Deitz: come faccio andare d’accordo matematica e creatività

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24 anni, dee jay prima e producer musicale poi. È Deitz (all’anagrafe Giovanni Deidda), vincitore del Mini Meets Music Contest 2020, concorso che ha da poco aperto le selezioni per l’edizione 2021.

Di quell’esperienza Deitz si porta dentro tanto lavoro, grazie alla possibilità che spettava al vincitore di seguire corsi alla Mat Academy , ma anche l’occasione di stare vicino alla musica in un periodo – come il lockdown – in cui era molto difficile farlo. E soprattutto la pubblicazione di due tracce, uscite su tutte le piattaforme digitali da circa due settimane.

Giovanni/Deitz oltre a essere un giovanissimo produttore è anche un laureando in ingegneria informatica. In questa intervista ci ha raccontato come queste due passioni – trasformate in mestieri – riescano a convivere e completarsi nonostante sembrino lontanissime. E tanto altro ancora.

Partiamo dall’inizio: sei un giovanissimo producer, come ti sei avvicinato a questo mondo?

Inizialmente, come molti artisti che fanno questo stesso mestiere, mi sono avvicinato al mondo della musica e dei party come dee jay e poi sono passato alla produzione perché cercavo quel quid in più che mi facesse emergere rispetto ai miei colleghi. Ma anche che mi desse la possibilità di inserire qualcosa di più in quello che faccio e negli stessi dee jay set. Mi sono affacciato alla produzione: all’inizio, come per molti credo, è stato un disastro. Non è stato semplice ma continuando e riprovando ho trovato la mia dimensione e il mio stile e sono contento di come si sta evolvendo.

Hai vinto l’edizione 2020 del MINI Meets Music Contest in un anno molto particolare. Com’è stato vivere questa esperienza nell’era del lockdown?

Da una parte è stato penalizzante perché è mancata la parte di contatto umano e anche tutti gli eventi che potevano esserci dopo la vittoria. Dall’altra però mi ritengo molto fortunato: ho avuto un progetto grande e durante il quale sono stato sempre seguito. Qualcosa che mi tenesse focalizzato sulla musica in un periodo in cui le serate sono state molto poche. Mi ritengo fortunato e credo che questa vittoria mi abbia anche un po’ salvato in un periodo che per gli artisti non è stato granchè bello.

Questa vittoria ti ha portato a partecipare ai corsi della Mat Academy. In cosa questo percorso formativo ha cambiato il tuo modo di rapportarti alla musica e a questo lavoro?

Aver frequentato la Mat Academy mi ha consentito di verificare che le cose che avevo appreso da autodidatta erano giuste. Ma mi ha anche portato a un approccio più metodico e professionale alla parte più creativa della produzione, quel lato che sembra qualcosa che non ha molto di tecnico e invece non è così. E poi ho imparato a fare molte più cose in molto meno tempo, che è sempre un bene.

Il 7 maggio sono uscite due tracce che vengono fuori proprio dopo questo lavoro: One Time e Court Song. Si tratta di brani strumentali soprattutto da ballare, ma vuoi raccontarci come sono nati e qual è il messaggio legato a ogni traccia?

I brani sono una bandierina, un traguardo che ho raggiunto dopo questo percorso. Sono contento di quanto sono cresciuto rispetto all’EP precedente che avevo fatto. Si tratta di due manifestazioni del mio stile in due ambiti diversi. Court song è la traccia che per me è più, se si può dire, commerciale tra le due ma è anche molto più improntata al momento attuale: le playlist, i podcast, le radio. È molto orecchiabile, l’ho pensata e portata avanti così. One time invece si avvicina di più allo stile che porto nei set che faccio in giro e spero di suonarla live il prima possibile. Ho cercato, in un certo senso, di adattare il mio stile al periodo attuale e di fare tracce strumentali e orecchiabili, non solo ballabili ma ascoltabili anche in un viaggio in macchina o un radio show, delle occasioni che sono molto più probabili in questo periodo rispetto a una serata live.

I due pezzi a cui hai lavorato sono stati fortemente promossi da te su Instagram. Che rapporto hai con i social, pensi che possano aiutare e supportare chi fa un mestiere come il tuo?

Il lavoro che ho fatto parallelamente alla produzione di queste tracce è stato fondamentale per farle arrivare nel modo giusto, e come volevo, alle persone. È stato importante perché al giorno d’oggi conta quasi più la promozione del prodotto che il prodotto in sé. È un po’ triste da dire, ma se un artista vuole emergere e vuole un secondo di attenzione da parte del pubblico deve trovare degli escamotage per farsi ascoltare. Sono ovviamente dei contenuti collaterali, grazie ai quali riesci – però – a veicolare l’attenzione di chi scorre un feed Instagram e in un secondo vede te. Diciamo che io mi concentro molto sui social, li reputo uno strumento lavorativo molto efficace. Ognuno, poi, ne fa l’utilizzo che preferisce, ma secondo me farsi pubblicità in rete è il modo per sfruttare qualcosa che le persone usano quotidianamente, a proprio vantaggio.

Tu stai anche studiando ingegneria ma, anche in questo caso, sei riuscito a trovare un legame con la tua passione per la musica con una tesi sperimentale molto particolare…

Il parallelismo tra qualcosa di tecnico come l’ingegneria informatica e qualcosa che è associato alla creatività, come la produzione, è positivo secondo me. Possono vicendevolmente influenzarsi. Se nella produzione adotti delle tecniche e le affronti in maniera schematica come fai nell’ingegneria, fai tutto in  maniera più veloce e automatizzi dei processi che sono marginali nel percorso di creazione della musica. E, allo stesso tempo, se nell’ingegneria tu porti la creatività che usi normalmente nelle tracce magari per trovare soluzioni trasversali o risolvere dei problemi, hai comunque un guadagno. Sono due percorsi paralleli che si unisono e questa commistione c’è anche nella tesi che ho scritto sul riconoscimento dei pattern musicali. Penso che ci può essere sempre un’unione, anche tra due mondi che sembrano molto diversi.

Cosa c’è nel tuo futuro prossimo? Sono previste nuove uscite o live?

Ci sono ambedue le cose. Delle nuove tracce in uscita, per ClapsRecords l’etichetta di Luca Guerrieri, la persona con cui ho lavorato anche per i due singoli usciti dopo l’esperienza in Mat Academy e che mi ha supportato molto. E, appena le strette del periodo si addolciranno, con il mio gruppo che si chiama Morositas, stiamo pianificando delle date musicali a Siena e nei dintorni, in Toscana. Non saranno Festival o musica da ballare, ma delle alternative più soft per continuare a organizzare qualcosa e divertirci con la musica, in sicurezza come lo scorso anno. In più ci saranno degli appuntamenti che sono una sorta di evoluzione rispetto ai live tradizionali statici: abbiamo registrato in alcuni posti rilevanti dal punto di vista culturale che sono stati in disuso finora a causa del covid, monteremo le registrazioni – come faccio con i miei video – e le utilizzeremo.

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