Il ritorno di Leo Gassmann: «Ho imparato ad accettare le delusioni»

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Leo Gassmann
© Francesco Ormando

In bacheca ci sono già una partecipazione a X-Factor nel 2019 e la vittoria al Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte con Vai bene così l’anno successivo. Un figlio – e nipote – d’arte, che però ha scelto un’arte diversa, porta avanti il suo percorso impegnandosi a capire fino in fondo chi è e chi vuole diventare. Dopo un lungo periodo di silenzio, Leo Gassmann è tornato sulla scena musicale con un nuovo singolo, che mostra una nuova faccia del giovanissimo cantautore romano, che anticipa il nuovo album a cui sta lavorando già da un po’. 

Uscito venerdì 28 maggio, Down è un brano introspettivo, che racconta le paure e le ansie della sua età. Una sorta di invito ad accettare i propri limiti e a trasformarli in opportunità. Il brano è prodotto da Francesco “Katoo” Catitti e ha permesso a Leo di sperimentare nuovi suoni e nuovi stili, che si sposano piuttosto bene con questa storia. Un racconto in cui, forse, è facile per molti immedesimarsi, che testimonia il coraggio di un ragazzo che ha scelto di percorrere una strada sapendo che non è semplice, e tutta la determinazione che ci mette per raggiungere il suo obiettivo.

Down è il tuo nuovo lavoro dopo un lungo periodo di silenzio. Com’è nato questo pezzo?
Down è nato dopo un lungo periodo di riflessione che ho avuto la possibilità di avere e dopo una serie di delusioni che sono arrivate in un periodo nel quale mi ero impegnato molto per raggiungere determinati obiettivi. Sia a livello umano che artistico ho avuto delle vicende sfortunate e, a mio modo di vedere, immeritate. E quindi mi sono trovato di fronte a dei mostri da affrontare, che rappresentano appunto queste delusioni che tutti noi viviamo nelle nostre vite prima o poi. Inizialmente pensavo che il modo più semplice fosse quello di scacciare questi mostri dalla mia vita, invece mi sono reso conto che bisogna accettarli e accoglierli perché spesso sono quei mostri che ci rendono unici e ci danno anche quella voglia di essere migliori. Quindi ho capito che bisogna imparare a conviverci.

Lo stile di questo brano è un po’ diverso da quello di Strike, l’album uscito lo scorso anno. Cosa è cambiato?
È cambiata l’attitudine e l’emozione che vivevo nel momento in cui ho concepito il brano. A me con la musica piace tantissimo sperimentare, non sarò mai prevedibile, mi piace tanto cambiare e mettermi alla prova. Io sono di animo rock, nel senso che vedo nel rock un genere che ha la capacità di cambiare le cose e stimolare sia me, che concepisco il brano, che le persone che poi lo ascoltano e lo fanno loro. Il rock è sempre stato un genere che ha dato voce alle nuove generazioni e quindi penso che sia anche il momento storico in cui possa tornare, debba essere suonato dal vivo, perché può unire la gente per raggiungere obiettivi che rendano la società migliore di quella che abbiamo trovato. Noto poi anche con piacere che il rock sta tornando sia a Sanremo che all’Eurovision, grazie alla vittoria dei Maneskin, e questo è un bellissimo messaggio che va ascoltato. Io ringrazio Francesco Catitti perché mi ha permesso di sperimentare in diversi generi.

C’è già in cantiere un nuovo album?
«Sto lavorando all’album già da un anno in realtà. Per un’artista come me, avere un anno a disposizione per scrivere un album è un grandissimo dono, che mi ha fatto la vita e che mi ha fatto soprattutto la mia etichetta. Ho avuto e sto avendo il tempo giusto per rendere questo album il più possibile di alta qualità. E credo che avere così tanto tempo per lavorare a un progetto sia a lungo andare una mossa vincente, perché non si possono fare cose di qualità con la fretta, secondo me. Siamo abituati a vivere in una società dove si corre e dove tutto deve essere immediato, dove bisogna sempre condividere contenuti. Inizialmente pensavo che fosse una cosa con cui convivere, invece adesso penso che andare un po’ controcorrente, andare un po’ più lenti e godersi una crescita lenta, sì, ma soprattutto sana, è la cosa migliore.

L’ultimo anno ha costretto un po’ tutti a rallentare. Tu come hai vissuto questi mesi?
Se devo essere sincero, è stato una grande fonte di ispirazione, nel senso che ho avuto la possibilità di scrivere molti brani e riflettere su me stesso e sul mio percorso. Poi diciamo che con il passare del tempo, l’entusiasmo si è andato a spegnere anche perché noi, come persone, abbiamo bisogno di confrontarci e io credo che il confronto, il dialogo, siano qualcosa di indispensabile per tornare a vivere, forse anche in maniera migliore. Perché questo blocco può essere un grande valore per tutti noi: la libertà è uno dei valori che sognavamo tutti quando eravamo chiusi in casa e non va perso, dobbiamo ricordarci da dove veniamo. Abbiamo alle spalle una sofferenza e una storia che ci accomuna, forse per la prima volta, possiamo condividere questa sofferenza e ripartire proprio da lì. Io spero che anche nella musica ci sia un’evoluzione, io faccio la mia parte. Sicuramente è stato un periodo difficile che però può portare dei cambiamenti in positivo.

Hai già in programma di portare dal vivo la tua musica nei prossimi mesi?
In realtà già la scorsa estate, tutte le volte che si poteva ho suonato con la mia band perché secondo me è importante continuare a vivere la musica, anche in location più piccole rispetto a quelle a cui siamo abituati. Bisogna sacrificarsi un pochino, perché è importante portare la musica nelle piazze ma soprattutto dare lavoro alle persone del mondo dello spettacolo che sono rimaste a casa per troppo tempo. Quest’estate sicuramente farò un tour, anche in vista dell’uscita dell’album. Credo anche che in tour canterò qualcosa di inedito, perché non credo tanto a questa “moda” di dover tenere nascoste le cose: se ha un brano nuovo e vuoi farlo ascoltare, è una cosa bella farlo ascoltare alla gente. 

Parlando invece di Leo come normale ragazzo di 23 anni: che tipo sei?
A dir la verità su questo, ho un po’ l’idea di Vasco che dice che un’artista non deve mai svelare troppo di se stesso, perché poi fa perdere d’interesse e anche perché poi non è che gli artisti in generale siano delle persone così interessanti, nella vita privata. È più quello che comunicano che li rende unici o comunque belli agli occhi della gente. Io sono un ragazzo normale, vado all’università, sto per laurearmi, faccio sport, gioco a calcio con gli amici, mi piace viaggiare in tenda, non sono uno molto social, però preferisco vivere la vita, toccarla con mano e stare con le persone che mi vogliono bene, o anche quelle che non mi vogliono bene perché è sempre bello conoscere gente nuova anche se la pensa diversamente da te.

Qual è l’augurio che fai a te stesso?
Mi auguro di non perdere mai la voglia di ascoltare, di crescere e di misurarmi ogni giorno con nuove sfide.

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Cristina Scarasciullo
Tanti interessi, tutti diversi, ma che in comune hanno una cosa: scrivere. Non fa altro da quando ha imparato e sogna che questo diventi il suo mestiere. Cittadina del mondo con la Puglia nel cuore e uno zaino sempre pronto per nuove esperienze. Tra le più giovani collaboratrici del sito, non le manca il carattere per difendere le sue idee.

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