Paolo Simoni, Premio Bindi: «Dedico il premio agli artisti liberi di spirito»

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Paolo Simoni

Venerdì 9 luglio, durante il Premio Bindi, che si svolgerà a Santa Margherita Ligure, Paolo Simoni riceverà la menzione speciale “Lasciatemi sognare” per il suo ultimo album Anima (uscito a febbraio).

Questa la motivazione: «Autore e pianista davvero eclettico, capace di portare avanti la miglior tradizione cantautorale con un linguaggio attuale. Degno di nota il duetto L’anima vuole con il maestro Roberto Vecchioni. Paolo Simoni in passato aveva già duettato con un personaggio del calibro di Lucio Dalla, scritto canzoni per Gianni Morandi e Loredana Bertè, e aperto concerti di Ligabue e Francesco De Gregori. Inoltre, ha pubblicato un romanzo, “Un pesce rosso, due lesbiche e un camper”. Personaggio che ama andare controcorrente, ha inciso il suo ultimo album, Anima, utilizzando soltanto piano e voce».  

«Ricevere questo premio per me è come ricevere un grande abbraccio – afferma Paolo Simoni – Lo voglio dedicare a tutti gli artisti liberi di spirito. Umberto Bindi ci insegna che cos’è la dignità artistica e la signorilità in musica. Grazie infinite per questo riconoscimento che cercherò in tutti i modi di onorare».

Classe ’85, il cantautore emiliano-romagnolo ha realizzato un disco davvero controcorrente, mettendo a fuoco in ogni canzone diversi aspetti della società attuale e della vita individuale, con una vena cantautorale quasi desueta in un tempo in cui i dischi non sono più di moda, a beneficio delle hit usa e getta.

Pupillo di Claudio Maioli (manager storico di Luciano Ligabue), che lo “scopre” nel 2010, Simoni ha dalla sua una lunga formazione musicale (ha studiato pianoforte e teoria musicale al Conservatorio di Ferrara) e anni di fervida gavetta, sfociata in riconoscimenti e collaborazioni di prestigio. Una su tutte, il duetto con Lucio Dalla nel 2012, in Io sono io e tu sei tu, incluso nell’album Ci voglio ridere su. Nel mezzo una partecipazione a Sanremo Giovani nel 2013, con Le parole, che gli vale il Premio Lunezia, cinque album di inediti (incluso l’ultimo), l’open act ai live di artisti di primo livello, dal Liga a De Gregori, passando per Roberto Vecchioni (è stato suo ospite all’Infinito tour, 2019), l’esperienza come autore per Gianni Morandi e Loredana Bertè, e anche un libro, Un pesce rosso, due lesbiche e un camper (2018).

Intervista

Anima è un disco coraggioso, piano e voce, in cui ti “prendi la briga” di “cantarle” alla società.
Per me fare musica, fare canzoni, ha un significato preciso: si fa se si ha un messaggio da lanciare, una storia da raccontare, non per riempire semplicemente delle tracce da consegnare ai discografici. In un momento come questo, atipico, mi ritrovo ad essere considerato una sorta di mosca bianca, quando invece i dischi andrebbero fatti così, con dei musicisti, uno studio di registrazione, da uomini e non da macchine. La Porno società (primo singolo) rappresenta la società dei consumi, in cui il consumatore è diventato il consumato. Siamo noi che ci mettiamo in vendita, per i like, per la visibilità… siamo arrivati a un livello tale che tra un po’ qualcosa esploderà da dentro. È una situazione che non riusciremo più a reggere. Mi fa ridere che debba essere considerato uno controcorrente. Siamo un Paese con una grande cultura musicale, anche se oggi ci ritroviamo ad ascoltare delle tracce in cui ci urlano dentro con l’autotune.

Citando Porno Società, i “tuttologi da tastiera” non conoscono riposo. Quanto può essere pericoloso dargli credito, soprattutto di questi tempi?
C’è gente che lo fa quasi come lavoro. Questa tendenza che si va sul web per prendere a pesci in faccia gli altri, nasconde, secondo me, una debolezza di pensiero umano, e una voglia di “essere visti” dal mondo. Una frustrazione totale. Penso anche che le stesse discussioni che si affrontano sul web non andrebbero nello stesso modo dal vivo. Non parliamo poi dei profili fake… questo fa capire quanto siamo deboli. La tecnologia va velocissima, ma noi, umanamente, siamo rimasti “alla clava”. I social andrebbero usati per comunicare le cose, per seguire degli influencer sani, che hanno da dire qualcosa di concreto, che abbiano dei contenuti.

Augh chiude il disco, e anche lì non le mandi a dire. Quanto è frustrante per una persona che si è formata con tanti anni di studio e gavetta vedere che il successo si raggiunge andando in tv o con “due selfie”?
Mi fa indignare, non tanto per me, che lavorando riesco a trovare degli spazi, ma soprattutto per le nuove generazioni di musicisti, che in questo momento magari hanno un progetto validissimo, ma in tv non ci possono andare, perché in tv alberga il trash. Questa considerazione la girerei anche a chi permette tutto questo, i “signori della tv”, che parlano di cultura e sociale, ma sono i primi a passare questi messaggi, a passare il trash. Dal punto di vista umano dico: che pena! È un’umiliazione per chi studia e lavora. Guccini cantava (in Cyrano): “avrete soldi e gloria, ma non avete scorza”, mi sembra molto attuale questa frase.

La figura dell’artista è stata messa ai margini anche dalle istituzioni, negli ultimi mesi. Io non sono altro che un artista è una rivendicazione per questa professione?
Questo indubbiamente, l’arte e la cultura non è quella che propongono questi signori (della tv ndr). La canzone è la risposta alla domanda che mi hanno sempre fatto in questi anni: che lavoro fai? Sì, canti, ma di lavoro? Quindi è una dichiarazione d’intenti, anche l’artista è uno che lavora. L’artista è colui che dovrebbe nascere con un talento, che qualcun altro gli dice di avere, non se lo deve dire da solo. E di questo talento ne deve fare oro, lavorando, ed essendo più umile possibile.

Quanto è stato determinante per te incontrare Claudio Maioli?
L’ho incontrato per il mio secondo album, aveva ascoltato delle canzoni tramite un altro discografico. Mi invitò a casa sua perché voleva ascoltare altri pezzi, e gli consegnai una chiavetta con 50 brani inediti. Capì dunque che “facevo sul serio”. Dopo undici anni c’è sì un rapporto lavorativo, ma anche di amicizia. Ci unisce una vicinanza di cultura e ascolti, e di stima reciproca.

Hai scritto per Gianni Morandi e Loredana Bertè. Hai mai pensato di scrivere per Luciano (Ligabue)?
No, perché Luciano ha una penna che basta a sé stesso, è molto prolifico, non ha bisogno di un altro autore che gli scriva qualcosa, anzi… ha il problema contrario. Lo stimo molto: per il mio secondo album mi diede anche le chiavi del suo studio, un atto di fiducia che ho cercato di onorare.

Nel disco ospiti un altro grande artista, con cui duetti in L’anima vuole, Roberto Vecchioni
Volevo assolutamente conoscerlo, incontrarlo. Dopo aver espresso il desiderio di farlo cantare nel mio album, mi ha invitato ospite al suo concerto. Siamo andati in tour, e all’ultima data mi ha promesso che avrebbe cantato nel mio disco. Vecchioni mi ha onorato della sua amicizia e della sua arte, lui che è il mio mito, il mio riferimento culturale.

In Imparare a vivere metti insieme una sorta di vademecum per cercare di vivere al meglio. Riferendomi al brano, ti chiedo: quali sono gli errori che non ti sei mai perdonato?
Bella domanda questa. Ho un carattere testardo, emiliano-romagnolo, sono pignolo, attento ai dettagli… quello che recrimino al mio carattere è di essermi incavolato, in passato, per cose di cui non valeva la pena, anche perché poi ci ho “rimesso di salute”. Di errori, da questo punto di vista, ne ho fatti tanti. Per il resto, tutto ciò che ho fatto, sbagli compresi, li benedico, inclusi gli insuccessi e le sberle. Imparare dai propri errori… è proprio quello che ci fa crescere.

Nel disco dedichi un brano ai nostri amici a “4 zampe”
Ho un amore particolare per gli animali, tant’è che da 15 anni sono anche vegetariano. Amo il mondo animale, e non avendo ancora scritto nulla su di loro, ho messo mano a questa canzone, che vuole anche ringraziare i nostri amici, portatori di amore. Bisogna rispettare il mondo animale, invece lo trattiamo senza rispetto: quando ho letto di quei milioni di visoni che sono stati abbattuti perché si pensava fossero portatori di Covid, sono stato veramente male.

Questo disco è nato durante la pandemia? Sembra scritto “oggi”.
È stato scritto prima della pandemia, doveva uscire lo scorso anno. È interessante però la riflessione che hai fatto: sembra scritto oggi. Mi sono reso conto che le canzoni anticipano sempre i tempi, vivono di vita propria.

Oltre un altro anno di fermo per i live. Ora si sta ripartendo. Hai pensato a come presentare live questo disco?
È un disco nato per essere portato nei club, nei teatri. In questi mesi mi sono attrezzato nel mio studio, creando una sorta di web tv (so che nessun artista ci ha pensato), con pianoforte, microfono, e sto comunicando in questo modo, riuscendo a far sentire la mia musica. Non è come stare su un palco, ma è una possibilità di poter suonare. Casualmente esco con un disco piano e voce proprio in un momento storico in cui non posso avere i musicisti. Ma non sono io il mago, è la musica che anticipa i tempi.

Tempo fa Bersani, ospite della Mannoia, ha detto chiaramente: “Chi risponde che sta bene, nonostante il Covid, è un bugiardo”. Tu dici nella tua canzone: “Che senso ha/far finta di star bene”. Quindi ti chiedo semplicemente: e tu come stai?
Samuele è un ragazzo intelligentissimo, un grande artista, tra i più bravi che abbiamo in Italia. Io come sto? Sono bloccato, costretto a star fermo, e per uno abituato a macinare km per lavoro o anche per andare a salutare un amico, è destabilizzante. Subito dopo penso però a chi è intubato in un ospedale… non è una bella situazione. Non sono caduto in depressione, credo per via del mio carattere, che mi ha abituato a reagire. La società ci vuole sempre vincenti, ci invita a nascondere il dolore, oppure a mostrarlo per darlo in pasto al trash della tv. In questi mesi ho cercato di aiutare nel mio piccolo gli altri: forse mi sto “salvando” così.

Possiamo chiudere dicendo che Anima è davvero un gran bel disco? Che farà gola agli amanti della canzone d’autore…
Grazie, sono felice davvero che tu lo dica. Scrivilo però, mi raccomando…

Chiudiamo con un video che Paolo Simoni ha realizzato appositamente per Spettakolo!

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Maria Francesca Troisi
Campana verace, trascorre gli anni degli studi tra Salerno, Milano e Roma. Appassionata da sempre di scrittura e musica, matura negli anni diverse esperienze nel campo dell’informazione e spettacolo, ricoprendo il ruolo di giornalista, blogger e ufficio stampa per siti di musica, quotidiani, e associazioni culturali.

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