Monster Hunter
di Paul W.S. Anderson
con Milla Jovovich, Ron Perlman, Tony Jaa, T.I., Diego Boneta, Meagan Good
Dunque, c’è un mondo che è un mare di sabbia in cui navigano velieri assediati da mostri. Non è il nostro. Nel nostro mondo c’è il ranger Milla Jovovich che guida una pattuglia di soldati in un deserto e durante una tempesta di sabbia viene catapultata nell’altro mondo. Mostri vermiformi, mostri insettoidi, mostri come draghi e se non bastasse anche un cacciatore di mostri caduto da un veliero che adesso si mena con Milla, fino a che -a furia di botte- chiudono con un riconoscimento reciproco: picchiano bene, uccidono mostri anche meglio e per un tratto del film sembrano Robinson e Venerdì perduti tra Stargate, Dune e il nido di Alien assediato dagli aracnidi di Fanteria dello spazio. Nel frattempo quello che ha scritto i dialoghi dev’essersi ucciso per la disperazione: per un gran pezzo della storia tutti si esprimono con rumori e frammenti di suoni. Però, paradossalmente in questo film tratto da un videogame con pochissimi attori di carne e tanti schermi verdi per far correre migliaia di mostri, la musica il ritmo le esplosioni e le distruzioni tengono all’erta senza perdite di tempo e quasi mai di ritmo. Il giocattolo è costruito con cura, e si arriva alla fine con la promessa di salire di livello (di gioco). Il regista è il Paul W.S. Anderson di Mortal Kombat e vari Resident Evil. Una cosa in famiglia: è sposato con la Jovovich. Dalla Toho. Praticamente Milla contro Godzilla.





































