A Quiet Place II
di John Krasinski
con Emily Blunt, Cillian Murphy, Millicent Simmonds, Noah Jupe, Djimon Hounsou
Dove eravamo rimasti? Che dopo un’invasione aliena di mostri invincibili ma ciechi, che ti scovano se fai il minimo rumore e ti stritolano, la famiglia Abbott, padre, madre, una figlia sordomuta, un ragazzino e un bebè in arrivo, come pionieri in territorio indiano, usano il silenzio come strategia di sopravvivenza nell’America rurale. 472 giorni di sopravvivenza e 340 milioni di incasso con un costo di 17: un piccolo capolavoro fantahorror intelligente. Il sequel parte dal giorno 473, il padre (il regista) è morto nel primo film e qui scrive e dirige, sempre bene: rientriamo nel bel mezzo dell’ansia come se fosse il secondo tempo di quel film. E in sostanza lo è: la vedova, il bebè e i due ragazzini si spostano e scoprono un altro sopravvissuto che a sua volta farà scoprire una colonia di sopravvissuti. A che prezzo? Krasinski lavora con intelligenza su idee minimali e le sviluppa, i mostri fanno sempre paura, l’intelligenza della ragazzina sordomuta (anche nella realtà) fa più paura dei mostri, e si annusano qua e là citazioni della migliore fantascienza postcatastrofe. L’unica cosa che a questi film manca radicalmente è l’inversione dei ruoli: che i mostri invasori diventino intelligenti. Ma forse nel prossimo capitolo Krasinski passerà dai sordi terrestri ai ciechi alieni.







































