Gaia Gentile: «Questo disco è la mia cartella clinica»

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Dal 24 aprile è disponibile in tutti i digital store Fuori tendenza il primo singolo estratto dal primo disco di Gaia Gentile, giovane cantautrice pugliese, che si chiama Sono fuori e sarà disponibile a partire dal 14 maggio.

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Un album molto particolare, soprattutto perché mescola insieme tanti stili diversi (dal pop, al jazz, passando per la musica elettronica) in modo da risultare un pezzo unico. L’intento del disco è quello di rappresentare la diversità e raccontare a tutto tondo la personalità della sua autrice. È un disco che si fa ascoltare e trasmette tanta positività.

Abbiamo intervistato Gaia per farci raccontare qualcosa in più del suo lavoro.

In Fuori tendenza, singolo che anticipa il tuo album, canti: “ho il mio ideale, le cose di tendenza falle tu”. Qual è questo ideale?
«Il mood del disco è un po’ questo: ho contaminato la mia musica con elementi diversi che vanno dal pop, all’elettronica, alla musica dance. Il mio ideale è quello di essere sincera col pubblico e non essere perfettamente aderente ai canoni radiofonici e cercare di esprimere la mia musica a trecentosessanta gradi, in base alla musica che mi scorre nelle vene che è quella pop, che poi ho contaminato con quegli stili che ho studiato durante il mio percorso. Diciamo che il mio ideale è una musica bella, di qualità che è la mia, senza pensare a schemi predefiniti».

Cosa puoi anticipare del tuo prossimo album?
«Questo album è la mia cartella clinica, penso di aver partorito un figlio. È il lavoro di un anno di un team in situazioni precarie, a causa della pandemia. Ci ho messo tutta me stessa, abbiamo curato ogni dettaglio perché io voglio in qualche modo lasciare una traccia con questo disco perché si ascolta tanta musica usa e getta, invece questo mio “primo figlio” voglio che sia diverso».

La cosa particolarmente interessante di questo album è la contaminazione di numerosi stili che rendono tutte le tracce diverse. Qual è il file rouge che li lega?
«Più che file rouge a me piace parlare di filo arcobaleno, perché è una cosa che ritorna molto nella mia vita. Il filo che tiene insieme questa mia musica è ovviamente la musica pop che è la base di questo disco. Io ho voluto unire alla musica pop la musica elettronica perché ho sempre ascoltato tanto questo genere e penso che insieme questi due stili abbiano un valore aggiunto. Ci sono poi armonie jazz e dance, e come bonus track ho aggiunto una ninna nanna stile Disney ispirata dalla nascita di mia nipote. Si spazia tanto ma tutto torna a me».

Pensi che le numerose piattaforme di streaming per la musica abbiano reso questa professione troppo legata ai numeri e quindi meno incisiva o le reputi solo uno strumento?
«I numeri sono una questione molto importante ormai. A me spesso è stato detto di fare qualcosa di più “commerciale” per avere più ascolti, e io sono stata molto combattuta perché la versatilità vocale è uno dei miei limiti. Invece alla fine ho capito che potresti avere più probabilità di fare i grandi numeri con una musica più commerciale, ma ha una vita breve. A me piace pensare che qualcosa possa rimanere, che almeno una traccia del mio disco possa essere importante anche solo per una sola persona».

Non sei del tutto una voce emergente: qual è il tuo primo ricordo legato nel mondo della musica?
«Il primo ricordo è legato al musical. In realtà è stato proprio il musical ciò che ha fatto scattare in me la scintilla e mi ha fatto capire cosa volessi fare nel mio futuro: mi è capitato di essere la protagonista di un musical, unendo la passione per il canto e quella per la danza, che già praticavo. Unire l’arte in un musical ha fatto nascere in me il desiderio di approfondire gli studi della musica e di lì ho cominciato a prendermi le mie conferme pian piano sul campo e questa adesso la mia professione».

Cosa ne pensi del mondo dei talent? Hai mai pensato di poter percorrere quella strada?
«Sì, ci ho pensato. Però non ho ancora capito bene quale potrebbe fare al caso mio perché comunque ormai sono già grandicella. X-Factor credo sia una delle poche vetrine che dà realmente spazio alla musica, gli altri mi danno più l’idea dell’industria che sforna “talenti” che poi finiscono nel dimenticatoio. Penso che anche il talent sia diventato molto usa e getta, molto fine a se stesso».

Questo disco è nato durante l’ultimo periodo di lockdown in cui siamo stati costretti a restare a casa, dove hai trovato ispirazione? Quando hai cominciato a lavorarci?
«Sono riuscita a tornare in Puglia poco prima del primo lockdown, e ovviamente per quindici giorni mi sono auto-isolata per precauzione. Durante quei giorni vedere da lontano i miei parenti, i miei cani ho sentito il bisogno di guardarmi dentro. Io ho trovato la forza di essere sincera con me stessa, e in pochi giorni, anche se è un progetto che portavo avanti già da qualche anno, sono venuti fuori un sacco di pezzi. Sono anche riuscita a lavorare a quattro mani col mio compagno, che è un musicista, prima non ci eravamo mai riusciti. È stato un periodo molto proficuo. Sono anche riuscita a scrivere il mio spettacolo “Gaia Gentile… ma non troppo” che sono riuscita a far esordire ad ottobre».

Ci sono dei live nel tuo futuro per la presentazione di Sono fuori?
«Abbiamo in cantiere qualche live per iniziare a far girare il disco, ma ancora non possiamo calendarizzarle perché ancora non c’è nulla di definito. Si parla ovviamente di eventi all’aperto, ma ancora non abbiamo delle date. Ci stiamo lavorando, speriamo di poter tornare a suonare il più presto possibile».

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Cristina Scarasciullo
Tanti interessi, tutti diversi, ma che in comune hanno una cosa: scrivere. Non fa altro da quando ha imparato e sogna che questo diventi il suo mestiere. Cittadina del mondo con la Puglia nel cuore e uno zaino sempre pronto per nuove esperienze. Tra le più giovani collaboratrici del sito, non le manca il carattere per difendere le sue idee.

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