Octopuss: «In Italia c’è troppa confusione sul termine rock. Serve tornare al concetto di band»

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octopuss miami airport

Tutta l’energia del basso, chitarra e batteria si fa sentire nel nuovo brano Miami Airport degli Octopuss.

“É un singolone bello massiccio – esordisce Reepo durante la nostra intervista – con il quale abbiamo voluto dare il via alle danze al percorso per il nuovo album… ci rappresenta molto ed è uno di quelli che più ci piace suonare dal vivo e incorpora la carica che la band “.

Il pezzo è stato registrato allo Shangri-La Studios di Malibu, in California, prodotto e mixato dagli Octopuss e dal producer multiplatino Gary Miller che ha prodotto artisti come David Bowie.

Insieme a Reepo abbiamo intervistato un alto componente della band: Garrincha (Marco Castellani all’anagrafe e bassista de Le Vibrazioni).

“Se vogliamo concepire il singolo– continua Garrincha –  come la vetrina di un negozio di artigianato rappresenta il brano non più commerciale, più “furbo”, ma quello più rappresentativo così da mettere subito in chiaro cosa siamo a livello sonoro”.

Il motivo di questa scelta parte dal fatto che si tratta di una band italiana che “arriva da fuori”.

“Gli Octopuss sono una band con una storia abbastanza lunga– racconta Garrincha –  ed è quella dove troviamo maggior godimento, libertà, divertimento, follia: è la nave che utilizziamo per andare ad esplorare luoghi più ignoti e distanti. Questa nostra voglia di essere avventurieri ci ha portato laddove pensavamo di non arrivare suonando…siamo piccoli Marco Polo del rock”.

Infatti, la band sta affrontando il mercato italiano come se fosse quello estero, dal momento che la produzione del disco è stata fatta in America e il maggior numero di live, negli ultimi cinque anni, si è svolto oltre nazione: in Asia, in particolare in Cina, Europa, Nord America, condividendo il palco con star internazionali come Deep Purple e Scorpions.

Inoltre, questo legame con la Cina è concretizzato dalla promozione della cooperazione e scambio culturale tra la scena rock cinese e quella italiana,  con tanto di premio ufficiale dall’Università di Scienze e tecnologia di Pechino per l’attività di interscambio culturale svolta tra Italia e Cina.

Tra i tanti discorsi affrontati con gli Octopuss, per esempio la differenza tra produrre in America e in Italia, c’è stato quello sulla situazione della musica rock.

“In Italia c’è una grandissima confusione sul termine ‘rock’ –  afferma Garrincha – prima di tutto perchè si tende a discostare, a rendere alternativo il termine ‘pop’…. inoltre, non è una medaglia, cioè se sei rock sei figo , se sei blues sei  sei noioso o se sei jazz sei troppo colto… L’importante è fare bene quello che si fa… Per quanto riguarda i Maneskin, rock o non rock, non si è detto la cosa più eclatante: sono una band. La cosa più importante è tornare all’idea di band e dei ruoli all’interno del gruppo”.

Ma cosa unisce il rock americano, italiano e cinese? A rispondere è Reepo: “Il rock ha la sua semantica e questa è identica in Oriente, da noi, e in Occidente, dove sono mediamente più esperti… Ci sono delle sfumature, delle contaminazioni date dal contesto…ma siamo rimasti sbalorditi dall’universalità di questo genere”.

Questo e molto altro nella nostra video intervista!

Octopuss, l’intervista

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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