Corpus christi

Il prete è un mestiere? Una vocazione? Una possessione?

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Corpus Christi
di Jan Komasa
con Bartosz Bielenia, Aleksandra Konieczna, Barbara Kurzaj, Eliza Rycembel, Tomasz Zietek, Leszek Lichota

Un ragazzo polacco che lavora nella segheria di un riformatorio, uno che ha molto peccato in pensieri parole e opere, è affascinato dal prete: serve messa e vorrebbe entrare in seminario. Ma siccome ha precedenti penali non può. in libertà condizionale per lavorare in una segheria, dopo uno sguardo a questa estensione del riformatorio, non si presenta e si rifugia in chiesa. Dove lo prendono per un prete (e lui non nega…) e-guarda un po’- il parroco locale si ammala e ha bisogno di un sostituto. Il ragazzo del riformatorio si mette il collarino e affronta i riti ma soprattutto i fedeli, che sono molto religiosi e molto vendicativi: dopo il massacro di un incidente stradale (un frontale tra due macchine, tutti morti) hanno deciso chi può essere sepolto e chi no. Eppure, disse il Signore, La vendetta è mia. Chi può capirlo meglio di un grande peccatore? Il finto prete si rivela un eccellente pastore di anime: un po’ imita il sacerdote del riformatorio, un po’ si ingegna sui due piedi: alterna cose a memoria a esercizi di liberazione dallo stress. Va incontro ai bisogni dei fedeli, e in confessionale scopre che davvero solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra. È un film polacco, non è il solito copione piacevole dell’ergastolano travestito da prete che si rivela più buono di chi l’ha condannato, non è Don Camillo o Don Matteo. In qualche momento ricorda Gesù nel tempio. E non è un film senza carne e senza violenza. È così realistico, infine, da sembrare spirituale. È ispirato a una storia vera, è stato a Venezia 2019, a Toronto e nella cinquina per il miglior film internazionale agli Oscar (quella vinta da Parasite)

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