Possiamo definire Meryl Streep la più grande attrice della storia? Difficile dirlo. Ha sicuramente migliaia e migliaia di fan, che si fanno chiamare “streepers”, ha i suoi detrattori e chi semplicemente non riesce a capire la scelta di alcuni suoi film. Quello che è certo è che siamo di fronte a un grande talento che non ha eguali nel mondo dello show business. 21 nomination agli Oscar e 3 statuette portate a casa, 31 nomination ai Golden Globe e 9 vittorie, una Palma D’Oro al Festival di Cannes per l’interpretazione nel film Un grido nella notte, 3 premi al Festival di Berlino, 2 David di Donatello e avanti così…

Indubbiamente alcuni ruoli portati sullo schermo dalla Streep sono decisamente poco empatici, come nel caso del personaggio che abbandona marito e figlio in Kramer contro Kramer (suo primo Oscar), della protagonista nel film La scelta di Sophie (suo secondo Oscar) o la madre di Un grido nella notte, per non parlare della tosta e “antipatica” Miranda nel film Il diavolo veste Prada o della rovina famiglie in She-Devil – Lei, il diavolo. Nonostante questi “ritratti”, o forse proprio grazie a loro, ha guadagnato uno status di “divismo semplificato”, come affermano alcuni storici del cinema, che la identifica come star e nel contempo persona comune che possiamo tranquillamente incrociare su un autobus o in pizzeria.

Dopo un inizio in ambito teatrale, Meryl Streep si ritrova in sala, nel 1975, ad ammirare la straordinaria performance di Robert De Niro in Taxi Driver e decide di avvicinarsi al cinema.
Dopo il provino fallito con il produttore Dino De Laurentis, che la riteneva troppo brutta per il ruolo da protagonista nel King Kong del 1976, entra, quello stesso anno, nel cast di Giulia, diretto da Fred Zinnemann, e nel 1977 è al fianco proprio di Robert De Niro nel capolavoro Il cacciatore (pima nomination agli Oscar). Già da questi primi ruoli vediamo una recitazione ben lontana dal metodo Stanislavskij, ma incredibilmente realistica grazie alla dedizione e alla costanza nella preparazione di ogni singola sfumatura dei suoi personaggi, che l’hanno portata a un incredibile capacità di risaltare perfino gli accenti e le cadenze linguistiche nelle interpretazioni che lo richiedevano.

Alterna americano e dialetto inglese ne La donna del tenente francese, parla un elegante accento danese ne La mia Africa e non mancano le sfumature pugliesi nel personaggio di Francesca ne I ponti di Madison County.

Negli anni abbiamo visto Meryl Streep in drammi in costume e contemporanei, in commedie romantiche e in storie grottesche. È stata un eccezionale cantante e ballerina in Mamma Mia!, ha suonato il violino per sei mesi prima di interpretare Roberta Guaspari ne La musica del cuore, sostituendo la prescelta Madonna, si è allenata senza sosta per interpretare la action woman in The River Wild… e ogni volta è sempre assolutamente credibile. Il suo insegnate di recitazione al Vassar College dichiarò durante un’intervista che nessuno in realtà le ha insegnato l’arte della recitazione. Se l’è insegnata da sola.

La filmografia di Meryl Streep è davvero lunghissima e ricca di ruoli femminili famosissimi e per il suo settantaduesimo compleanno possiamo solo consigliarvi di recuperare 10 titoli, vagamente dimenticati dagli spettatori più distratti, che hanno come fiore all’occhiello la presenza di una sempre insuperabile e gigantesca Mary Louise Streep:
Una lama nel buio di Robert Benton (1982)
Silkwood di Mike Nichols (1983)
Cartoline dall’inferno di Mike Nichols (1990)
Il ladro di orchidee di Spike Jonze (2002)
Radio America di Robert Altman (2006)
Il dubbio di John Patrick Shanley (2008)
Il matrimonio che vorrei di David Frankel (2012)
I segreti di Osage County di John Wells (2013)
Dove eravamo rimasti di Jonathan Demme (2015)
Florence di Stephen Frears (2016)







































