“Milano OltrePop”, l’omaggio alla canzone popolare d’autore milanese di Flavio Oreglio e Staffora Bluzer

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Flavio Oreglio

È uscito da qualche giorno Milano OltrePop, grande omaggio alla canzone popolare d’autore milanese, fortemente voluto Flavio Oreglio, che riscopre sia brani tradizionali che capisaldi della musica d’autore italiana, interpretati dallo stesso Flavio con la complicità degli Staffora Bluzer e di ospiti prestigiosi. L’idea è nata qualche anno fa da Oreglio e dal suo produttore Luca Bonaffini.

Questo disco rappresenta il secondo capitolo di una trilogia iniziata nel 2019 con
Anima popolare (per leggere l’intervista di presentazione di quell’album cliccate qui). Ospiti di Milano OltrePop sono Roberto Vecchioni, Alberto Fortis, Roberto Brivio, Umberto Faini, David Riondino, Germano Lanzoni, Cochi Ponzoni, Ricky Gianco, Paolo Tomelleri, Enrico Intra, Fabio Treves e Lucio «violino» Fabbri.

Di seguito la nostra intervista a Flavio Oreglio.

Come hai scelto le 14 canzoni di Milano OltrePop?
Prima di tutto voglio dire che questo lavoro è frutto di un confronto di gruppo tra me e i ragazzi degli Staffora Bluzer che hanno curato anche gli arrangiamenti e la produzione artistica. Il repertorio che abbiamo deciso di interpretare è stato definito attraverso diverse tappe. In un primo momento abbiamo individuato un pool di canzoni interessanti con l’idea di rappresentare un mondo musicale culturalmente connesso anche se apparentemente variegato. Per fare questo sono stati utili gli studi dell’Archivio Storico del Cabaret Italiano che ho riportato nel libro “L’Arte Ribelle” pubblicato da Sagoma Editore alla fine del 2019. Tali studi hanno evidenziato la stretta relazione che esiste tra cabaret e canzone d’autore e i profondi legami che la canzone d’autore ha con i canti e lo spirito popolare. A titolo esemplificativo e non esaustivo permettimi di citare Aristide Bruant, uno dei protagonisti dello Chat Noir (il primo cabaret artistique costituito a Parigi nel 1881 dal pittore Rodolphe Salis) che con la sua chanson canaille ha cantato il lato oscuro della Belle Epoque, mettendo in evidenza la cosiddetta “poetica degli ultimi” arrivata fino a noi con le canzoni di De Andrè e del duo Fo-Jannacci, oppure l’attività dei poeti-performer del gruppo Les Hydropathes che sperimentarono sempre nel primo cabaret il connubio tra poesia e musica. Siamo agli albori della canzone d’autore moderna… la loro esperienza è poi passata dalle caves esistenzialiste del secondo dopoguerra grazie all’attività di personaggi come Georges Brassens, Boris Vian e Jacques Brel che furono un punto di riferimento per la nostra scuola cantautorale fin dalle origini con i Cantacronache e il Nuovo Canzoniere Italiano che affiancarono a questi modelli, per l’appunto, la ricerca sulla canzone popolare. Tieni presente che Umberto Eco nel 1963 definì questo approccio “canzone nuova” indicandola come “via italiana al cabaret”. A distanza di anni il discorso di Eco sorprende ancora anche se più che di via “italiana” al cabaret andrebbe considerata come “una delle vie del cabaret”. Doverosa a questo punto una piccola nota esplicativa: sia chiaro che quando parlo di “cabaret” intendo la vera accezione del termine, non l’errata concezione odierna che associa il cabaret alla comicità. I comici non c’entrano nulla con il cabaret anche se nei cabaret si ride… ma far ridere non è prerogativa dei soli comici. Giorgio Gaber faceva ridere tantissimo, ma solamente un pirla potrebbe definirlo “comico”.

Flavio Oreglio

Cabaret, canzone d’autore e musica prog: come sei riuscito a legare questi tre elementi?
Come ho già detto nella risposta precedente, cabaret e canzone d’autore sono strettamente legati per i fatti loro, la ricerca musicale fatta di contaminazione tra sonorità popolari (la matrice originaria che noi abbiamo preso in considerazione è costituita dalla “musica delle 4 province”) e intenzioni e suoni più moderni orientati al jazz e al rock ci ha naturalmente proiettati nella dimensione sperimentale tipica del prog.

Qual è, se esiste, il confine fra tributo e rilettura?
Sinceramente non saprei… in fondo anche una rilettura e una reinterpretazione come quella che proponiamo in questo disco costituisce una sorta di tributo… diciamo che forse c’è modo e modo di effettuare un tributo, noi non ci siamo limitati a riproporre tout court le canzoni selezionate, ci siamo presi la libertà di rielaborarle musicalmente sia nella sonorità degli arrangiamenti sia inserendo parti musicali che negli originali non c’erano ma che secondo noi stanno benissimo e rendono ancora più interessanti brani che già lo erano di loro. È stata un’operazione che ha richiesto più di due anni di lavoro ma credo ne sia valsa la pena. Poi come per tutte le cose, come dicevano i latini, de gustibus non disputandum est… noi siamo soddisfatti e questo è quello che conta di più, Se avessimo voluto cercare consenso e vendita facile avremmo proposto musica (si fa per dire) trap, rap, slurp.

Flavio Oreglio

Nel booklet scrivi una frase che ritengo molto significativa: «Se cercate la nostalgia, avete sbagliato indirizzo». È possibile guardare al passato senza cadere nella sindrome dei “bei tempi andati”?
Non solo è possibile, ma è necessario. Conoscere il passato può servire ad affrontare meglio il presente, e questo vale in tutti campi, dalla politica alla musica.

Fra i tanti artisti che hanno collaborato con te in questa avventura c’è anche Roberto Brivio. Posso chiederti un suo ricordo?
Ho avuto la fortuna di conoscere Roberto Brivio fin dagli anni del mio esordio alla metà degli anni ’80. Tra noi è nata subito una grande stima che con l’andare del tempo si è trasformata in amicizia vera. Dal 2018, con Roberto, David Riondino e Alberto Patrucco stavo lavorando alla riproposta del repertorio dei Gufi in teatro. Dovevamo debuttare a Milano a gennaio di quest’anno ma il covid ha chiuso il sipario. Roberto era entusiasta di questo lavoro e amava gli Staffora Bluzer, prova ne sia che ha cantato con noi tre canzoni, ma fosse stato per lui le avrebbe cantate tutte. Grande artista, grande anima… Mi manca molto.

Flavio Oreglio

Riuscirai a portare questo nuovo lavoro anche in una dimensione live o i tempi non sono ancora maturi?
Questo lavoro nasce come live e deve tornare al più presto alla sua dimensione naturale covid permettendo. Il disco uscito in questi giorni è il secondo step di un progetto nato nell’Oltrepò pavese nel 2017, quando è iniziata la collaborazione con gli Staffora Bluzer. Il progetto si intitola “Anima Popolare” che è anche il titolo del nostro primo album pubblicato sempre da LDP nel 2018 e del nostro concerto.

Anima popolare e Milano OltrePop… Stai già pensando al terzo capitolo?
Certamente. Siamo già all’opera. Stiamo vivendo un’avventura bellissima che non si ferma certo qui. Abbiamo costituito una vera e propria “factory” costantemente attiva, ogni singolo partecipante mette a disposizione le proprie competenze per un progetto comune. È un approccio molto artigianale che porta a risultati incredibili. Come si dice? L’unione fa la forza! E consentimi quindi di citare i ragazzi del gruppo che contribuiscono a questa forza: Giacomo Lampugnani che suona il basso e ha messo a disposizione il suo studio di registrazione, Stefano Faravelli (piffero) e Matteo Burrone (fisarmonica), che con Daniele Bicego (musa) costituiscono il nucleo originario del gruppo e la matrice popolare legata alla musica delle 4 province di cui sono raffinati cultori, Daniele poi ha uno scantinato nerazzurro che funziona da studio di registrazione aggiuntivo. Poi c’è Cristiano Giovanetti che suona la batteria ed è un preziosissimo esperto di strumenti di comunicazione e tecniche audio-video. A loro si è unito durante la realizzazione del disco anche Fabio Casali, un chitarrista straordinario che sicuramente darà un enorme contributo ai lavori futuri. Un ultimo fattore importante da non sottovalutare: alle riunioni e alle prove non mancano mai vini dell’Oltrepò e salame di Varzi… il bello della “factory” è anche questo.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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