Yuman: “I am” è un urlo utile per ritrovare se stessi

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Il suo primo album, Naked Thoughts, è uscito poco più di un anno fa, ma l’estro creativo di Yuman non si è fermato. Dal 14 maggio è infatti in rotazione su tutte le piattaforme digitali  il suo nuovo singolo: I am.

Un brano che si interroga su quanto una dipendenza – fisica o emotiva che sia – possa distruggerci e logorarci dentro. E si sofferma sulla necessità, di ritrovare se stessi e mettersi al primo posto.

Giovanissimo (nato nel 1995) Yuri, questo il suo nome di battesimo, è stato tra i pochissimi artisti italiani scelti per il prestigioso festival South By Southwest di Austin (Texas).

Lui, che ha sempre vissuto la musica come una missione, in questo brano è riuscito a mescolare le sue attitudini da cantautore, che punta al mercato internazionale, a un beat deciso e a sonorità elettroacustiche che si ispirano al mood degli anni ’80.

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa in più sulla sua nuova canzone e sui progetti che ha per il futuro.

Il tuo nome di battesimo è Yuri ma con il tuo nome d’arte giochi molto sull’assonanza con la parola umano…da cosa viene YUMAN?

“Human” vuol dire essere umani, ma soprattutto – per me – ricordarsi di rimanere con i piedi per terra, sempre. Il mio nome d’arte viene proprio dalla fusione di questo concetto e del mio nome che, quando ero ragazzino, nessuno scriveva mai con la Y. Sbagliavano sempre.

È da poco uscito un singolo I AM, che arriva a poco più di un anno dall’uscita del tuo album, come mai la scelta di tornare abbastanza presto con un pezzo nuovo?

Io sento la frenesia di questo momento. Mi sembra che ci sia una tendenza generale ad accelerare e tutto diventa “usa e getta”, quasi come se non ci fosse più il bisogno di avere una cosa che resta lì tutta la vita. Diventa tutto più veloce e lo fanno anche i singoli: basta poco per dimenticarli, quindi devi darne sempre di nuovi al pubblico.

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Questa urgenza creativa ha anche a che fare con il lockdown?

Per quanto riguarda me, un po’ si. Ho conosciuto e sentito invece tanta gente che si è sentita svuotata e senza idee in questo periodo. Io ho cercato di allenare la creatività. Come dico sempre non credo che ci sia la scintilla che arriva a un tratto e tu devi cogliere l’attimo, quello succede una volta su mille. Se non ti alleni non sai nemmeno riconoscere un segno. Bisogna allenare la creatività ed essere pronti. Il lockdown mi ha dato un extra di ispirazione.

Quindi è un singolo che esce in solitaria o c’è un nuovo album all’orizzonte?

C’è una visione più ampia. Questo pezzo rispecchia il sound del momento e dell’epoca che stiamo vivendo ma anche dei brani che poi usciranno. È un antecedente.

Da cosa nasce e di cosa racconta I AM?

È un titolo incisivo che viene da un momento in cui sentivo il bisogno di trattare il tema della dipendenza. Un argomento che può avere diverse sfaccettature ed essere visto in qualsiasi modo. Ogni dipendenza alla fine ti svuota totalmente dentro e ti fa allontanare da te stesso. Tu diventi più ciò a cui sei attaccato e da cui sei dipendente e ti scordi di te. E invece sei tu che devi stare al centro ed essere consapevole anche delle tue fragilità e dei tuoi problemi. Ecco perché I am.

È un pezzo autobiografico?

Si e no, mi piace trattare temi che vedo in me ma anche in altri. L’ho vissuta in prima persona ma ho provato a capire cosa provassero anche gli altri.

Scrivi e canti soprattutto in inglese, preferisci questo idioma?

A scuola io andavo davvero bene in inglese, mi piaceva ed ero portato e quando ho iniziato a scrivere l’ho trovato non solo più musicale ma anche più facile e scorrevole per un testo. E gli ascoltatori anglofoni alla fine non si stanno troppo a preoccupare di un senso logico di ogni frase: in italiano anche una virgola fuori posto viene giudicata, lì invece puoi parlare del nulla e giudicano solo la melodia. Ed è così che dovrebbe essere, altrimenti scriveremmo libri e non canzoni.

Quindi il tuo processo di scrittura parte dalla musica e le parole arrivano dopo?

Quando registro le melodie uso un inglese finto e mi invento le parole. A volte mi escono le frasi reali e riascoltando dico “ah vedi, in quel momento quindi sentivo questo, forse allora dovrei parlare di questo” e così riesco ad arrivare ai testi. A volte arrivano così, per altre invece il testo arriva dopo.

In estate ti vedremo a suonare in giro?

A breve pubblicheremo le date dei concerti sui social, siamo in astinenza dai palchi, c’è una voglia matta di suonare e lo faremo. Per il momento faremo ciò che si potrà in attesa di poter tornare alla normalità dei concerti, intanto mi basta suonare!

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Maria Francesca Amodeo
Classe 1991, calabrese, testarda e abitudinaria. Ho conseguito un master in giornalismo politico, economico e di informazione multimediale alla Business school del Sole24Ore. Amo il mare, soprattutto quello di casa mia. Le grandi passioni della mia vita però sono soprattutto tre: la politica, la scrittura e Luciano Ligabue. Ho così tanti sogni nel cassetto che non so più dove mettere i vestiti!

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