Con “Maqroll” Federico Sirianni si fa in tre: disco, libro e spettacolo teatrale

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Federico Sirianni

A cinque anni di distanza dal suo ultimo disco, Federico Sirianni esce oggi con un nuovo lavoro: si intitola Maqroll ed è ispirato alle avventure dell’omonimo e celebre gabbiere (il marinaio che si occupa di tutto il sistema di vele di una nave) raccontate nei romanzi dello scrittore colombiano Álvaro Mutis. Il cantautore genovese ha scritto testi e musiche, mentre la produzione artistica ed esecutiva è stata curata da Raffaele Rebaudengo (musicista degli GnuQuartet) e Filippo FiloQ Quaglia (producer di musica elettronica). Il disco è in vendita insieme al libro La ballata dell’incollocabilità ed a breve debutterà anche uno spettacolo teatrale collegato. Abbiamo intervistato Federico Sirianni per conoscere meglio questo suo nuovo progetto.

Com’è nata la passione per il personaggio di Maqroll?
Nel corso di un soggiorno in Friuli dal mio amico Giorgio Olmoti, che è un narratore di storie con cui spesso divido il palco, ho trovato nella libreria di casa Trittico di mare e di terra di Álvaro Mutis. Fino ad allora di Mutis avevo letto poco e mi sono appassionato tutta la notte a leggere le avventure di questo personaggio, di questo marinaio-gabbiere, che in qualche modo, come tipologia, come modalità, sia esistenziale, ma anche del “sentire” le cose e gli avvenimenti, ho avvertito molto vicino. È stata una sorta di rivelazione sulla via di Damasco… Mi sono così appassionato alla saga e alle vicende del gabbiere Maqroll e nel giro di pochissimo ho divorato tutti i romanzi e i libri di poesie, calandomi molto nel mondo di Álvaro Mutis. Questo autore poi l’ho ritrovato nelle parole del mio grande concittadino Fabrizio De André, che una ventina d’anni prima le aveva utilizzate per quella meraviglia che è Smisurata preghiera. Sembra quasi un segno del destino, una sorta di filo rosso generazionale nella storia della musica d’autore genovese.

Quanto è stato importante il contributo di Raffaele Rebaudengo e FiloQ?
È stato un contributo enorme, perché insieme abbiamo deciso di mischiare un po’ le carte e cambiare le mie modalità sonore, che sono sempre state abbastanza acustiche. Abbiamo pensato di fare una sorta di colonna sonora di questo viaggio, di queste avventure, quasi da film o da serie televisiva, con dei suoni che fossero dei colori che raccontassero un ambiente. FiloQ, che è un produttore di musica elettronica bravissimo, è stato davvero molto prezioso perché ha utilizzato l’elettronica in maniera non invasiva. Il mio ruolo di cantautore esce fortissimo, ma con questa modalità che io vedo molto da colonna sonora. Io sento molto il rumore del mare, delle onde sul legno, dei gabbiani, e tutto questo grazie all’elettronica. Raffaele Rebaudengo è invece un mio amico e collaboratore da sempre, il suo lavoro sugli archi è stato eccezionale. È stato un percorso collettivo, su cui ci siamo trovati fin dall’inizio molto vicini.

Federico Sirianni

In cosa consiste invece il libro?
Ho chiesto ad amici poeti, scrittori, illustratori e fotografi, di regalarmi un loro contributo sul tema del viaggio, ma soprattutto sul tema dell’incollocabilità, che è il tema della narrazione di questo album. Infatti il libro si intitola La ballata dell’incollocabilità. Ho chiesto a Remo Rapino, Guido Catalano, Bruno Morchio, Vincenzo Costantino Cinaski, Enrico Remmert, Anna Lamberti-Boconi e tanti altri artisti che hanno aderito a questo progetto di regalarmi un loro contributo, ognuno nella propria forma espressiva. Ne è venuto fuori un libro bellissimo, di un’ottantina di pagine, arricchito dalle immagini bellissime dell’archivio storico della Fondazione Ansaldo di Genova.

In quale formato esce questo tuo lavoro?
Come libro-disco, da oggi in tutte le librerie. È edito da NotaMusic di Valter Colle, sono bravissimi con questo tipo di produzioni editoriali. È un libro con un cd, è anche un bell’oggetto.

Hai lasciato passare cinque anni da Il Santo, il tuo disco precedente. Come mai un silenzio così lungo?
Io ho sempre avuto tempi abbastanza dilatati tra un disco e l’altro, perché credo che ci voglia il tempo necessario, intanto a metabolizzare il lavoro che si è fatto e poi per mettere insieme delle altre storie, dell’altro vissuto, dell’altro materiale. Non ho mai creduto alla bulimia discografica, dopo Il Santo sono stato due anni senza scrivere niente e poi nel 2018 ho iniziato a rimettermi in moto e a scrivere delle cose. L’ultimo pezzo entrato nel disco risale a poco meno di un anno fa. Ho bisogno di questi tempi, non ho fretta.

Federico Sirianni

È vero che questo tuo ultimo lavoro diventerà anche uno spettacolo di narrazione e canzoni?
Sì, è uno spettacolo prodotto da Teatro Pubblico Ligure, diretto da Sergio Maifredi, un regista genovese. Stiamo facendo le prove e il debutto sarà, per il Teatro di Sori, a Sant’Apollinare, il 7 di luglio. Lo spettacolo è stato preso dal circuito “Piemonte dal Vivo”, per cui lavoreremo molto in Piemonte, ma gireremo un po’ per tutta l’Italia con questo spettacolo, che riprende molto fedelmente a livello musicale le canzoni del disco. In più ci sono tutta una serie di monologhi e racconti, legati a Mutis e non solo, sul tema del viaggio e del mare.

Altri programmi lavorativi per l’estate?
Fortunatamente si sta riprendendo e sto ricevendo diverse richieste. Parallelamente allo spettacolo del disco sto portando avanti un lavoro molto bello, che ha esordito qualche giorno fa al festival “Torino Spiritualità”. Si tratta di un omaggio a Leonard Cohen intitolato Mercy and Longing. È un racconto della storia di Leonard Cohen attraverso le canzoni, i libri e le poesie, che faccio accompagnato da Veronica Perego, una contrabbassista torinese, e da due voci femminili, che riescono davvero a restituire l’ambiente sonoro delle canzoni di Cohen. Il prossimo appuntamento sarà al Festival di Valle Christi di Rapallo il 28 luglio.

La ballata dell’acqua:

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