Calvino: «Vedere un concerto da uno schermo mi mette solo tristezza»

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calvino astronave madre
Foto di Ludovica Leonardi

In anteprima per Spettakolo! il nuovo video del cantautore Calvino, Niccolò Lavelli al secolo, del brano E tu, quarta traccia del nuovo album Astronave madre.

A spiegare la scelta di girare all’interno della chiesa di San Vittore e i 40 martiri, in zona Corvetto, è l’artista stesso.

Ecco cosa ha dichiarato: “Nel pensare a questo live ci siamo chiesti: perché un live in chiesa? La chiesa in questo live non ci interessa per i suoi simboli sacri o per gli aspetti religiosi. La chiesa è un asilo. Abbiamo voluto dare spazio a questo concetto, ovvero la chiesa come un tempio, un luogo dove non c’è diritto di cattura”. 

Il discorso dell’artista procede spiegando l’importanza di difendere la musica, ora più che mai, e scegliere di poter suonare andando oltre lo scenario, tipico o meno.

“Cosa rischia di essere catturata e quindi va difesa? – sottolinea Calvino- La musica. In questo periodo storico l’unico luogo che poteva ospitare un concerto era la chiesa. Nel video abbiamo voluto dare spazio a questa atmosfera: noi ci rifugiamo all’interno della chiesa non per pregare ma per poter fare esistere la nostra musica”.

La chiesa, come simbolo di rifugio, accoglie così luogo di conforto, dove i musicisti, l’arte, le persone possono fermarsi e godere di un’esperienza tenuta per troppo tempo in standby.

“Nelle riprese abbiamo voluto rendere questo concetto: il nostro sfondo non è l’altare con i suoi simboli sacri ma l’ingresso della chiesa, quello da cui entrano le persone in cerca di rifugio e conforto, quello è il bisogno che vogliamo raccontare. Il luogo è volutamente lasciato nell’indefinito, l’asilo, il rifugio non ha connotazioni particolari se non la sua inviolabilità e la presenza di persone che esistono come nel mondo esterno non è possibile esistere”.

Ma cosa lega, alla fine, la scelta del luogo al nuovo album Astronave Madre?

“Un secondo aspetto della chiesa, forse meno evidente e più evocativo, è un possibile luogo di partenza di un messaggio indirizzato all’astronave madre. Se da qualche parte nell’universo esiste l’astronave madre, serve una cassa di risonanza straordinaria per poterla raggiungere, dotata quasi di poteri che la scienza non può mettere a disposizione”.

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Calvino, l’intervista

Astronave madre è il titolo del tuo nuovo disco. Ci presenti questo album come se non fosse tuo? Quali sono i punti di forza di questo progetto?
Astronave madre è un disco molto personale: è un viaggio verso l’ignoto ma è anche un viaggio alla ricerca delle origini. É un disco notturno, spaziale, malinconico ma pieno di speranza.

Quanto sei critico con Calvino, non quindi come Niccolò?
Calvino è uno spazio di felicità e di espressione. A volte mi spaventa a morte il pensare di esporre davanti a tutti cose che ho appena scoperto di me.
Le canzoni però permettono questa magia, sono uno schermo, un filtro: nelle cose che vivi tu ci si possono riconoscere in tanti e questo è il potere delle canzoni, farci sentire parte di un universo più grande di noi.

Un disco che arriva dopo una ricerca sia musicale che di composizione dei testi. Cosa hai lasciato, cosa invece hai conservato e cosa c’è di nuovo?
Ho conservato l’idea che lo spazio dei sogni possa contenere in sé tutta la realtà.
Negli elefanti, il disco precedente, succedeva proprio questo: lo spazio dei sogni era talmente pieno che collassando invadeva tutta la realtà.
In questo disco, come nel movimento di una marea, c’è il movimento inverso: questa esplosione si riassorbe all’interno e viene attratta da qualcosa, proprio come l’acqua viene attratta dalla luna.
Cos’è questa cosa che attrae? Secondo me è l’astronave madre.

Cosa significa la ricerca di nuove sonorità per un artista di oggi? Da dove sei partito, che ascolti, letture o altro hai fatto?
Io credo che il percorso fatto con questo disco sia stato particolare proprio per il modo di gestire le influenze di questi anni: meno di testa, meno ricerca della razionalità.
Ognuno poi fa il suo percorso: io sono legato alla forma della canzone, mi piace, mi ci trovo.
In questi anni però le influenze sono state tante, non saprei riassumerle.
Mi piacerebbe sapere dagli altri cosa fa ricordare questo disco.

Altro tema dell’album è il viaggio. Quali emozioni, negative e positive, hai incontrato nella composizione di questi nuovi brani? Cosa ti ha fatto paura e per cosa, magari, ti sei meravigliato?
Mi ha fatto paura la possibilità di perdermi.  Ignorare quell’attrazione di cui parlavo prima avrebbe voluto dire perdersi, costruirsi una mappa falsa.
Allora per quanto certe cose io voglia evitarle, ho dovuto accettare che per andare avanti avrei dovuto tornare indietro e rivedere alcune cose del mio passato.

La casa è il luogo sicuro per eccellenza, eccetto, ovviamente, in circostanze eccezionali. Quando hai capito che il viaggio di questo album fosse terminato ed era il momento di tornare a casa? Ti è piaciuto questo rientro?
Non sono così sicuro che la casa sia il luogo sicuro. La casa è il luogo, che sia sicuro o no e per quale motivo bisogna capirlo.
La casa è il luogo dove tutti noi cresciamo, questo luogo poi diventa il nostro corpo e la nostra mente e nella nostra mente non ci sono solo cose sicure, c’è tutto un mondo da esplorare pieno anche di pericoli.
Il rientro a casa non è stato facile, il mio movimento è sempre stata la fuga, invertire questa tendenza ha richiesto un grande sforzo.

Nel brano Gli ospedali canti: “Portami con te fra le ombre mi farò conoscere. Tu ridendo dici che ‘se la rosa è una rosa marcirà’”. Ci spieghi il significato di questa frase?
Il significato che ha per me non vorrei che escludesse tutti i significati che gli altri potrebbero trovarci e che sono possibili.
Per me Gli ospedali parla dell’attrazione verso l’ombra, verso la non esistenza, verso una pace fredda e definitiva.

Cosa significa fidarsi di un’altra persona, mostrandole così le proprie ombre (citandoti)? Che rapporto hai con la fiducia?
La fiducia è un tesoro ed è un articolo di lusso: è difficile permettersela.

Parliamo invece dei live in streaming. Cosa pensi a riguardo? Quali sono, secondo te, i pro e i contro di questa modalità?
Io ci vedo solo contro. I concerti sono fatti di corpi e di vibrazioni, di suoni e volti e contatto.
Vedere un concerto da uno schermo mi mette solo tristezza. Se poi si vuole per forza trovare dei pro…

Cosa ti auguri?
Di poter tornare a contatto gli uni con gli altri, che possa avere fine questa solitudine in cui tutti ci troviamo.

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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