Francesco Bianconi, il racconto del concerto al Castello Sforzesco di Milano

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Foto di Irma Ciccarelli

È il Castello Sforzesco di Milano a far da sfondo al live di Francesco Bianconi, in occasione della rassegna Estate Sforzesca 2021.

Ad aprire il concerto è stato Ettore Bianconi, con il suo nuovo progetto in una session, tra elettronica, chitarra e pianoforte, dal sound invocativo, quasi come una richiesta alla luna di arrivar presto per creare la giusta atmosfera e un invito a prender posto.

Francesco Bianconi sale sul palco alle 21.33 e sceglie Forever per salutare il pubblico milanese: “È bello essere qui”.

I brani vengono eseguiti uno dopo l’altro, con qualche breve pausa riempita da aneddoti, simbolo della voglia di non fermarsi a pensare e godersi, finalmente, il cielo della notte, il palco, la band e il pubblico.

In un composto e impegnato rock d’autore, Francesco Bianconi racconta storie, tra “i fascisti in città” e quel fatal bagno nell’oceano che ha dato vita al brano Zuma Beach.

“Ero in vacanza con la mia compagna – racconta l’artista – Davanti a noi, l’Oceano: placido, azzurro, sterminato, calmo, calmissimo, solo qualche insignificante, elegantissima, peraltro, onda che si levava in lontananza. Io ho deciso ‘faccio il bagno dell’Oceano, subito, non c’è tempo da perdere’….Comincio timidamente ad arrivare altezza ginocchio e sento subito che c’è qualcosa che non va: l’acqua era molto in profondità e, soprattutto,  la cosa più insidiosa, c’è una stranissima, potentissima corrente che mi porta al largo…Mentre mi sto lavando alla meglio meglio, un essere, mandato sicuramente da Dio, mi picchietta sulla spalla e mi dice: solo surfisti e nuotatori esperti, smamma ragazzo”.

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Foto di Irma Ciccarelli

Nonostante le parole dei testi siano delle vere e proprie confessioni intime, fra preghiere a Dio, vita quotidiana e orgasmi che danno l’illusione di poter combattere ogni male, l’esecuzione dell’artista è impeccabile, profonda e l’attenzione di chi ascolta è totale, è partecipazione.

Chiudendo gli occhi si vedono fotogrammi di quelle storie narrate in musica, si cerca davvero la famosa cometa di Halley, per esempio. Il pubblico ascolta, applaude e qualcuno urla anche “Maestro”.

Dopo una breve pausa, Bianconi torna sul palco con due cover, la prima è Ti ricordi quei giorni di Guccini.

“Guccini è la persona che ho visto di più dal vivo – dichiara Francesco Bianconi – ed è un cantautore che amo tanto. Mi ricordo i concerti visti con mio padre…C’era un rito quando si andava ai concerti: ci si sedeva sul prato, si mangiava il panino, beveva la birra…mi ricordo che c’era un gruppo di pisani che chiamavano un certo Balestri, chissà se poi Balestri è arrivato…Insomma, questa canzone di Guccini è poco nota e parla, come al solito, del tempo che passa…Balestri, è per te”

La seconda cover è un omaggio al Maestro Franco Battiato, scomparso lo scorso 18 maggio, e ad una delle interpreti più importanti della musica italiana, Milva, venuta a mancare il 23 aprile. La canzone è Una storia inventata.

Il brano scelto per chiudere il concerto milanese è stato Bruci la città che Francesco Bianconi ha composto insieme alla collega Irene Grandi.

Il live di Bianconi termina alle 22.50. Il pubblico? Ha applaudito e la maggior parte ricordava quella famosa volta in cui aveva sentito l’artista dal vivo in qualche altra città italiana, anche con i Baustelle, andandosene, con calma, senza più quella la fretta di quel maledetto coprifuoco.

Ad accompagnare l’artista sul palco: Stefano Pilia alle chitarre, Angelo Trabace al pianoforte, Alessandro Trabace al violino, Zevi Bordovach mellotron tastiere e Sebastiano Di Gennaro alle percussioni.

I concerti: ossigeno dopo un periodo di soffocate emozioni.

Francesco Bianconi: la scaletta

  • Forever
  • Il bene
  • Go!
  • Andante
  • Il mondo nuovo
  • L’abisso
  • Zuma Beach
  • La forza
  • Assassino
  • Cometa di Halley
  • L’odore delle rose
  • Certi uomini
  • Faika
  • Ti ricordi quei giorni
  • Una storia inventata
  • Playa
  • Bruci la città

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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