“La voce del padrone” di Franco Battiato diventa un libro

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Franco Battiato
@Roberto Masotti

Quando il 21 settembre 1981 Franco Battiato mette in circolazione il nuovo album La voce del padrone nessuno avrebbe immaginato che sarebbe diventato il suo disco capolavoro e pure quello che avrebbe avuto il maggior successo commerciale. Ora esce il libro Segnali di vita di Fabio Zuffanti (Baldini + Castoldi, 233 pagine per 16€). Una biografia de La voce del padrone, recita il sottotitolo. Sarebbe dovuto uscire il 21 settembre a celebrare i 40 anni dall’uscita discografica, così almeno era annunciato, ma poi si è preferito anticipare. Eccolo pronto a pochi giorni dalla scomparsa dell’artista. Il giornalista e scrittore Zuffanti si qualifica come uno dei maggiori conoscitori della vita artistica di Franco Battiato, infatti nel 2018 con il titolo La voce del padrone ha pubblicato una biografia che va dal 1945 al 1982 e nel 2020 con il titolo Tutti i dischi e tutte le canzoni ne ha esplorato la discografia. L’autore nel frattempo, lo scorso aprile, ha licenziato il suo primo romanzo Se ci sei.

Torniamo a noi, a La voce del padrone che Battiato registra negli studi di Alberto Radius insieme al fonico Titti Denna, ai musicisti Filippo Destrieri all’assistenza di sala e alle varie tastiere, all’incomparabile Giusto Pio che aveva quasi vent’anni di differenza: eppure tra i due ne è nata una complicità che li porterà molto lontano. Poi altri musicisti chiamati all’occasione, tra cui Claudio Pascoli al sax, Alfredo Golino alla batteria e Paolo Donnarumma al basso. Quando il disco esce non subito gli viene decretato il successo popolare, il nome di Battiato ormai circola sia in televisione che in radio oltre che sui giornali che cominciano a dedicargli perfino copertine. Eppure capita che andando a una trasmissione come Superclassifica Show il conduttore mentre lo intervista gli chieda di controllare l’orologio, per non sforare il tempo prestabilito. 

Insomma, colui che aveva fatto già canzonette e tanta sperimentazione, non era ancora considerato un grande della canzone italiana. Dei presupposti e dei contenuti dell’album parla questo libro che viene anticipato da una introduzione più poesia di Marco Morgan Castoldi, rafforzata da una prefazione di Aldo Nove, un atto di stima per l’autore, che nella conclusione pare annunciare altri volumi. In effetti il patrimonio musicale di Battiato non si esaurisce né in tre libri, né in trenta. 

L’autore avvisa nelle prime pagine che La voce del padrone viene analizzato e sviscerato in ogni particolare, intrinseco ed estrinseco. Si parte con la trascrizione integrale della presentazione da parte di Pippo Baudo a Domenica in nel 1980. Non si tratta di La voce del padrone, ma di L’era del cinghiale bianco, è precisato. Un filmato che gira nel web non rende onore a Baudo che dimentica di aver presentato l’artista a più riprese nella trasmissione Settevoci nel 1967. I due poi diventeranno amici, o perlomeno si rispetteranno. 

Il libro procede a tracciare alcune tappe biografiche, dai primi 45 giri, alla rivista Gong che gli dedica una copertina, Ombretta Colli, Giorgio Gaber, Alfredo Cohen, Astra, gli anni Ottanta e i Duran Duran, Zichichi e poi il successo che Filippo Destrieri ricorda sia iniziato dalla serata a San Giovanni Valdarno, la data non è precisata, ma è presumibile che sia nel corso della prima tournée del 1982. Va ricordata invece la data del 2 febbraio al Palalido di Milano dove l’artista riceve il primo disco d’oro dall’alto dirigente della Emi Alexis Rotelli. Palalido esaurito, oltre la capienza ordinaria, con tantissimi artisti e giornalisti a rendere omaggio alla nuova realtà della canzone in Italia.

Zuffanti accosta l’ascesa di Battiato con la trasformazione di Lucio Battisti, ormai privo dei testi di Mogol e per alcune pagine svela come, quando ancora ragazzo, sia venuto a conoscenza di questo artista, tra Rimini e Genova. Per capire il periodo musicale e sociale l’autore accenna alla grave situazione di violenze della seconda metà dei Settanta e inizi Ottanta. Per la musica invece si fanno i nomi dei cantautori in auge, si torna indietro a Fetus e Sulle corde di Aries, i baffoni, i capelli ricci, la trilogia Ricordi, la scoperta che il primo album non fosse L’era del cinghiale bianco ma Fetus. Scorrono pagine e La voce del padrone rimane un po’ in disparte, almeno fin oltre la pagina 100, poi l’autore inizia ad approfondire varie parti del disco, anche le fasi preparatorie, come l’utilizzo del Coro dei Madrigalisti, la simbiosi tra Battiato e Pio, il lavoro sulla copertina, entra nei dettagli costruttivi di ogni canzone, da Cuccurucucu a Sentimiento Nuevo e dà una spiegazione delle varie citazioni. Alle fine nell’appendice lunga trenta pagine, una lunga parte è dedicata all’ascolto della versione tecnicamente aggiornata di La voce del padrone pubblicata quest’anno in vari formati dalla Universal. In una seconda appendice, per una quindicina di pagine, alcuni tra artisti e operatori parlano di questo disco che resterà unico e insuperabile.

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018), Che musica a Milano (Zona editore, 2014) e Cose dell'altro suono (Arcana, 2020).

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