente Festival, Vittoriale degli italiani – Gardone Riviera (BS).

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