Aleam: «Sogno di guardare negli occhi il pubblico e cantargli le mie emozioni»

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Maledetto mare è il nuovo singolo di Aleam, disponibile dallo scorso 14 maggio su Spotify e tutte le principali piattaforme streaming per Thaurus Music (lo trovate anche in fondo a questo articolo).

Aleam è lo pseudonimo di Alessio Amato, cantante e polistrumentista napoletano classe ‘98. In seguito alla pubblicazione di alcuni singoli auto-prodotti, nell’aprile del 2019 si afferma nella scena emergente campana grazie all’ EP  MayDay, in collaborazione con il produttore Daniele Franzese, che esce per il collettivo  Tritolo del rapper Clementino, di cui Aleam apre i concerti del tour estivo del 2019.
Nel 2021 firma con l’etichetta discografica indipendente Thaurus Music (Sfera Ebbasta, Ernia, Rkomi e altri) e pubblica il nuovo singolo Stereo.

La forza del lavoro di Aleam risiede nella sua ecletticità: attinge da numerosi generi (cantautorato, trap, rap e pop), dimostrandosi in grado di fondere sonorità fresche e differenti tra loro all’interno di uno stile personale e unico per il panorama italiano contemporaneo. Le proprie origini, l’amore, i sentimenti sono solo una piccola parte delle tematiche affrontate, rese compatte dalla forte musicalità insita nella tradizione culturale partenopea.

Abbiamo raggiunto Aleam per intervistarlo, conoscere meglio questo progetto e tutto ciò che c’è dietro il suo percorso artistico.

Come nasce questo progetto?
Il nostro progetto nasce dal desiderio di proporre la nostra visione musicale. L’obiettivo è quello di provare a comunicare alle persone con un linguaggio molto personale e sincero.

A quale target di pubblico miri maggiormente?
Non mi sono mai posto il problema di dover mirare ad una cerchia in particolare di persone. Sono dell’idea che la musica e le canzoni sono della gente e che in uno stesso messaggio possano rispecchiarsi un adolescente ed un adulto in base alle proprie esperienze. Il mio sogno è di fare concerti dove posso guardare negli occhi e comunicare allo stesso modo sia ai ragazzi che alle persone più grandi.

Un rappato che strizza l’occhio al melodico, ma la tua vera anima da quale parte pende?
La mia anima musicale pende dalle emozioni e sentimenti che provo mentre scrivo una canzone. Il rap mi ha fatto da scuola quando ho iniziato a scrivere canzoni: la metrica, i contenuti, l’espressione, l’interpretazione… Quindi è inevitabile che ci sia legato tantissimo.

Hai un ottimo flow, il che denota che la tua passione per il rap nasce da ascolti di qualità. Quali sono i tuoi riferimenti?
Le prime rime che ho ascoltato da piccolissimo (ero bambino) sono state quelle di Eminem. Spinto da una grande curiosità per il genere provai ad ascoltare alcune canzoni di Fabri Fibra e ne rimasi incantato. Poi crescendo mi sono avvicinato al rap campano ascoltando allo sfinimento Clementino e Rocco Hunt, per poi passare a quello americano: Kendrick Lamar, J. Cole, Nas e tantissimi altri…

Hai progetti per album e live?
L’idea che abbiamo io e Daniele Franzese è quella di chiudere un EP. Ci stiamo lavorando ma siamo già sicuri della direzione a cui vogliamo puntare. Per quanto riguarda i live mi piacerebbe tantissimo poter suonare in giro: mi manca molto e credo sia fondamentale per la crescita e per l’espressione di ogni artista.

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Cristiano "Pillu" Baccini
Tutti mi chiamano Pillu da pochi giorni dopo la mia nascita, a Roma nel 1980. Musicalmente nasco e cresco nella Black dove mi sono cimentato e mi cimento sia come rapper che come DJ. La musica è una costante nella mia vita e nella mia mente, che fa voli pindarici. Ogni situazione che vivo ha un motivo di sottofondo. Amo ogni genere musicale purchè mi trasmetta qualcosa, che sia Giovanni Allevi o Skrillex, perchè il suono deve colpirmi l'anima ed accompagnarmi nella pellicola che scorre nella mia testa.

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