Bruce Springsteen pronto a tornare a Milano

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La notizia era nell’aria da qualche giorno ma lo strettissimo – e doveroso – riserbo che circonda le questioni legate a Bruce, soprattutto se si parla di un tour in Europa, e quindi in Italia, ha tenuto le bocche di tutti tappate. Poi questa mattina il quotidiano milanese Il Giorno lancia la notizia che tutti aspettavamo da almeno due anni: Bruce Springsteen a San Siro, Comune in pressing.

Bruce è pronto a tornare in tour, è pronto a suonare in Italia e Milano-San Siro non può mancare nel suo calendario. Una data nell’estate 2022 (e chissà che non ce ne siano delle altre) nello stadio che più ama al mondo e che gli ha tributato nel corso degli anni  gli omaggi più appassionati dell’universo. Basterebbe pensare alle due coreografie fatte a San Siro nel 2013 e nel 2016 (e che trovate nel link sotto)  per capire di cosa sto parlando (notate lo stupore sui volti di Roy Bittan, di Garry Tallent, di Jake Clemons, di Little Steven e la commozione su quello di Bruce). Rivederlo a Milano, a San Siro, è il sogno di tutti gli Springsteeniani italiani, perché – lo ha detto Bruce stesso –  in questo stadio ha fatto alcuni dei concerti più belli della sua vita. Non a caso nella sua personalissima top five c’è ancora San Siro 1985 (era i 21 giugno). Dunque sembrerebbe fatta, il management di Springsteen ha dato il suo ok (fatto salvo ovviamente che si possa circolare liberamente in tutta Europa, quindi vaccinatevi e mettete le mascherine!), Claudio Trotta (storico promoter di Bruce in Italia) è pronto a (ri)portarlo “a casa”, manca solo l’ufficialità della data. Ma qui c’è un nodo da scogliere, lo stesso che attanaglia le nostre gole di fan: lo stadio di San Siro (lo so che si chiama Giuseppe Meazza, ma per tutti gli Springsteeniani resterà per sempre San Siro) è di proprietà del Comune di Milano ma è gestito da una società (la M-I) controllata da Inter e Milan , e questa  ancora non ha dato il suo placet. Perché? E’ la domanda che tutti gli amanti di Bruce si stanno facendo da questa mattina. Impossibile pensare che un concerto di Springsteen, anche di questo Springsteen alle soglie dei 73 anni (che compirà nel 2022)  possa essere poco appealing per una città come Milano; impensabile ritenere che non possa fare il tutto esaurito; incredibile, infine, che si possano deludere le aspettative e le speranza di decine e decine di migliaia di fans italiani. Cosa succede allora, perché la risposta positiva tarda ad arrivare? Provo a ragionare a voce alta: il campionato di calcio  in estate si ferma, quindi non può esserci un impedimento di carattere sportivo-calcistico, diciamo così. La data del 10 luglio 2022 è già stata data ai Guns’n’Roses, quindi significa che i concerti si faranno ancora a San Siro. Ci sono effettivamente delle date da recuperare che il Covid ha posticipato al 2021 prima e al 2022 poi, penso a Ultimo, a Cesare Cremonini, a Salmo, a Max Pezzali che hanno già annunciato che i biglietti già acquistati saranno validi. E allora cosa impedisce alla M-I di sciogliere la riserva sulla data di Springsteen? Per dirimere la questione è sceso in campo anche il Comune di Milano, nella persona di Filippo Del Corno (assessore alla cultura) che questa mattina sulla sua pagina Facebook ha pubblicato un post molto eloquente che dice: Waitin’ on a sunny day… come potrebbe essere la giornata dell’estate 2022 in cui Bruce Springsteen saluterà l’Europa con l’ultima data del suo possibile e attesissimo tour. Una serata eccezionale non solo per la straordinaria qualità musicale con cui the Boss tradizionalmente ripaga i suoi fan, ma perché potrebbe essere proprio Milano la città, tanto amata e che tanto lo ama, dove l’artista suggella la sua ultradecennale storia di reciproca passione con il pubblico europeo. In queste settimane in cui si stanno definendo i calendari della ripresa di attività dei grandi eventi concertistici per un futuro nuovamente sicuro anche per stadi e arene, scrivere già con pennarello indelebile la data di Springsteen a Milano sarebbe un bellissimo segnale di fiducia, non solo per tutti coloro che lo ammirano, ma per la città intera.

Ecco, il punto è proprio questo, e lo dico da romana: come può una grande città come Milano rinunciare ad un evento così importante e prestigioso come il concerto di Springsteen. Ho usato non a caso l’articolo determinativo perché quello dell’estate prossima potrebbe essere IL concerto, per vari motivi: perché Bruce e la E Street Band non sono più giovanissimi, perché Bruce ci ha già detto tutto quello che poteva dirci (anche se non finirà mai di stupirci e di sorprenderci), perché chiudere l’ennesimo tour europeo a Milano rappresenterebbe un appuntamento di importanza mondiale. Dunque, lo ripeto, perché si “nicchia” in questo modo?

Dal punto di vista della giornalista, l’attesa mi fa pensare a intoppi di natura incomprensibile, dal punto di vista della  fan rivolgo una laicissima preghiera a tutte le istituzioni cittadine e le parti che possono intervenire nella questione: Bruce Springsteen, piaccia o no,  è patrimonio dell’umanità e far chiudere il suo tour a Milano sarebbe un’ulteriore prova di grande personalità della città. Altrimenti c’è Roma con il suo spettacolare Circo Massimo  a raccogliere il testimone…

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati “Ben Harper, Arriverà una luce” (Nuovi Equilibri, 2005, scritto in collaborazione con Ermanno Labianca), ”Gianna Nannini, Fiore di Ninfea” (Arcana), ”Autostop Generation" (Ultra Edizioni) e ben tre su Luciano Ligabue: “Certe notti sogno Elvis” (Giorgio Lucas Editore, 1995), “Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue” (Arcana, 2011) e il nuovissimo “ReStart” (Diarkos) uscito l’11 maggio 2020 in occasione del trentennale dell’uscita del primo omonimo album di Ligabue e di una carriera assolutamente straordinaria. Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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