Boys

Uso del rock per meditare sul tempo. Fa più paura la vecchiaia, la morte o la Trap?

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Boys
di Davide Ferrario
con Neri Marcorè, Marco Paolini, Giovanni Storti, Giorgio Tirabassi, Paolo Giangrasso, Isabel Russinova

The Boys facevano rock negli anni settanta, lo fanno ancora, tutti insieme fanno 250 anni. Ma la trovata è che un trapper cafonissimo vuole usare una loro vecchia canzone e questo significa un gran rilancio a suon di quattrini. Perché avevano un valore o perché sono vintage? Il leader e fondatore si è ucciso giovane ed è entrato nel mito, nel gruppo ha preso il suo posto il fratello Marcoré, ristoratore di polpette sull’orlo del fallimento. Il chitarrista Tirabassi ha sposato una donna molto giovane che vuole un figlio, il tastierista Paolini vive nel terrore di un tumore alla prostata, il batterista Storti è un notaio che colleziona strumenti di miti del rock. Per chiudere il contratto andrebbe recuperata la vocalist Russinova che ora vive da ecologa benestante a Capracotta e fa vino acidulo ma sano. La malinconia dilaga, antichi amori ripartono, va considerato il dilemma se è giusto fare soldi ed essere tritati dalla trap o restare fedeli alla linea e ribellarsi, disastri fisici permettendo. Fa ridere? Fa piangere? Francamente, nostalgia generazionale a parte, nessuna delle due ipotesi sembra attraente. Musiche di Mauro Pagani.

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