Tre film della rassegna provengono dalla Cineteca di Milano
Fondatore, insieme a Luigi Comencini, della Cineteca milanese nel 1947, il regista e architetto lombardo, appassionato di fotografia, nei suoi oltre 40 film è stato un acuto e polemico osservatore della realtà contemporanea. Figura centrale, eppure spesso sottovalutata, ha attraversato nel corso della sua ricca e affascinante carriera oltre 40 anni di storia del cinema italiano, dall’esordio nel 1943 con Giacomo l’idealista, fino a Una spina nel cuore (1986). Nel primo dopoguerra, inoltre, il “formalista” Lattuada è riuscito a inserirsi nel cinema neorealista conservando però le radici colte e raffinate della sua formazione, coniugandole con il gusto per i generi e le narrazioni popolari. L’omaggio al cineasta scomparso nel 2005, che la Cineteca Milano gli dedica è composto da tre copie d’epoca, La steppa (1962), dal racconto omonimo di Anton Cecov, la favola ecologica Oh, Serafina! con Renato Pozzetto (1976) e il corto La nostra guerra (1945). Digitalizzati e restaurati da MIC Lab di Cineteca in programma a Locarno anche una delle poche commedie girate interamente da Lattuada a Milano, il raro L’ amica (1969), con una eccezionale Lisa Gastoni e in prima visione mondiale La grande adozione di Lodi, una raccolta di ciak mai visti dei sopralluoghi di un film non realizzato, che contiene 40’ di girato, ad opera di Alberto Lattuada e del direttore della fotografia Alfio Contini. Durante Locarno 74 si terrà una tavola rotonda condotta dal Direttore della Cineteca di Milano Matteo Pavesi, che approfondirà l’autore Alberto Lattuada attraverso l’analisi dei romanzi di letteratura russa da cui sono stati tratti gli adattamenti di alcuni dei suoi film (Il cappotto, Cuore di cane, La steppa). Dal 4 agosto 2021 inoltre l’omaggio a Lattuada raddoppia: in contemporanea con il Festival infatti sul sito streaming di Cineteca Milano sarà disponibile gratuitamente, una preziosa collezione di dieci clip che attingono ai materiali e all’inestimabile archivio privato che il regista depositò in Cineteca nel 1998. Nelle clip viene preso in esame il suo cinema mediato da riferimenti culturali colti (la grande narrativa occidentale, il melodramma, la pittura italiana di fine Ottocento) e dal richiamo della cultura popolare.







































