“Pollicino & Cappellino” è il nuovo singolo di Andrea Innesto, «un bel racconto tra una favola e realtà»

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Andrea Innesto
Foto di Biagio Ruggieri

Esce oggi Pollicino & Cappellino, nuovo singolo di Andrea Innesto, da molti conosciuto per essere stato per 32 anni il sassofonista di Vasco Rossi, ma collaboratore in carriera anche di altri grandi artisti come Patty Pravo, Umberto Bindi, Ornella Vanoni, Gianni Morandi, Biagio Antonacci, Loredana Bertè, Andrea Mingardi e gli Skiantos.

Questa nuova canzone, spiega Innesto, nasce dall’esigenza di comunicare in maniera leggera, utilizzando la forza della musica in connubio con il linguaggio verbale. Nel testo, Pollicino si trova a fronteggiare Cappellino, personaggio di pura invenzione, scelto per un puro sillogismo di rima e suono. Il brano è scritto, composto, arrangiato, prodotto e quasi interamente suonato da Innesto.

Di seguito la nostra intervista.

Andrea, quando è nata questa canzone?
È nata il 31 marzo di quest’anno e il 12 aprile sono andato a mixarla. È un brano al quale tengo molto, il presupposto d’origine è il cuore. Ogni universo ha un cuore, è la scintilla di partenza, l’origine di tutto. La canzone è un messaggio ben preciso alla ricerca del miglioramento.

Il testo ha le sembianze di una favola, ma poi canti la frase «un bel racconto tra una favola e realtà»…
Il personaggio di Pollicino è sposato con la rima baciata di Cappellino per il semplice motivo che è la parte oscura di noi, il monello. È la ricerca della propria verità interna. Ad esempio, quando dico «scaccia sempre la volgare malattia, di una brutta sporca e misera bugia!»: tutti abbiamo probabilmente raccontato una bugia bianca per non ferire il prossimo, ma quando la menzogna diventa sistema di vita, si cade nel malvagio, nel torbido, nella non trasparenza e diventa una vera e propria malattia. È la tendenza un po’ a scappare da sé stessi. Il tentativo è proprio quello di scacciare tutte quelle che sono le ipocrisie, quello che è un po’ sotto gli occhi di tutti in questo momento. Non ti nego, ad esempio, che sono abbastanza perplesso da tutti i contenuti e i format televisivi, sembra che facciano una gara allo schifo.

Nel testo richiami la favola di Pollicino, ma citi anche la storia di Davide e del gigante Golia.
L’unica rappresentazione del David è quella di Michelangelo che c’è in Piazza della Signoria, a Firenze. Lui ha la fionda scarica, appoggiata, prima della battaglia. Dopo c’è la guerra tra ebrei e filistei, Davide stordisce il gigante e poi gli taglia la testa. Ecco, io credo che sia un’immagine orrenda. Allora io canto: «Lascia stare la spada per la gloria», vale a dire evita il taglio della testa, cerca sempre un modo armonico di essere sereno e pacifico nei confronti della vita.

Il progetto lo hai curato quasi interamente da solo.
Parto dal presupposto che essere veri, diretti e senza tante menate è sano, anche se più difficoltoso. E credo che di gente sana ce ne sia ancora tanta. È ovvio che si ha bisogno degli altri, ma come in un qualsiasi motore, bisogna partire con una cosa sana e gestibile. È un prodotto artigianale, fatto con criterio e coscienza, nel quale ho messo dentro la mia vita, cercando di essere utile a me e agli altri.

In che formati esce la canzone?
Non sarà in streaming. Abbiamo realizzato un video molto bello, che si può trovare su YouTube e Vimeo. E poi abbiamo stampato un po’ di copie fisiche, in cd, con la versione full e quella strumentale. Non è sulle piattaforme, perché secondo me la musica va comunque pagata. Più avanti, magari la metterò sugli store digitali.

Dove è stato girato il video?
Lo abbiamo realizzato nella pineta della Bassona, un’enorme spiaggia libera vicina a Ravenna. Un’altra parte è stata girata in studio. È un video molto musicale, il testo si narra un po’ da solo.

Chi ha suonato nel brano?
Io ho suonato congas, tamburello, flauto, sassofono, timpani e rullanti. Giuseppe Guarnera ha suonato il piano rhodes, Daniel Martinez la chitarra acustica nell’inciso.

È un periodo fertile da un punto di vista creativo per te?
Sì, oltre a Pollicino & Cappellino, in breve tempo ho scritto altre tre canzoni e una sorta di narrato sulla vita, che si chiama Risvegli. È un racconto legato al ciclo vitale, che va dall’alba al tramonto, per poi ritornare all’alba. È collegato con un piccolo raccordo di realtà vera, per poi sconfinare nella poesia di Benito Urgu, un amico che mi ha dedicato una poesia nel 2017 e che dobbiamo ancora musicare. La prossima canzone penso che la farò uscire a settembre.

Pensi di raccogliere questo materiale in un album?
Al momento seguo molto l’istinto. Se non cambio idea nel frattempo, un giorno vorrei fare un vinile.

Hai qualche data in programma per la prossima estate?
Per ora una serata ad Alassio il 28 agosto, nell’ambito di un festival sull’integrazione razziale diretto da Neri Marcorè. Porto uno spettacolo che parte dagli anni ’40 ed arriva al 2000. Ad ogni brano è abbinata una proiezione video, dedicata ad oggetti che hanno cambiato il costume delle persone. Vuole essere anche un tributo anche a quei personaggi che hanno lavorato con la musica ed hanno cambiato il linguaggio.

Il video di Pollicino & Capellino:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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