First Cow

Un'amicizia e un furto alla base del sogno americano

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First Cow
di Kelly Reichardt
con Orion Lee, John Magaro, Evie, Toby Jones, John Keating
dal 9 luglio su MUBI

Il film si apre col ritrovamento di due scheletri oggi. Un salto indietro nel tempo e siamo nell’Oregon della Frontiera, 1820, un mondo cencioso, fangoso, ruvido e povero: un cuoco aggregato a un gruppo di cacciatori di pellicce conosce un cinese in fuga nudo nel bosco. Fanno amicizia. Il cuoco è molto bravo e molto schivo, ha fatto apprendistato da un fornaio a Boston, il cinese è uno squattrinato avventuroso sempre in mezzo ai guai con la vocazione dell’imprenditore. Il sovraintendente locale, ricco, nostalgico dell’Inghilterra, che riceve nel suo salotto i capi dei nativi americani e gli alti gradi dell’esercito, ha importato una mucca. E la tiene legata a un albero in una radura. Sola. Con il latte di quella mucca, munto (rubato) di nascosto di notte, con le doti del cuoco che sa fare buoni dolci (gli scones scozzesi e addirittura un clafoutis francese) e l’intraprendenza del cinese, ecco nascere in una baracca nel bosco un’impresa che rende un piccolo tesoro, un invito a casa del sovraintendente e poi quello che deducete dal ritrovamento iniziale. Insomma il sogno americano sarebbe nato dal furto notturno di latte rivenduto al padrone della mucca dopo la trasformazione in dolce. First Cow dell’indipendente Reichardt è fragile come la ragnatela che William Blake paragona all’amicizia nella poesia messa in epigrafe al film, lento, accurato, tenero e così pre-western da non sembrare un western. E in effetti è un’elegia all’amicizia. Dal romanzo di Jonathan Raymond The Half-Life.

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