“Ogni uomo è una radio”: il corso di Gianni De Berardinis per ascoltare e comunicare meglio

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Gianni De Berardinis

Gianni De Berardinis ha iniziato a fare radio a Pescara, nel 1975, e non ha più smesso. L’emittente si chiamava Radio Luna ed il suo programma era dedicato al country rock e alla western music. In seguito ha lavorato per molte delle principali emittenti italiane, ma anche per la televisione, conducendo all’inizio degli anni ’80 i due programmi musicali cult del periodo: Discoring e Popcorn. È autore di canzoni e produttore musicale ed oggi, come autore-conduttore, lavora per InBlu2000. Recentemente ha ideato, in collaborazione con Anna Scardovelli, founder di Scrittomisto, un corso intitolato “Ogni uomo è una radio”, che prevede lezioni individuali, condotte a distanza. Lo abbiamo intervistato per conoscere meglio questa iniziativa.

Il corso ha per titolo “Ogni uomo è una radio”. Perché?
È un corso che faccio dopo 45 anni che lavoro nell’ambito della radiofonia. Inizialmente doveva essere un programma radiofonico e invece poi è diventato il titolo del mio corso, perché io sostengo che oggi ogni uomo tende a fare la propria esperienza di editore amatoriale. In sostanza, tutti parlano e tutti ricevono. Vent’anni fa parlavano solo i professionisti, mentre oggi, penso ad esempio ai social, tutti si lanciano. Questo corso serve per far capire che ognuno di noi, nelle sue imperfezioni e nei suoi limiti, assomiglia a una radio, perché ha le orecchie per ascoltare, e quindi ricevere, e la bocca e la voce per trasmettere. Il corso parte da un’idea di ascolto, perché per parlare bene devi ascoltare meglio.

Questo corso, quindi, non si rivolge solo a chi spera di fare radio, ma ad un pubblico più vasto. È corretto?
Sì, è così. L’ho già sperimentato nella prima sessione, partita due mesi fa. Hanno partecipato musicisti famosi, manager di aziende, gente che aspira a diventare qualcosa di meglio di quello che è, sia in società che nel lavoro, e persone che pensavano alla radio. Questa è una bottega artigianale, non mi interessa e non prometto mai a nessuno di cambiargli la voce e farlo diventare Alberto Lupo o Giancarlo Giannini. Il corso è per gente che si “traccia”. Io faccio fare un esercizio interessante che è quello di ascoltare la propria voce, è un modo per sciogliere anche certe resistenze emotive.

C’è una seconda sessione in programma e chi vuole iscriversi cosa deve fare?
Per informazioni deve mandare una mail all’indirizzo . La seconda sessione inizierà a breve, prima delle vacanze, e sarà un po’ più corta, saranno cinque lezioni. Poi ce ne sarà una terza a settembre.

Tu che fai radio da 46 anni, come ti rapporti con il nuovo fenomeno dei podcast?
È una realtà che mi piace moltissimo, molto di più della radio che c’è adesso. I podcast sono liberi, riescono a farti dire quello che vuoi e si realizza ancora di più il concetto di unicità della persona che parla. Non è più importante avere una grande voce o un grande bagaglio culturale. Bisogna essere sé stessi e rappresentare la propria personalità nel modo più naturale possibile. Senza rincorrere né direttori artistici, né logiche di mercato. Per me è importantissimo il racconto, io sto insegnando a tante persone a raccontare.

La radio di oggi, soprattutto quella in FM, come la giudichi?
Mi piace poco, salvo qualche cosa di Radio24 e Radio Deejay. Capital mi piaceva, adesso non mi piace più neanche Capital. Alla fine le radio si somigliano tutte, sono omologate, sono formati talmente riusciti che non serve avere una personalità davanti al microfono.

C’è stato un momento di svolta, che ha portato alla radio di oggi?
Sì, la radio è cambiata all’inizio degli anni ’90, con l’arrivo di un software che si chiama Selector, che hanno poi usato tutti i network. Questo software ripete tutto il giorno i brani del momento, quelli da hit parade, fino a farli diventare la formula perfetta per acquisire ascoltatori. È stata la morte della radio, chi ha resistito a Selector ha fatto la guerra del Vietnam.

C’è ancora uno spazio per le radio libere, come quella nella quale tu hai iniziato a lavorare nel 1975?
È difficile, io confido molto nei podcast. È un mercato nel quale ci sono più cultura e più libertà. La radio, con qualche eccezione, oggi è tutta uguale, un polpettone che fondamentalmente è un rumore di fondo. Io adoro chi ha il coraggio di mantenere le radio locali, perché detesto i network. Adoro sentir parlare la gente con i propri dialetti e raccontare le proprie storie. Bisogna rivendicare la propria unicità. Come dico anche nel corso, ognuno di noi è una radio, unica e irripetibile.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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