Vincenzo Zitello pubblica “Mostri e prodigi”. E prepara il tour estivo. 

0
Vincenzo Zitello

Artisti che in tempo di pandemia non si sono fermati. Vincenzo Zitello, arpista tra i più conosciuti al mondo, ha dovuto sospendere i numerosi concerti che lo attendevano in ogni parte d’Italia e all’estero. Non si è però perso d’animo, anzi. Giusto appena prima che scoppiasse il fermo per la musica dal vivo aveva messo in circolazione Anima Mundi e adesso arriva sul mercato Mostri e prodigi per la sua etichetta Telenn, dove ancora una volta è la sua arpa celtica e bardica a farla da padrone. Oltre all’arpa, stavolta intervengono altri strumenti e una serie di ospiti. E già per l’estate si annunciano numerose date dove porterà in tour anche le sue preziose arpe. Abbiamo raggiunto l’artista e ci siamo fatti spiegare i contenuti dell’album.

Un album registrato e concepito durante la pandemia, che nuovi elementi scatenanti sono entrati in gioco nel realizzare i vari brani?

A volte la vita ci presenta condizioni particolari e inimmaginabili: una pandemia come questa non era pensabile e non può certo lasciarci indifferenti, condiziona la vita, ti tocca nell’anima e modifica tutto intorno a te. Ma io non mi sono fermato, ho cercato di trasformare questo tempo di “prigionia forzata” in qualcosa di vivo e creativo. In realtà alcuni miei progetti erano già in atto ma una condizione così particolare mi ha portato ad agire in modo diverso e di certo mi ha influenzato. La musica che ho composto ha un’intensità più decisa, mi sono interrogato su quali emozioni volessi comunicare in un momento così ho pensato che le figure del bestiario medioevale, da cui ho tratto ispirazione, incarnassero bene questo tempo di “mostruosità” e di certezze che vacillano. Ma non mi sono abbandonato al buio, ho anche cercato di cogliere l’aspetto luminoso del mostruoso, ne ho colto il “prodigio”,  trasponendo nei brani un suono di speranza. 

Brani nati tutti in sequenza o avevi qualche idea nel cassetto?

Sì, gli otto brani sono nati in sequenza: quattro con arpa celtica e quattro con arpa bardica con corde in metallo. Alcuni temi sono stati evocati dal grande archivio delle mie composizioni; ho sempre scritto molta musica, che non sempre sono riuscito a pubblicare nel corso degli anni, perché fare un disco una volta comportava avere troppi intermediari, una casa discografica, produttori, un impegno economico molto elevato, oggi, grazie alla tecnologia, si è più liberi. 

C’è un brano o più di uno dove sei più soddisfatto del risultato?

Sono molto contento della realizzazione di tutto l’album “Mostri e Prodigi” e ad essere sincero devo dire che la mia preferenza varia a seconda dell’ascolto e forse del mio stato d’animo. Certamente ci sono brani che hanno comportato alcune difficoltà per la complessità, per esempio Il Drago, che chiude l’album, dove si crea un unisono fra arpa e Diz (il flauto traverso cinese), ogni volta che lo riascolto mi sorprende emotivamente, ma mi “toccano” anche Il Basilisco, l’evocativa Chimera e La sirena, con la lama sonora che ne imita il canto. 

Da dove hai preso ispirazione questa volta per elaborare il tema dell’album? 

L’idea dei “Mostri e Prodigi” aderisce bene all’atmosfera surreale del periodo che abbiamo vissuto e da cui forse, solo ora, stiamo uscendo. Ho preso a modello otto figure La sirena, Il Basilisco, Il Grifone, Il Centauro, La Fenice, Il Drago, L’Unicorno, La Chimera che compongono il bestiario medioevale, aderivano bene alla ricerca introspettiva in cui mi ero immerso per comporre le musiche, queste figure mitologiche hanno sempre rappresentato storicamente  uno stato a metà tra l’uomo e il divino, tra sogno e realtà, una sorta di incoraggiamento a vedere e cercare attraverso l’arte e i simboli la parte prodigiosa della nostra vita.  

Concept Album? 

Si mi piace l’idea del concept album, perché mi porta a meditare su un archetipo, di conseguenza si aprono molte sensazioni che conducono a navigare nella memoria collettiva; basta uno spunto a muovere mille  sensazioni. L’interessante è liberarsi dalle influenze scolastiche per rivedere le figure della mitologia sotto una nuova luce,  poi la fantasia e la creatività fanno il resto. La musica progressive degli anni ‘70 è piena di album tematici e di concetto, in cui tutto è sempre nuovo e il pensiero è in continuo movimento.  

Tantissimi strumenti, oltre all’arpa celtica, quale prende maggiormente presenza?

In “Mostri e Prodigi” ho suonato ventuno strumenti, ma lo strumento principe è l’arpa celtica e bardica, gli archi e i flauti sono d’accompagnamento, sottolineano i temi suonati alle arpe. Nella quantità di strumenti che ho usato c’è la lama sonora, che imita la voce umana, in effetti assomiglia alla sonorità del Theremin, è simile e può essere scambiata per quest’ultimo.

Non mancano amici e musicisti che vanno ad arricchire il tutto, vuoi citarne qualcuno ?

Sono nove li posso citare tutti, hanno caratterizzato ogni brano, ogni intervento e stato pensato. La parte ritmica in tutti i brani è stata affidata a Federico Sanesi, alle tabla e percussioni, in Fenice l’organetto diatonico è di Riccardo Tesi, di Claudio Rossi il guilele, il Lap Dobro e violino per Basilisco, Arthuan Rebis è presente in Unicorno con la Nychelharp e in Drago con l’Esraj, Giada Colagrande partecipa a Grifone con il Tamburo sciamanico, Luciano Monceri con il Morin Khuur caratterizza Centauro, Maurizio Serafini con la Piva emiliana è nel Grifone, infine Laura Garampazzi alla tromba in Chimera e Basilisco.

Nel corso del tempo è molto cambiato il panorama della musica strumentale italiana e internazionale. Dopo le varie etichettature, new age etnica e world music, cosa è rimasto oggi?

Credo che sia rimasto poco anche se questi termini vengono usati per la classificazioni sugli store e i motori di ricerca di internet, ma non credo siano affidabili, in quanto tramite essi viene raccolta una vastità di musica, anche in contrasto con il termine stesso che la definisce. Credo che il pubblico sia frammentato e spesso nelle play list dei loro cellulari trovi di tutto senza barriere di genere: questo è il vero cambiamento, la gente ascolta per piacere istintivo, ama scoprire casualmente ciò che piace e ascolta tanti stili di musica diversi.   

I tuoi concerti, numerosi in varie parti d’Italia, sono sempre stati seguiti da un folto pubblico. Qual è il segreto che ti ha tenuto in pista arrivando ad aumentare sempre il tuo pubblico?

Mi ritengo un musicista che ha attraversato molte mode e molti periodi senza farsi  troppo influenzare, avendo ben chiaro cosa volessi fare e penso che l’importante sia fare la musica che si ha nel  cuore e nell’anima. Io l’ho fatto in modo autentico, e i risultati sono stati questi, credo che il pubblico lo senta e mi segua perché la musica che faccio gli “arriva”, infatti  condividiamo le sensazioni che si risvegliano durante i concerti. Ecco, il segreto è questo, non ci sono trucchi e marketing, tutto è sempre molto spontaneo e vero. 

Hai avuto occasione di collaborare con tanti artisti, quali vogliamo ricordare?

Senza fare torto a nessuno i musicisti famosi che più mi hanno influenzato e arricchito sono stati Franco Battiato, Ivano Fossati ed Alan Stivell. aver collaborato con loro è stato speciale da tutti i punti di vista. Franco Battiato, mi ha regalato la leggerezza e il coraggio di come affrontare le proprie scelte artistiche, anche se difficili, Ivano Fossati la poesia dei sentimenti e la chiarezza del linguaggio ed anche le scelte letterarie che la musica si porta dentro, Alan Stivell mi ha fatto comprendere cosa significa avere una radice culturale legata ad un popolo e al  territorio, ma soprattutto mi ha fatto conoscere lo strumento che amo e  suono da 44 anni, l’arpa celtica. 

Sei pronto a tornare a suonare dal vivo, quanto manca questa parte del lavoro?

Non vedo l’ora di iniziare, mi è mancato tantissimo fare concerti. Spesso suono da solo con le due arpe e la concentrazione deve essere necessariamente alta e questo diventa anche un modo per conoscersi meglio e prendere un po’ di carica .Ho già una ventina di date da confermare, cominciando dal 5 giugno. L’anno scorso sono riuscito a totalizzare dieci concerti dei sessanta che erano in programma. Ho avuto bellissime impressioni, il pubblico era diverso, più spirituale ed emotivo, e mi sono accorto di quanto manca il contatto del concerto, ero emozionato, non volevo sprecare neanche un secondo di quei momenti magici che si vivono sul palco.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018), Che musica a Milano (Zona editore, 2014) e Cose dell'altro suono (Arcana, 2020).

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome