Il cattivo poeta

L'ultimo D'Annunzio, quello che faceva paura a Mussolini

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Il cattivo poeta
di Gianluca Jodice
con Sergio Castellitto, Francesco Patané, Tommaso Ragno, Clotilde Courau, Fausto Russo Alesi

Sorpresa. Inizia come Apocalypse Now, con la voce registrata dell’uomo che dovrà essere eliminato. Là era la voce del colonnello Kurtz che sognava la lumaca sulla lama di rasoio: l’alto comando americano e i servizi segreti la facevano ascoltare a Willard, che doveva porre fine a quel comando fuori controllo. Qua è la voce del poeta soldato Gabriele D’Annunzio (Castellitto) che parla male del fascismo:  i grandi capi di Roma la fanno ascoltare al giovane Comini (Patanè), nuovo federale di Brescia, che deve aiutare a porre fine al vate fuori controllo. Comini, fascistissimo poco guerriero promosso  per meriti letterari nelle campagne d’Africa (è lui il cattivo poeta?) ha il compito di infiltrarsi nella corte già fitta di spie di D’Annunzio al Vittoriale, perché il poeta guerriero che ha suscitato troppi entusiasmi con l’impresa di Fiume oggi  profetizza catastrofi per l’insano connubio tra Mussolini e Hitler, il nibelungo con i baffi alla Charlot.
Siamo negli anni tra il ’36 e il ’38, il fascismo del cosiddetto consenso si avvia a diventare il fascismo di guerra. Fuori, fotograficamente (direttore Daniele Ciprì), è virato, monumentale e torvo, tra le pieghe del quotidiano oscuro di delazioni e triste di violenza, nel Vittoriale dove D’Annunzio si è rifugiato tra i suoi ricordi ha colori più caldi ma si respira l’agonia. Castellitto sembra davvero il D’Annunzio della fine, tra gli oggetti oggetti prediletti, la sua corte di fedeli, infedeli, ex amori, delatori, sanguisughe, segretari, infermiere e tre generazioni di amanti: spendaccione (Mussolini dice di lui che è come un dente marcio: o lo copri d’oro o lo estirpi),  parla con le sue parole documentate, veste le sue divise  sovraccariche di fantasia, si droga molto e sorride amaro anche della fama dei suoi eccessi, vede lungo nella catastrofe che si prepara e in qualche modo, se non riesce a far ribellare gli italiani, un tarlo nella mente del giovane Comini lo mette. E non è mai macchietta. A parte un amore tragico, inventato per aiutare il passaggio drammaturgico di Comini dalla certezza  al dubbio, tutto il resto è storico. Opera prima interessante di Gianluca Jodice (Cercando la grande bellezza, docu dal set del  film di Sorrentino) produttori Andrea Paris e Matteo Rovere de Il primo re.  Girato davvero al Vittoriale sotto l’occhiuto controllo del presidente Giordano Bruno Guerri.

 

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