Fortuna

Una fiaba che nasconde un orrore

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Fortuna
di Nicolangelo Gelormini
con Valeria Golino, Pina Turco, Cristina Magnotti, Anna Patierno, Libero de Rienzo

Fortuna è un film che spiazza. Per chi lo avvicina senza un punto di riferimento nella cronaca sembra un esperimento estetico di rimodellamento del già visto: una bambina che fa brutti  sogni, con mamma triste, in un appartamento di un palazzo popolare che ai bambini riserva lo spazio astratto del tetto, circondata da adulti anomali fino alla bizzarria: tagli geometrici di ripresa, attenzione maniacale ai colori, una sorta di supergeometria della tristezza abitata da quella che al primo approccio sembrerebbe una difficoltà caratteriale: Fortuna parla poco, disegna e non vuole spiegare i suoi disegni, si alterna tra un’amichetta, due ragazzini, una psicologa seccata e distratta. Ha il sogno ad occhi aperti di venire da un pianeta a cui tornerà, e come molte bambine si sente una principessa. Da alcuni dei disegni di Fortuna emana la minaccia, e vengono i primi sospetti, e quando si effettua uno spostamento, la sostituzione dalla figura della mamma con quella della psicologa, i sospetti crescono, quando infine molti dei segnali che il regista ha messo nella prima parte si replicano e si invertono nella seconda parte, lo spettatore capisce che nella fiaba che Fortuna si racconta è nascosto il rifiuto di una tragedia. Alla fine la spiegazione lo conferma: Fortuna è la favola di un orrore di cronaca nera, la bambina abusata e uccisa a Caivano nel 2014. Il regista, già aiuto di Sorrentino,  all’opera prima, non scende a compromessi fino all’ultimo fotogramma. Difficile per lo spettatore? Certo. Ma nell’essere giocati da questo metodo in qualche modo c’è la stessa sorpresa, fatte le debite proporzioni, dello stravolgimento del reale di The Father. 

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