Raffaele Renda: “Amici” è stata la mia seconda possibilità

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Calabrese, 21 anni, uscito dalla scuola televisiva più famosa d’Italia – Amici di Maria de Filippi – a qualche puntata dalla finale: è Raffaele Renda.

Il cantante, che nel talent faceva parte della squadra delle CuccArisa (Lorella Cuccarini e Arisa), è riuscito ad arrivare al grande pubblico portando sul palco del programma televisivo diversi brani inediti scritti di suo pugno.

Tra le sue più grandi sostenitrici, durante il percorso ad Amici, c’era proprio la sua coach: Arisa. La cantante, quest’anno per la prima volta seduta al banco dei professori della De Filippi, non ha mai nascosto una grande ammirazione per questo giovanissimo artista e per le sue indiscutibili doti vocali che lo hanno portato, nel corso del programma, a interpretare anche brani di repertorio molto diversi tra loro.

Quella di Amici per Raffaele non è stata però la prima esperienza in TV: a 16 anni era infatti nel cast di Sanremo Youg. Un’esperienza che ha significato per lui soprattutto crescita ma che, come ci ha raccontato nel corso di questa intervista, ha anche fatto arrivare qualche delusione e lo ha portato a pensare di lasciare la carriera artistica.

Nella musica e nella scrittura Raffaele Renda ha trovato però la forza di rialzarsi (che racconta nel suo brano Il sole alle finestre) e, dopo Amici, è pronto a vivere a pieno il suo sogno.

Innanzitutto come va il periodo post-Amici?

Mi sto abituando alla realtà. Amici è stato un percorso intenso, vissuto in una bolla e per me è durato sei mesi. Uscire e assaporare un po’ di libertà, per quanto il periodo critico che stiamo vivendo consenta, è molto bello. Sto ritornando piano piano alla “normalità”.

La tua coach Arisa ha puntato tanto su di te nel corso del programma e non ha mai nascosto che ti reputa molto talentuoso, sei riuscito a sentirla dopo essere uscito?

Si, ci siamo sentiti e lei è rimasta tanto soddisfatta del mio percorso. Mi ha detto che artisticamente mi stima e sapere che questa stima nei miei confronti viene da un’artista e una persona come lei, per me è stupendo. Ho avuto occasione di conoscerla “di persona”, per com’è, ed è davvero speciale. Nonostante il suo livello artistico sia noto a tutti e nonostante il suo ruolo glielo avrebbe consentito non si è mai “elevata”, mi ha sempre trattato quasi alla pari. Ogni settimana – quando la incontravo per un suo parere sui brani, ma anche solo per sapere come stava andando lo studio e come stavo io – si poneva come una sorta di amica più che come una vocal coach. Oltre che un’artista favolosa è una persona che porto nel cuore.

Ti sei fatto conoscere con il brano Il sole alle finestre, vuoi raccontarci da cosa nasce?

Per me è un brano molto importante: innanzitutto è stato il trampolino di lancio per entrare nella scuola di Amici e poi ha un significato speciale perché nasce dopo un periodo “no” che ho attraversato nella vita. Una caduta emotiva che ho vissuto dopo l’esperienza di Sanremo Youg. Avevo tante aspettative dopo quel percorso e non si sono realizzate, mi sono crollate alcune certezze, non sapevo dove andare o cosa fare. Questo pezzo parla delle cadute della vita, ma soprattutto della forza che dobbiamo trovare per rialzarci e tramutare il buio che vediamo in una luce diversa. Dobbiamo imparare a uscire da ogni situazione a testa alta. Io lo reputo una sorta di inno di speranza.

Hai pensato di lasciare la musica dopo quell’esperienza negativa?

Ero molto piccolo, avevo 16 anni e quindi forse non ero ancora abituato a cadere. Per mia fortuna nei concorsi che avevo fatto prima di Sanremo Young – che è stato ovviamente più grande di quello a cui ero abituato di solito – ero sempre arrivato in posizioni altissime. Non sempre ho vinto ma ero sempre riuscito a posizionarmi bene. Non avevo proprio idea del fallimento. In quell’occasione invece non è andata bene e subito dopo c’è stato il nulla, quindi si, ho messo in discussione l’idea di fare il cantante. Non ero lucido per capire che questa era comunque la mia strada. Poi è stata la musica a ritrovarmi, come mi ha sempre ritrovato.. Mi sono rimesso in riga e ad oggi so che quella situazione mi ha fatto crescere: perché nella musica ma anche nella vita ci sono tanti momenti di down e tanti di up. Fa parte del percorso cadere e rialzarsi.

Per questo pezzo hai dovuto realizzare un video autoprodotto in cui hai inserito immagini personali anche di quando eri bambino, come mai questa scelta?

È un brano mio, totalmente e in ogni senso, e volevo creare un excursus di immagini e di video: da quando ero bambino fino a quelle attuali. È un alternarsi di diversi periodi perché le immagini nel videoclipnon vanno in ordine cronologico, ma si incrociano. Mi piaceva l’idea di questa sovrapposizione delle cose, per mostrare quanto sono cresciuto, ma anche per ricordarmi da dove vengo.

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A proposito di ricordare e raccontare da dove vieni, c’è un altro brano che abbiamo ascoltato in anteprima proprio la sera in cui sei uscito, Focu meu che parla della tua regione, la Calabria. Tu scrivi di una terra per alcuni versi molto difficile – vista la fuga di cervelli o altre problematiche – ma anche piena di bellezza. E canti proprio che non saranno le lamentele a salvare la tua generazione. Vuoi raccontarci anche questo pezzo?

Per me è un pezzo fondamentale, ci tenevo tanto a cantarlo al serale e sono stato orgoglioso di averlo potuto fare alla fine. “Focu meu” dalle mie parti si usa per dire “Povero me” e questo brano parla della realtà del sud in generale e soprattutto della Calabria. La mia è una terra bellissima che ha delle potenzialità che pochissime regioni italiane hanno ma il pezzo racconta anche degli stereotipi, dei luoghi comuni che ci hanno affibbiato e che ancora ci portiamo addosso. Questo pezzo vuole essere un messaggio per i giovani  come me: non bisogna mai arrendersi, non bisogna scappare o andare altrove per cercare chissà cosa e realizzare i propri sogni. Si può partire da qualsiasi parte del mondo, basta crederci e le cose arrivano. Nel brano canto “lamentarsi non aiuterà una generazione” perché molte volte sono gli stessi ragazzi del sud a cedere allo stereotipo e cullarsi sul fatto che “qui non c’è lavoro” o “qui non si può fare nulla”, io non sono di questa idea. Si può fare eccome.

Tu pensi di restare in Calabria o partire?

Io ho iniziato a fare tutto in Calabria, ho cantato, ho fatto tante esperienze, ho studiato nella mia regione e ho fatto anche tanti sacrifici. Ora ho voglia di cercare altre cose anche al di fuori della Calabria, ma non per scappare: per per ampliare i miei orizzonti. E perché, per il mestiere che voglio fare, sono portato a muovermi.

Ti vedremo in giro a cantare quest’estate?

Lo spero. Ci sono tanti programmi già fatti però bisogna ancora capire bene come funzionerà con le restrizioni per l’emergenza sanitaria. Vorrei davvero tanto partire in tour perché suonare di fronte alle persone, che magari cantano i tuoi pezzi, è una parte importante dell’essere artista. Vedere le facce delle persone che ti sostengono è, penso, la parte più bella di questo mestiere.

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