La bellezza secondo Pianista Indie: questo è Kubrick

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“Il 2021 è l’anno della rinascita, con tanti brani nuovi nel cassetto e la voglia di condividerli con il suo pubblico” così dice la bio di Pianista Indie, cantautore che, per scelta, nasconde il suo volto e lascia che sia la sua musica ad arrivare alla gente. Una scelta certamente coraggiosa, in un mondo in cui l’essere conta sempre un po’ meno dell’apparire. Un nome che rappresenta in toto il suo progetto: il pianista, quello che è, “indie” perché quando ha scritto il primo singolo Urologia, non aveva una casa discografica che lo producesse.

Questo 2021 si apre con la pubblicazione di Kubrick, un nuovo singolo che parla di bellezza e si apre dicendo «Spero che/ vi rendiate conto/ di quanto sia effimera la bellezza/ Di quanto l’umanità sia diventata una schifezza». Della bellezza in generale, ma soprattutto della bellezza riguardo il mondo della musica, divenuto con gli anni sempre meno concreto e quindi, bello. Il video del brano, diretto da Pierluigi Patella, fa parte di un progetto più ampio che prenderà forma e completezza nelle prossime pubblicazioni dell’artista e che ambisce a sintetizzare in immagini e sonorizzazione le diverse fasi della vita.

Con Kubrick hai cercato di raccontare cosa è la bellezza. Com’è nato questo pezzo?
Stavo guardando un film Anton Corbijn, Control, che romanza un po’ la storia degli Joy Division. A un certo punto c’è una giornalista che chiede al leader degli Joy Division se la loro musica fosse “bella” e Ian Curtis le ha risposto: “La musica degli Joy Division non nasce per essere bella”. Questa cosa qua mi ha particolarmente toccato, perché l’ho rapportata alla musica di oggi: oggi si fa musica per essere schedati, etichettati, per finire in una playlist, facciamo musica per l’estate perché sia trasmessa dalle radio. Ma non tutte le canzoni nascono per essere belle, io non voglio che la mia musica nasca per essere bella a tutti i costi. Voglio semplicemente che sia la mia musica. Con questo pensiero in testa mi sono seduto al pianoforte e ho scritto Kubrick.

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Credi che siamo ancora in grado di apprezzare la bellezza in un mondo che va al tempo delle stories di Instagram?
Sì, io credo che siamo ancora in grado di capire cos’è la bellezza. Però guardando più in generale, probabilmente no, ma questo non devo dirlo io, è sotto gli occhi di tutti: ormai il mondo è così tanto frammentato che non esiste più il bello e il brutto. Cosa che prima esisteva. Prima c’era il buon gusto, c’era l’eleganza, c’erano determinati canoni che andavano rispettati. Oggi invece no, è tutto un grande calderone, in cui ognuno intravede delle cose e le percepisce come belle, anche là dove di bello non c’è niente. Però io continuo ad avere fiducia nell’uomo e nelle persone sensibili e credo che la bellezza vada ritrovata nell’arte, perché nell’arte c’è davvero la possibilità di trovare qualcosa che ti stimoli. Quindi guardare, ascoltare e leggere “arte” può ancora aiutarci a comprendere cosa sia il bello.

Questo brano anticipa un album?
Un album è pronto da prima della pandemia, poi chiaramente l’abbiamo congelato. Quindi ci sarà un album tra la fine di quest’anno e l’inizio dell’anno prossimo. Anche se durante il primo periodo del lockdown, dovendo stare tantissimi mesi chiuso in casa ho scritto tantissimo. Quindi credo che nell’album vorrò inserire qualcosa che ho scritto recentemente. Quindi c’è già 80% dell’album. Dopo di ché dovrò scrivere altre cose, inciderle e l’album sarà definitivamente pronto.

La pandemia ha un po’ ridimensionato le priorità di tutti: credi che ne siamo usciti migliori? Tu come hai vissuto questo periodo?
Siamo usciti diversi, questo è sicuro. Meglio o peggio, chi lo sa. E poi è troppo soggettivo questo discorso. Io, per esempio, credo di esserne uscito assolutamente meglio, perché ho fatto un lavoro su me stesso impressionante, cosa che non riuscivo a fare prima. Erano anni che non mi dedicavo del tempo di qualità come ho potuto fare in quest’ultimo periodo. Non ho voluto assolutamente né pubblicare musica, né fare musica, mi sono rinchiuso in me stesso, ho letto, ho visto tantissimi film, ho abbandonato la musica in streaming, ho ricominciato a comprare vinili, mi sono comprato un giradischi e ho ascoltato la musica così, che è un altro mestiere rispetto alla musica in streaming. E tutto questo mi ha permesso di venirne fuori più ricco e me ne rendo conto da come ragiono e da come mi interfaccio con le persone che mi sono vicine. Quindi, a me, questo periodo ha fatto del bene, all’umanità non lo so.

Nei tuoi piani è prevista qualche esibizione live nei mesi a venire?
Stiamo iniziando a lavorare per fissare nuovi concerti. Già qualcosa è uscito, ho già tre o quattro date in calendario, ma è un lavoro in continua evoluzione. Non ho voglia di aspettare di pubblicare l’album per tornare a suonare, anche perché l’anno scorso avevo in programma circa trenta date e poi ho dovuto bloccare tutta questa attività live. Quindi ho proprio voglia di portare la mia musica live, di divertirmi, di viaggiare da una parte all’altra dell’Italia.

Quella di non mostrare la tua identità è una scelta per lasciare più spazio alla tua musica?
Sì, io voglio davvero che la musica venga prima di tutto. Viviamo in un’epoca in cui si fanno i dischi d’oro con un bel volto e un buon movimento fisico. Non è il mio sport, quello. Io ho deciso di fare musica perché avevo voglia di scrivere canzoni. Anche se i tempi sono cambiati, come dicono, per me non è un problema. Anzi, beati quelli che riescono a fare musica in un modo diverso dal mio, perché soffrono di meno e ottengono grandi risultati, io non ne sono capace. Quello che voglio fare io è mettere la musica davanti a tutto, voglio che siano le mie canzoni a piacere o non piacere e non la mia immagine. Annullando il mio volto voglio eliminare una distrazione.

Oltre alle canzoni, realizzi dei podcast sui temi più disparati. Se c’è dunque una cosa che sappiamo di te è che ti piace comunicare…
Il fatto di annullare un volto non vuol dire non amare la comunicazione, anzi. Io adoro stare in mezzo alla gente e comunicare con la gente. La mia è una scelta prettamente artistica, voglio essere apprezzato o odiato per quello che dico. Il podcast è un ottimo mezzo per quel che mi riguarda, perché mi ritrovo molto a mio agio in uno spazio in cui c’è solo una voce e quello che quella voce comunica. In realtà, io avevo realizzato oltre cento podcast, solo che Spotify mi ha cancellato la maggior parte perché non sapevo che non ci potesse essere in nessun modo della musica e io avevo inserito in alcuni momenti dei pezzi suonati da me al piano. Questa è stata una grande sofferenza, anche perché avevo realizzato cose fighissime, mettendo in collegamento degli audio che mi avevano inviato i miei fan avevano inviato.

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Cristina Scarasciullo
Tanti interessi, tutti diversi, ma che in comune hanno una cosa: scrivere. Non fa altro da quando ha imparato e sogna che questo diventi il suo mestiere. Cittadina del mondo con la Puglia nel cuore e uno zaino sempre pronto per nuove esperienze. Tra le più giovani collaboratrici del sito, non le manca il carattere per difendere le sue idee.

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