È morta Raffaella Carrà. Aveva 78 anni

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«Raffaella ci ha lasciati. E’ andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre». Con queste parole Sergio Japino ha annunciato la morte della sua compagna di una vita, Raffaella Carrà, regina incontrastata della televisione italiana, dopo una malattia che negli ultimi mesi ha portato al peggioramento delle sue condizioni di salute.

78 anni, di cui 40 vissuti dentro ai nostri teleschermi a farci compagnia. A partire dal 1969, anno in cui ha esordito sul piccolo schermo nello spettacolo Io, Agata e tu (con Nino Taranto e Nino Ferrer), fino all’ultimo programma televisivo, nel 2019, dal titolo A raccontare comincia tu, in cui intervistava noti personaggi dello spettacolo, della cultura e dello sport.

Raffaella Maria Roberta Pelloni, questo il suo nome all’anagrafe, prima di cimentarsi col piccolo schermo aveva tentato la carriera cinematografica, senza riscuotere grandi successi.
E fu proprio un regista, Dante Guardamagna, a consigliarle il nome d’arte che poi l’ha contraddistina per il resto della vita. Lui, appassionato di pittura, associò il suo vero nome, Raffaella, che ricorda il pittore Raffaello Sanzio, al cognome del pittore Carlo Carrà.

Showgirl, cantante, ballerina, attrice, conduttrice televisiva: non c’è nulla che la Raffa nazionale non abbia fatto, riscuotendo in ogni campo successi clamorosi, tanto da far entrare nell’immaginario collettivo e nel vocabolario della lingua italiana parole derivate dai suoi programmi, come “carrambata”.

Enorme anche il successo nel mondo della musica: oltre 60 milioni di copie vendute e ben 22 certificazioni, tra platino e oro, per brani che fanno parte della storia della musica italiana, come Ma che musica Maestro!, sigla di Canzonissima 1960 con cui diede scandalo mostrando l’ombelico, o le celeberrime Chissà se va, Fiesta, Ballo ballo, Forte forte forte, A far l’amore comincia tu, Pedro, Tuca tuca, Tanti auguri, che ancora risuonano nelle discoteche di tutta Italia.

Tra i suoi programmi televisivi di maggior successo degli anni ’70 ricordiamo Milleluci, presentato insieme a Mina nel 1974, Ma che sera del 1978, la cui sigla di apertura era proprio Tanti auguri, mentre nell’82 affiancò Corrado in Fantastico 3.

Dall’83 all’85 Raffaella Carrà segnò uno storico inizio per la Rai: quello del programma di mezzogiorno. Stiamo parlando infatti di Pronto, Raffaella?, che segna anche l’inizio della collaborazione con Gianni Boncompagni e che nell’immaginario collettivo è ricordato soprattutto per il celeberrimo gioco dei fagioli.

Il grande successo quotidiano di Pronto, Raffaella? arrivò fino in prima serata, col titolo Buonasera Raffaella, con dieci puntate trasmette da Roma e cinque addirittura da New York e trasmesse in tutto il Nord e Sud America grazie a Rai International.

Nel 1987 Berlusconi, a suon di miliardi, riuscì a strappare la Carrà a Mamma Rai, affidandole la prima serata di Canale 5 con Raffaella Carrà Show prima e Il principe azzurro poi, che però non raccolsero i frutti attesi in termini di ascolti e popolarità.
Dopo il biennio in Fininvest, nel 1990 la Carrà decide di tornare in Rai, dove conduce Raffaella venerdì, sabato e domenica, in onda in prima serata il venerdì e ad ora di pranzo nel weekend.

Dal 1992 al 1995 Raffa si “trasferisce” in Spagna, dove conduce sulla TVE prima Hola Raffaella e poi il programma preserale A las 8 con Raffaella, per poi passare all’emittente spagnola della Fininvest, Telecinco, dove propone il programma pomeridiano En casa con Raffaella (remake spagnolo di Pronto, Raffaella?), consacrandosi come star assoluta anche nel paese iberico.

Ma è alla fine del 1995 che arriva il ritorno col botto in Italia: insieme a Sergio Japino e Brando Giordani, Raffaella Carrà inventa il programma Carràmba che sorpresa!, sulla scia del format inglese Surprise, Surprise!. Il programma prevedeva il coinvolgimento in diretta degli ospiti e del pubblico in sala in sorprese e incontri inaspettati con persone care (parenti, amici) che non vedevano da molto tempo, architettati insieme con un complice.

Il successo è clamoroso: oltre 10 milioni di spettatori di media per le prime due stagioni, che aumentano a 14 milioni con la terza del 1998, quando il programma viene associato alla Lotteria Italia, cambiando il nome in Carràmba che fortuna!

Rifiutata una volta la conduzione del Festival di Sanremo, nel 1997 (che poi toccò a Mike Bongiorno con Valeria Marini e Piero Chiambretti), sale sul palco dell’Ariston da padrona di casa nel 2001, per una discussa edizione che ebbe poco successo e ascolti bassi, condotta insieme a Piero Chiambretti, Enrico Papi, Meghan Gale e Massimo Ceccherini.

Dopo una pausa lunga circa un anno dall’esperienza poco felice del Festival, nel gennaio 2002 arriva prima serata su Rai 1 la quarta edizione di Carràmba! Che sorpresa.
Nel 2004 è la volta di Sogni, programma nel quale, rivisitando Carràmba! , ci si concentrava sulla possibilità di realizzare i sogni degli italiani, mentre nel 2006 conduce Amore, dedicato alle adozioni a distanza: l’obiettivo era quello di raccogliere tramite un centralino le adesioni di quanti volevano aiutare i bambini dei paesi più poveri del mondo con un sostegno a distanza, riuscendone a raccogliere circa 130.000.

Nel 2013 diventa uno dei coach della prima edizione di The Voice of Italy  (insieme a Noemi, Piero Pelù e Riccardo Cocciante), programma a cui partecipa fino alla quarta edizione (saltando la terza stagione).

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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