Springsteen on Broadway 2: debutto con lacrime

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Broadway, e New York City, non potevano riaprire meglio: lo show di Bruce al St. James Theatre di ieri sera, il primo della nuova “versione” di Springsteen on Broadway, che ha ufficialmente riaperto la stagione teatrale newyorkese, non solo ha mantenuto le aspettative ma le ha addirittura superate. Dopo più di due anni dall’ultimo spettacolo (datato 15 dicembre 2018), dopo più di un anno di pandemia, Bruce è salito sul palco pieno di nuove speranze ma anche provato – come tutti noi – dagli eventi che tutto il mondo ha vissuto. Il risultato è stato  ancora una volta uno spettacolo denso di emozioni, di passione, di amore e anche di lacrime. Non soltanto quelle del pubblico, ma anche dello stesso Bruce sul palco.  In sala ci sono Steve Van Zandt e Jon Landau, e non potrebbe essere altrimenti. Sono gli amici di sempre, quelli che hanno accompagnato tutta la sua vita  e  la sua carriera.

Nel corso dello spettacolo, che ricalca ovviamente il copione originario, più di una volta Springsteen si è fermato, commosso, a ripensare a tutto ciò che è accaduto nel corso di questi ultimi due anni: le tensioni razziali che si sono riaccese negli Stati Uniti dopo l’ennesima uccisione di una persona di colore ad opera di un poliziotto bianco (George Floyd assassinato il 25 maggio del 2020) che ha dato vita al movimento Black Lives Matter estesosi poi a tutto il mondo, le nuove tensioni sociali, la pandemia, amici che non ci sono più. Bruce non poteva far finta di nulla, non lo ha mai fatto in vita sua, e allora ecco che in scaletta compaiono “American Skin”, scritta per Amadou Diallo anche lui ammazzato dalla polizia nel 1999, e “I’ll See You In My Dreams”, la canzone dedicata a Michael Gudinski, l’amico che lo aveva portato a suonare in Australia,  morto nel sonno il 2 marzo 2021. Una perdita che si è aggiunta e mischiata a tutte quelle che hanno toccato Bruce in prima persona in questi ultimi due anni e che hanno reso lo show ancora più nostalgico e intenso, se possibile. Springsteen ha deciso di chiudere lo spettacolo proprio con “I’ll See You In My Dreams”, che nonostante il senso di nostalgia che si porta dentro, ha comunque in sé anche il seme della speranza. Ecco, oggi Springsteen è un uomo di 72 anni che vede assottigliarsi il numero di amici con cui magari è cresciuto o ha trascorso pezzi importanti di vita, ma che comunque guarda al futuro con grande speranza.  Ognuno di noi in questi due anni di virus ha fatto i conti con la nostalgia, con la perdita, con l’assenza, con l’isolamento, con la solitudine ma ora tutti guardiamo al futuro con rinnovata fiducia. E se a dircelo e a ricordarcelo poi c’è  Bruce Springsteen, che da grande artista qual è, riesce a parlare per ognuno di noi, allora quella speranza non può che amplificarsi a dismisura.

Springsteen parla di sé e racconta le emozioni e le paure  vissute da ognuno di noi, si sofferma sui progetti portati avanti durante il lockdown, sottolinea come sia bello ritrovarsi sul palco di fronte a un pubblico,  racconta – ridendo – di quando si è ritrovato con l’accusa di D.U.I (driving under influence, ovvero guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe) e  la notifica “Gli Stati Uniti d’America contro Bruce Springsteen”,  aggiungendo “fa un certo effetto sentirlo…”. C’è spazio ovviamente anche per l’amore e per la passione, quello di una vita, della sua vita, ovvero Patti Scialfa, che questa volta duetta con lui anche in  “Fire” rubandogli anche la scena. E’ la terza novità della scaletta, è l’ennesimo patto d’amore che Bruce sigla con Patti.

A fine spettacolo, tutti contenti, tutti commossi, tutti certi di aver assistito ad un evento di livello artistico e di intensità emotiva altissimi, ma soprattutto convinti che il Boss è ritornato nella sua dimensione naturale, quello del palco, del live, del rock’n’roll suonato.

 

 

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati “Ben Harper, Arriverà una luce” (Nuovi Equilibri, 2005, scritto in collaborazione con Ermanno Labianca), ”Gianna Nannini, Fiore di Ninfea” (Arcana), ”Autostop Generation" (Ultra Edizioni) e ben tre su Luciano Ligabue: “Certe notti sogno Elvis” (Giorgio Lucas Editore, 1995), “Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue” (Arcana, 2011) e il nuovissimo “ReStart” (Diarkos) uscito l’11 maggio 2020 in occasione del trentennale dell’uscita del primo omonimo album di Ligabue e di una carriera assolutamente straordinaria. Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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