“Paolo Dossena, il giovanissimo produttore discografico di Tenco, è venuto in possesso di materiale inedito e ha proposto a me e a Ida Gugliemotti, che è un’ottima intervistatrice, di scrivere la biografia di questo personaggio pazzesco. Abbiamo proceduto attraverso dei temi, il 77, le passioni musicali, il cibo, l’innamoramento di Freak per le avanguardie del 900, elaborando una specie di saggio.”

Così Daniela Amenta, giornalista de l’Unità e scrittrice (suo il romanzo La ladra di piante), descrive a grandi linee la sua biografia di Roberto “Freak” Antoni, il leader degli Skiantos, la band tra punk e demenziale, che per cinque anni – da Karabigniere Blues del fatidico 1977 allo scioglimento dell’82 – fu di riferimento nel panorama italiano, per poi continuare dall’87 al 2012, quando si bloccheranno per la malattia che portò alla morte lo stesso cantante due anni dopo, salvo riprendere nel 2016.
Freak out. Freak Antoni. Psicofisiologia di un genio (Compagnia Nuove Indye, pp. 212, € 20) è un gran bel libro, una biografia sui generis che ci presenta un artista mercuriale e inafferrabile, che si autodefiniva un “giovane urlatore di Bologna, molto estroso ma basso di statura” e ha saputo inventare linguaggi, scardinare regole e inventare poesia. Per descrivere un autore, scrittore, comico, animatore, rianimatore, conduttore, attore, musicista, operatore culturale, critico, poeta e punk, Amenta allinea storie, racconti, documenti inediti, frammenti di canzoni, flash, ricordi, intrecciando interviste – realizzate dalla specialista Ida Guglielmotti – e contributi (del primo produttore Oderso Rubini, Luca Pastore, Stefano Disegni, la compagna e cantante Alessandra Mostacci, tra gli altri), narrazioni e persino lectio magistralis.
Durante gli anni 80, con il loro misto di reflusso ideologico, rampantismo economico ed edonismo esplosivo, Antoni captò, con lucidità e tempismo, quella che il suo alter ego speculare, ma in negativo, lo scrittore Pier Vittorio Tondelli definì la “simultaneità e compresenza degli stili e delle forme” di quel periodo critico, iniziato con lo sfregio totale del punk e quindi aperto a ogni tipo di ricostruzione.

Partendo dal punk di Inascoltable e la laurea al DAMS con una tesi sui Beatles (poi diventata il libro Il viaggio dei cuori solitari) arrivò agli insegnamenti della spiritualità indiana di Osho e al progetto Ironikontemporaneo con Mostacci, attraversando territori eterei e terribili, sorridenti e profondi, come la dipendenza dall’eroina oppure la deliziosa Mi piaccion le sbarbine, come la polemica con Elio e le Storie Tese oppure i “personaggi” Astro Vitelli e Beppe Starnazza, come la sua capacità di essere transgenerazionale oppure la sua irresistibile attrazione per le avanguardie, solo per accennare ad alcune delle punte di quell’iceberg geniale che è stato Freak Antoni. Uno che continua a mancare non solo al nostro panorama musicale. E che non va dimenticato.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

2 COMMENTI

    • Grazie Fabio per l’informazione sul nuovo album. Nell’articolo è chiaramente scritto che, dopo le diverse pause, siete ancora in attività.

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