Le donne di Rino, metafore di attualità

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Gli appassionati di serie TV ricorderanno forse che Zach, il chitarrista (e marito di Lane) della fortunatissima serie Gilmore Girls, spesso sceglieva di intitolare le sue canzoni con nomi di donna, perché quello – diceva –  gli avrebbe consentito di passare più facilmente in radio con uno dei suoi pezzi.

Se questa sia o no una realtà non è dato saperlo. Di certo però sappiamo che esistono innumerevoli canzoni che, nei titoli o nei ritornelli, richiamano nomi femminili. E anche il cantautorato italiano non fa eccezione: Linda, Lilli, Aurora, Francesca, Giulia, Marinella, Alessandra, Sally e tante altre ancora si sono trovate ad essere ignare protagoniste delle storie in musica che tanti artisti hanno voluto raccontare.

Anche l’istrionico Rino Gaetano non ha resistito alla tentazione delle dediche all’universo femminile. Ma Rino, si sa, di ordinario aveva ben poco e i brani in cui ha scelto di parlare di donne non sono mai solo canzoni d’amore, racconti di vita o dediche di addio di fronte a una storia che finisce.

Le donne di Rino hanno sempre una marcia in più e attraverso la sua musica diventano – con delicatezza, ironia e profondità – metafore illuminanti, sinonimi di denuncia, strumenti di parodia e spunti di riflessione.

La forza di questo cantautore scomparso tragicamente 40 anni fa a soli 30 anni  è sempre stata quella di mascherare temi delicati e stralci di attualità dietro ad apparenti “canzonette”. Brani che, forse, nella sua epoca non sono state apprezzati a dovere ma che, nei decenni successivi fino i giorni nostri, hanno rappresentato il suo riscatto.

Oggi Rino Gaetano, forse troppo tardi, è ricordato e celebrato con tutti gli onori che merita. Per la sua genialità, per la sua visione moderna della vita, per la sua capacità di guardare oltre le banalità e riuscire a scavare a fondo nell’animo umano.

Ma quali sono le sue donne più famose? Gianna, Maria, Berta e Aida che ancora oggi hanno tanto da raccontare.

Gianna

Forse una delle canzoni più celebri di Rino e la critica sociale che accompagna questo brano parte anche dalla sua prima esecuzione al Festival di Sanremo del 1978. In quella proverbiale occasione, che ha rappresentato un punto focale della storia della musica Italiana, Gaetano si presenta sul palco con frac, cilindro, diverse medaglie sul petto, scarpe da tennis e in mano un ukulele. La sua esibizione è piena di smorfie, ammiccamenti alla band, sorrisi ed è accompagnata da un ancheggiare diventato iconico. Una performance creata appositamente per ironizzare sul mondo della discografia e delle manifestazioni canore, in cui secondo Rino Gaetano spiccavano solo ipocrisia e inutile frivolezza. Ma dietro Gianna c’è molto di più: per tanto tempo ci si è interrogati sull’identità di questa donna che viene cantata davanti ai falò da intere generazioni. Alcuni hanno voluto vedere in lei una prostituta, altri una donna trans (a sottolineare, tra le altre cose, la strabiliante modernità di Gaetano). In realtà Gianna è tutti o nessuno: rappresenta il pensiero “malato” di un’intera classe sociale. Il modus operandi di chi finge di lottare per gli ideali, racconta grandi cose ma in realtà non ha interesse affinché si giunga al benessere comune, pensa solo a raggiungere il proprio egoistico godimento.

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Ahi Maria

Forse questa è l’unica reale dedica del repertorio di Rino Gaetano a una donna. Una vera canzone d’amore incondizionato e assoluto, ma  – anche in questo caso – si tratta di un brano diverso da tutte gli altri. La Maria di cui si canta in questi versi, infatti, pare fosse la madre del cantautore. Nonostante il pezzo venne spesso confuso con una dedica romantica. Il legame che il giovane crotonese aveva con sua Madre era viscerale, totale: era lei quella da contattare prima di ogni decisione importante, era lei a tenere tra le mani l’ago della bilancia delle scelte di Rino ed era lei la persona che il cantautore consultava per consigli sui suoi brani. Nel testo si racconta quindi della insostituibilità della figura materna, un excursus di abitudini e ricordi snocciolati attraverso lo stile tipico di Gaetano in cui toni apparentemente allegri e la solita scanzonata ironia si mescolano alle parole del cuore.

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Berta filava

Il modo di dire “Ai tempi che Berta filava” si utilizza per far riferimento a un tempo lontanissimo e a un periodo ormai remoto e “concluso”. La Berta che diede origine a questa espressione dovrebbe essere Bertalda di Laon, moglie di Pipino il breve e madre di Carlo Magno, ma la tradizione non è concorde sul punto. Ci sono infatti tantissime favole, leggende o racconti che danno differenti interpretazioni sul mito della Berta filatrice. La donna cantata da Gaetano, però, si ispira solo nel nome alla protagonista di storie e leggende e non è riconducibile a nessuna di queste. Il pezzo uscito nel 1976 racconta infatti di una Berta che “fila” e flirta con Mario e Gino e alla fine partorisce un figlio di un terzo, innominato, uomo. Quello che può sembrare il racconto di un triangolo/rombo amoroso è in realtà una metafora che nasconde tra le pieghe del filo di Berta, una vera e propria denuncia. Mario e Gino nominati nel pezzo sarebbero infatti Mario Tanassi e Gino Gui, due politici non particolarmente in vista e considerati i responsabili del caso Lockheed sulle tangenti. Berta sarebbe quindi, in realtà, “Bert” (Robert E. Gross, fondatore della Lockheed) e l’amianto che “fila” nel brano è quello utilizzato da parte della multinazionale per costruire gli aerei. Con questo pezzo Rino voleva quindi porre l’attenzione, con un messaggio nascosto, su una situazione evidente agli occhi di tutti ma palesemente ignorata dall’opinione pubblica: la responsabilità del caso di tangenti (il bambino) non era né di Mario né di Gino, all’epoca pesci piccoli della politica italiana, ma di qualche squalo della scena pubblica (il Santo) che non venne mai toccato da indagini, seppur vestito d’amianto. Il caso Lockheed scoppiò nel 1977, nell’anno successivo all’uscita della canzone, questo fa supporre che Rino Gaetano avesse diverse conoscenze tra i politici italiani (e non solo) che gli diedero una “soffiata”.

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Aida

Sul valore simbolico di questo brano c’è poco da dire. È arcinoto che Rino Gaetano racconti, in questo pezzo, le peripezie di un Paese contraddittorio, fragile, affascinante e meraviglioso come l’Italia, attraverso la storia di vita di una donna di nome Aida. Tra ricordi, vestiti di lino e seta, immagini sacre –  che rappresentano il legame inscindibile che l’Italia ha con la Chiesa e il valore che riconosce alla cristianità e al culto mariano – e  istantanee gelosamente custodite, compaiono anche gli episodi più complessi e dolorosi dell’esistenza di Aida. Il gran conflitto attraversa il dramma della guerra nelle tincee; l’Egitto trasporta gli ascoltatori nella campagna d’Africa; le svastiche riportano alla mente il ventennio fascista, la marcia su Roma, i campi di sterminio, l’orrore ritrovato del secondo conflitto mondiale. Vicende che lasciano segni indelebili nella storia di Aida ma la conducono verso le nuove consapevolezze di “un Paese diviso, più nero nel viso e più rosso d’amor”. La storia dell’Italia – la protagonista di tanti pezzi di Rino, sua croce e delizia – viene ripercorsa in questa canzone con estrema eleganza e precisione, attraverso un susseguirsi di fotogrammi e particolari. Sul finale arrivano anche le note positive: viene ricordata la Costituente, l’assemblea che prese forma il 2 giugno 1946 e che rese l’Italia una Repubblica. Una data di festa che però – qualche decennio più tardi – assumerà un significato differente per Rino Gaetano e per tutti i suoi fan. Il 2 giugno 1981 Gaetano perde infatti la vita a Roma. La sua storia di lega, ancora una volta e indissolubilmente, a quella dell’Italia, della sua Aida che tanto ha cantato e, a volte, sbeffeggiato ma che, in fondo, amava intensamente e a cui sussurrava: “Come sei bella!”.

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