Judas and the Black Messiah

Storia dell'uomo che l'FBI infiltrò per tradire il capo delle Pantere Nere

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Judas and The Black Messiah
di Shaka King
con Daniel Kaluuya, Lakeith Stanfield, Martin Sheen, Dominique Fishback

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Chicago anni Sessanta. Bill O’ Neal aveva un suo stile: entrava in un bar di malavita nera, lui nero vestito da Humphrey Bogart, mostrava un falso distintivo dell’FBI, incriminava per furto d’auto il proprietario (anche illegale) dell’auto più bella parcheggiata e gliela rubava. Fino a che non viene preso dall’FBI, quella vera, che gli spiega che per l’auto avrà pochi mesi e per il falso distintivo molti anni di galera. A meno che non s’infiltri tra le Pantere Nere e riferisca al governo. Una spia. Le Pantere Nere (il Black Panther Party) in questo momento fanno la più dura opposizione e insieme aiutano i poveri nei ghetti  e fondano centri di soccorso e ospedali . Il loro Presidente, Fred Hampton alla lunga sembra davvero un Gesù che tenta di mescolare l’amore alla lotta politica anche dura, e Bill diventa il suo Giuda, perché un po’ l’ammira ma molto lo deve tradire per sopravvivere. Dopo una prima parte avventurosa il film, che ha una bella sceneggiatura classica, diventa un saggio di storia sui movimenti radicali degli afroamericani: la fine del film è quella dei libri di storia, la fine di Bill è proprio come nel Vangelo. L’Oscar è andato all’attore che fa Gesù, Daniel Kaluuya. Ma anche Giuda non era da meno. Vogliamo dire che è un film medio alto finito agli Oscar per la quota di spettanza agli afroamericani anche se non è un capolavoro? Insomma

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