Better Days

Un melò casto e furibondo in salsa pedagogica

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Better Days
di Derek Tsang
con Dongyu Zhou, Jackson Yee, Fang Ying, Jue Huang

Nella Cina contemporanea si studia all’ultimo sangue: per accedere all’università coi voti migliori, per la conquista del mondo e -stando a questo film- per rimanere in vita, perché lo stress maggiore presuppone anche forme di bullismo scolastico tragiche. In realtà, con la scusa del bullismo, e probabilmente per avere un imprimatur politico e sociologico dal governo, questo film da romanzo young adult racconta una storia d’amore tra due adolescenti disastrati: la studentessa serissima che ha una madre incosciente e il teppista senza futuro e senza famiglia. Lei ha pietà di lui, lui scopre in lei l’amore mai avuto, lei è vessata da una gang di compagne di classe criminali, lui la protegge come un vero angelo custode. Amore purissimo, castissimo, levissimo. Da un inizio quasi ministeriale (in cui si spiega che la speranza del film è contribuire a sanare la piaga sociale del bullismo) si passa al melò e infine all’indagine poliziesca, da cui deve emergere che la polizia cinese non cerca di sorvegliare e punire ma di capire e aggiustare per il bene del popolo. Quindi c’è un’attraente, balorda e furibonda storia d’amore incuneata tra due materassi di burocrazia che cercano di attutire l’impatto. Però, non lo stordiscono del tutto, visto che il film è andato agli Oscar per il miglior film straniero e ha vinto il premio del pubblico al Far East Film Festival 23

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