Valentino Rossi, correre per la bellezza di correre

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Valentino Rossi

Marco Ciriello, frizzante giornalista partenopeo, uno che nella vita scrive indistintamente documentari, articoli e libri, un ragazzo degli anni ’70 per cui l’opinione non ha prezzo e il valore della parola non si calcola fortunatamente in like, ha pubblicato da poco un bel libro (160 pagine colte e scorrevoli) sulla figura imprescindibile di Valentino Rossi.

Il titolo dice già molto – Valentino Rossi, il tiranno gentile – e forse, più che l’oro a 24 carati del passato (9 titoli mondiali per il Dottore tra 125, 250, 500 e attuale MotoGP), inquadra alla perfezione anche la “tirannia” contemporanea del mito su due ruote originario di Tavullia. Un elemento fieramente estraneo che non vuole andarsene da un paddock della MotoGP ormai pieno zeppo di piloti e pilotini con la metà delle sue primavere, veloci, meglio allenati, algidi, attentissimi alla comunicazione social e per nulla attratti dalla goliardia di marca romagnola.

Per farvela breve: Valentino Rossi è tuttora il sangue bollente che manca alle vene anemiche dello sport contemporaneo? Oppure il nostalgico incallito che continua a correre nella chimera di un decimo titolo mondiale rimastogli sullo stomaco da quel fatidico 2015 quando perse (asterisco, please) contro Jorge Lorenzo? Lo abbiamo chiesto allo stesso Ciriello.

Da dove nasce questa tua esigenza di scrivere un libro che pare più una narrazione emotiva della vita di Valentino Rossi che una sua biografia tout court?
Beh, parto col dirti che  a me piace scrivere libri che un giorno mi piacerebbe leggere. Quindi ‘Valentino Rossi, il tiranno gentile’ è certamente un saggio biografico sul grande pilota marchigiano, ma anche una vera e propria epopea sull’Italia di questi ultimi 30 anni. Il tempo in cui Vale ha imparato a correre, a vincere, ma anche a fare i conti con sé stesso.

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Mentre lavoravi al tuo libro, ti è stata utile (per quanto ormai risalga al 2005…) la famosa autobiografia di Valentino Rossi Pensa se non ci avessi provato?
Ovviamente l’ho letta, ma ti assicuro che le mie fonti principali sono state le cronache giornalistiche dell’epoca e alcuni documentari che hanno realizzato su di lui. Poi ho avuto la fortuna di seguire Vale, di scriverne  in prima persona nei suoi anni d’oro (Ciriello è del 1975. Ndr) e questo indubbiamente conta. Eppure, nonostante ciò, i miei esempi letterari sono stati altri.

Quali?
In primis Pier Vittorio Tondelli. E visto che Spettakolo! è un sito molto attento alle vicende artistiche di Ligabue, non dovrei aggiungere altro sulla grandezza dell’autore di ‘Rimini’… (sorride) Quindi, tra tutti, direi Tondelli e Giovannino Guareschi, quell’humus culturale lì: l’Emilia e la Romagna unite nel sacro nome dei motori. E poi in questo libro parlo pure dei Genesis, di Peter Gabriel (molto bello l’intero capitolo dedicato a Solsbury Hill, prima hit del Gabriel solista. Ndr), di Lucio Dalla, di Max Pezzali ecc. Per me fa tutto parte del racconto di un’epoca bellissima e di un personaggio divenuto grande andando in moto.

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Dato che ho seguito la tua scia, vorrei ora una tua opinione sullo storytelling contemporaneo. Anzi, ti chiedo di più: Valentino Rossi, il tiranno gentile  è un’opera di storytelling?
Lo è nella maniera in cui io guardo a Giovanni Arpino
(fine intellettuale del Novecento e giornalista pungente de La Stampa. Ndr) mentre il 99% dei miei colleghi vorrebbe essere Federico Buffa… Magari potessi esserlo davvero, Arpino! Urlare al mondo la sua lezione imperniata su di un giornalismo colto, ma anche con enormi sprazzi di ironia e vitalità.

Trovi che sia complicato portare scrittori raffinati come Arpino e Tondelli (ma nel libro citi tranquillamente anche J. G. Ballard e Franz Kafka) nel mondo ruspante degli appassionati di motociclismo? 
In pratica mi stai chiedendo se il mio è un libro di difficile lettura? (ride)

In effetti…
No, non penso proprio. O perlomeno è “difficile” sulla falsariga del volume che David Foster Wallace dedicò  a Roger Federer 
(Il tennis come esperienza religiosa stampato di recente anche in Italia. Ndr). E poi ormai viviamo nell’era della connessione H24; quindi se ti citassi Ballard, tu ci metteresti un attimo con lo smartphone a scoprire di chi stiamo parlando. Per fartela breve, il mio è un saggio postmoderno a cui piace lanciare spunti.

Del tuo libro mi ha stupito il tempismo prettamente anarchico: perché scrivere ora di Valentino Rossi visto che non vince un GP da quattro anni? L’ultimo suo successo, ad Assen, è datato 25 giugno 2017…
Perché ora è un campione dimezzato e questo, di fatto, rende la sua vicenda umana perfino più interessante ai nostri occhi. Forse non ce ne siamo accorti del tutto, ma ormai Vale è diventato il Renzo Pasolini (leggendario pilota riminese, uno da “tutto e subito”, morto a Monza nel 1973 non ancora trentacinquenne. Ndr) di questi nostri anni superficiali. Uno che corre per il piacere di correre. Per la bellezza di correre. E oggi, incatenati come siamo alla logica del risultato, questa resta semplicemente una bestemmia bella e buona. Un’eresia agli occhi di tifosi, giornali, team e organizzatori.

Immagino che tu non appartenga a quel sempre più nutrito numero di persone che invitano quotidianamente Valentino a ritirarsi dalla MotoGP…
Forse in passato sono stato scettico anch’io sul suo valore in pista, ma ora vorrei che proseguisse ancora per un bel po’. Perché Vale è rimasto l’ultimo cowboy dentro città sempre più fredde e tecnologizzate. Il suo rivale/erede Marc Marquez, prima del grave infortunio alla spalla dell’estate scorsa, è stato forte, fortissimo, ma per me non ha mai posseduto quell’epicità tipica di Valentino. Uno, il Dottore, che riesce a tramutare in notizia da prima pagina anche un misero quindicesimo posto. Chi altri a parte lui?

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In tutta sincerità cosa pensi di coloro che spendono la loro vita sui social intonando sempre la solita solfa lamentosa? “Basta”, “Ritirati”, “Non infangare il tuo finale di carriera”, “Valentino, sei vecchio” e via dicendo…
Hai presente le comari di paese descritte magistralmente da Fabrizio De André nella sua canzone ‘Bocca di rosa’? Quelle persone che, non potendo più dare il cattivo esempio, elargiscono sempre e continuamente il cattivo consiglio? Ecco, una cosa del genere… (sorride)

Trovi che ci sia un’analogia tra due campioni come Francesco Totti e Valentino Rossi? Il primo per come ha mostrato all’opinione pubblica la sua reale sofferenza nell’abbandonare il mondo del calcio. E il secondo per come resta tenacemente aggrappato alla MotoGP nella speranza di portare tra i “grandi” la sua VR46 (al momento confinata in Moto2). Magari con l’aiuto di qualche grosso contributo economico proveniente dall’Arabia Saudita…
No, analogie tra i due ne vedo ben poche dal momento che Totti è arci-italiano mentre Valentino è post-italiano. Uno ha preferito cogliere tutte le opportunità che il suo regno (la Roma e la città di Roma) gli ha messo a disposizione nel corso del tempo mentre l’altro si è creato il suo personalissimo Erasmus itinerante negli anni in cui correva in 125 e 250. Valentino, da questo punto di vista, è tanti “post” messi assieme: post-ideologico, post-geografico, perfino post-religioso se vuoi. Valentino non lo inquadri praticamente mai.

A proposito: il tuo libro ha finora ricevuto qualche feedback da The Doctor o dal suo entourage?
Prendila come una risposta presuntuosa – perché effettivamente la è!
(ride) – ma a me interessa il responso di Valentino Rossi esattamente come quello di un singolo lettore sconosciuto. Dei “giornalisti di famiglia”, come li chiamo io, che lisciano il pelo ai grandi dello sport non so davvero che farmene. Io sto più dalla parte di Gay Talese che scrive quel famoso articolo di copertina su Frank Sinatra (pubblicato su Esquire nel 1966. Ndr) e poi se ne va a dormire bello sereno perché ha fatto il suo. Anche perché la vera letteratura trascende dal tempo, dalla critica e dagli apprezzamenti esterni, no?

In teoria sì.
E allora liberiamoci da questa dittatura del consenso, del like, del cuoricino su Facebook a tutti i costi! Scriviamo di ciò che ci pare esclusivamente sulla base della nostra onestà intellettuale. E tutto il resto verrà di conseguenza. 

Tu su chi scriverai in futuro? Te lo chiedo perché, dopo aver dedicato libri al Pibe de Oro (Maradona è amico mio, 2018) e Valentino Rossi, mi viene il sospetto che anche il prossimo sia collegato ad una leggenda…
Al momento sto lavorando ad una guida sportiva sulla città di Napoli: non parlerà solo di calcio, ma anche di realtà più periferiche tipo la boxe e il judo. Anche se il mio sogno, ora come ora, resta quello di scrivere un romanzo di fantascienza. Incentrato sulla SuperLega di Juventus, Real Madrid e Barcellona!

Per saperne di più su Valentino Rossi, il tiranno gentile (66thand2nd, 2021) vi invitiamo a staccare col gas esattamente qui.

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